Cronaca

Aconcagua: il racconto di Matteo

Refrigerato Matteo

[thumb:10173:l]Mendoza. “Abbiamo dovuto prendere una decisione importante: o noi morivamo tutti o lasciavamo morire Elena. Abbiamo allora abbandonato Elena a malincuore, la forza di sopravvivenza del gruppo era troppo forte. Era morta, era spacciata, aveva la pelle delle mani che si stava staccando visibilmente, in qualsiasi modo era impossibile salvarla. Avevamo constatato con Marina il suo stato di gravità. Si era lasciata andare totalmente”.

E’ stata una scelta sofferta quella degli alpinisti italiani sopravvissuti sulle Ande, come ha raccontato Matteo Refrigerato ricoverato da ieri all’ospedale italiano a Mendoza insieme a Marina Attanasio e Mirko Affasio. In vetta all’Aconcagua hanno perso la vita la compagna di scalate dei tre alpinisti Elena Fenin, già mercoledì e, successivamente, la guida argentina Federico Campanini, morto dopo essere stato raggiunto dai soccorritori. Matteo, l’ultimo ad essere stato evacuato (“fino a quando non mi hanno ceduto le energie”), racconta quanto accaduto in cima alla montagna: “sapevamo benissimo che avevamo una nostra compagna che purtroppo poi è mancata per ipotermia totale subito dopo aver raggiunto la cima. In quel momento voleva solo morire. Ho cercato di darle delle sberle per riattivarle la voglia di vivere, voleva solo congelarsi, era senza guanti, ho provato a scaldarla con il mio corpo. Cercavo di far arrivare qualcuno, perché Mirko non ci vedeva più “. “Poi ci siamo spostati per metterci al riparo dal freddo”, ricorda ancora Matteo segnalando che il gruppo è stato per ore e ore nella notte “senza acqua e senza cibo, bevendo soltanto la nostra pipì per idratarci”. “Abbiamo quindi dato la nostra posizione. L’ultimo giorno eravamo pronti a spostarci ma ecco che abbiamo sentito arrivare le urla dei soccorritori”.

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