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A Finalborgo la Festa dell’Inquietudine: la cultura si interroga foto

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[thumb:7639:l]Finale Ligure. E’ stata inaugurata a Finalborgo, nella cornice del complesso monumentale di Santa Caterina, la Festa dell’Inquietudine, iniziativa promossa dal Comune di Finale Ligure, Fondazione “A. De Mari” Cassa di Risparmio di Savona, Provincia di Savona, con il patrocinio della Regione Liguria e il supporto organizzativo del Circolo degli Inquieti.
Dopo il taglio del nastro, si è svolto il dibattito inaugurale “Che cos’è l’Inquietudine?”, moderato da Elio Ferraris, cui hanno partecipato Evelina Christillin, presidente della Fondazione del Teatro Stabile di Torino e docente di Storia dello Sport presso l’Università degli studi di Torino; Paolo Crepet, psichiatra e sociologo, insegnante di Culture e linguaggi
giovanili presso il corso di laurea in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena; Oliviero Toscani fotografo e forza creativa dietro alcuni dei più famosi giornali e marchi del mondo (Esprit, Chanel, Fiorucci, Prenatal); e Marcello Veneziani, scrittore, giornalista e studioso di filosofia, oltre che autore di vari saggi ed editorialista del Giornale e del Messaggero.
Tra le autorità presenti, il sindaco di Finale Ligure, Flaminio Richeri; l’assessore alla cultura della Provincia, Carlo Scrivano; l’assessore finalese al turismo e alla cultura, Nicola Viassolo.
“E’ peggio per gli inquieti stare vicino ai quieti che non il contrario – ha detto Oliviero Toscani nel corso dell’incontro – Io sono fortunato, faccio il fotografo, inquadro quel particolare che mi interessa e tutto il resto lo lascio, lo indago la
prossima volta. Bisogna stare attenti ai quieti, sono la brace sotto la cenere”.
Marcello Veneziani ha parlato della differenza tra inquietudine e irrequietezza, dell’inquietudine come ricerca dell’essere, del senso, ricerca della vita, sostenendo come le rivoluzioni siano ormai applicate non più ai soggetti ma agli oggetti. “L’inquietudine – ha osservato – è una forma di incessante problema, ora viviamo inquieti perché non ci fermiamo mai a pensare e viviamo automaticamente”.
Evelina Christillin ha fatto riferimento all’importanza di gestire l’inquietudine soprattutto a livello professionale, in impegni non creativi: “L’inquieto ne ha consapevolezza, lo sa e lo accetta”.
Lo psichiatra Paolo Crepet, invece, ha affermato: “L’inquietudine si può vivere ma non si può definire. Non so quanta ce ne sia oggi. C’è un’enorme carenza di inquietudine anche per colpa nostra, noi cattivi maestri verso i giovani. Le regole sottraggono la capacità di scoperta. C’è meno inquietudine perché c’è più lentezza e l’inquietudine è una fatica e la fatica è mal vista. L’opposto dell’inquietudine è alienazione, parola che non si usa più. Non c’è più il futuro di una volta”.
Continuano oggi e domani gli appuntamenti con Armando Massarenti, Massimo Gramellini, Francesca Rigotti e tanti altri, sino alla consegna del Premio Inquieto dell’anno a Milly e Massimo Moratti in programma domani alle 17,30.
L’appuntamento con Maurizio Ferraris, previsto per ieri pomeriggio, è stato spostato a domenica alle ore 11.00.

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Commenti

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  1. Scritto da mary

    INQUIETUDINE. La quiete è un esercizio che non pratico, mi viene impossibile restare con mente calma e passiva in questi tempi dove nulla è fermo, tutto confuso, dove ogni anche minimo riferimento è saltato. L’inquieto vive il conflitto e se crea lo fa per legittima difesa. Dare un ordine al disordine, un colore alla mancanza di colori e differenze è un impresa che impegna, ma l’inquieto non ha vie di scampo. Soffre, inventa altre prospettive possibili, vede l’incamminarsi di uomini in viaggio verso un nulla che chiamano progresso e sente di essere come un sopravvissuto, colui che ancora detiene la “magia” di un pensiero libero.Teme una globalizzazione che come fattore finale produca sottrazione, di diritti, libertà, benessere, e divenga la mercificazione totale degli uomini più simili a marionette in viaggio nel fiume di un business globale che avvantaggia pochi, distrugge i popoli. L’inquietudine che rinascano nazionalismi “pesanti” per reazione e che dilaghi una violenza primitiva, perchè quella cova sotto le ceneri quando l’uomo ha paura.E mi fermo qui, sono inquieta non c’è alcun dubbio.
    Mary Caridi