Cronaca

Casa squillo ad Albisola: sgominato giro di prostituzione

auto carabinieri

[thumb:2306:l]Albisola Superiore. Una casa a luci rosse nel territorio di Albisola Capo, dove si prostituivano alcune ragazze straniere, è finita nel mirino dei carabinieri. I militari hanno notificato due ordini di custodia cautelare a due sorelle, di 32 e 33 anni, entrambe brasiliane e residenti a Piacenza. Un terzo provvedimento richiesto dal pm Giovanni Battista Ferro è stato emesso dal gip Donatella Aschero nei riguardi di E.B., 63 anni, residente a Verona con doppio passaporto italo-brasiliano, resosi nel frattempo irreperibile. Per l’uomo e le due donne le accuse sono di reclutamento, sfruttamento, favoreggiamento della prostituzione ed associazione a delinquere.

L’indagine ha preso le mosse da una verifica effettuata dai carabinieri nel mese di settembre, quando sono state identificate tre giovani brasiliane, una delle quali inottemperante ad un ordine di espulsione e perciò arrestata per violazione delle norme sull’immigrazione clandestina. Tutte e tre avevano ammesso di praticare prestazioni sessuali a pagamento.

I militari hanno quindi proceduto alla perquisizione dell’abitazione albisolese in cui avvenivano gli incontri mercenari. Qui sono stati trovati 2600 euro in contanti, i tagliandi di annunci inseriti in quotidiani locali e le ricevute di movimenti di denaro su conti della Western Union. La documentazione, insieme ad alcune rubriche telefoniche, è finita al vaglio degli inquirenti. Dall’esame di quanto sequestrato, si è dedotto che le ragazze avviate alla prostituzione erano costrette a versare 100 euro al giorno ai tre tenutari della casa di piacere.

La mente dell’organizzazione dedita allo sfruttamento, secondo la ricostruzione degli investigatori, era E.B., attualmente ricercato. L’uomo aveva stipulato un contratto di locazione affidando l’appartamento, formalmente come casa-vacanze per il mese di agosto, alle due sorelle brasiliane, che gestivano il giro di squillo. A queste ultime erano intestati due telefonini, che venivano utilizzati nei contatti con la clientela. I titolari dell’indagine hanno svolto accertamenti soltanto nel Savonese, almeno per ora, ma non escludono che l’attività della banda avesse ramificazioni oltre il territorio provinciale e, quasi senz’altro, nella zona piacentina dove risiedevano le due maîtresse brasiliane.

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