Quaranta minuti in "codice blu" - IVG.it

Lettera al direttore

Quaranta minuti in “codice blu”

Ho letto l’articolo pubblicato sui giornali del 18/10/2008, e sono rimasto sconcertato della situazione che il Servizio Urgenze del 118 di Savona ha segnalato. Vorrei però porre il punto su alcune questioni.

Le varie Croci e le pubbliche assistenze operanti sul territorio, al fine di essere autorizzate ad operare, siglano un accordo con la ASL 2 savonese. Questo accordo è a tutti gli effetti un contratto, in cui si stabiliscono i parametri (dotazioni delle ambulanze), le competenze (zone di intervento), ed i rimborsi che, ad ogni servizio effettuato, la ASL 2 savonese versa alla ?Croce? o alla pubblica assistenza che è intervenuta.

Domanda: non si potrebbe inserire un obbligo di copertura del territorio di competenza? Perché, a fronte del mancato servizio di urgenza 118, le Croci e le pubbliche assistenze invece riescono a svolgere senza interruzioni i servizi privati a pagamento, fuori dalla convenzione con l’ASL2 ma consentiti.

La carenza di personale non mi sembra in questo caso che impedisca tutto ciò, ne la mancanza di fondi. Infatti quasi tutte le Croci e le pubbliche assistenze riescono ad assumere dipendenti (a tempo determinato, in servizio civile, ma pur pagati), ad acquistare molti mezzi nuovi disponibili (alcune associazioni hanno decuplicato il proprio parco mezzi in pochi anni), e poi non riescano a garantire la copertura del territorio per il servizio 118. Sarebbe interessante sapere se, durante (o subito prima o subito dopo) i quaranta minuti di codice blu lamentati dal 118, ci siano stati dei servizi a pagamento.

A pensar male si fa peccato, però molte volte.

F.D.

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