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Il museo archeologico di Savona: tra bellezze e difficoltà foto

Un museo interessantissimo che racconta Savona e la sua storia, ma che negli ultimi anni ha affrontato diversi periodi di difficoltà

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L’Italia, come è ben noto, possiede il più grande patrimonio artistico, storico e culturale del mondo: circa 3440 musei, 2100 parchi archeologici e 53 siti Unesco. Per farla breve, intorno al 50% del totale patrimonio artistico e culturale del globo. Numeri incredibili.

Così ho pensato: “Ma allora anche Savona, come tutte le città d’Italia, avrà qualche ricchezza in questo campo”. Grazie all’amico Google mi sono informato e ho potuto constatare che il museo più importante e rappresentativo della città della Torretta è il Museo Archeologico, ubicato nel Palazzo della Loggia sita nel complesso monumentale del Priamar. Da qui la decisione di visitarlo.

L’affascinante passeggiata da percorrere da Corso Mazzini per arrivare sul colle del Priamar e giungere al museo è il preludio alla lezione di storia che ci si accinge a visitare: la bellissima fortezza in pietra è la cornice perfetta per ospitare il Museo Archeologico. Il contenuto dell’esposizione deriva proprio dagli scavi effettuati nel complesso del Priamar: ritrovamenti che hanno permesso di ricostruire la storia del colle in cui è situata la fortezza, e di conseguenza comprendere la storia della città di Savona.

Al piano terra la visita inizia con la visione di un video riassuntivo che spiega gli avvenimenti caratterizzanti il sito: dagli insediamenti risalenti già all’età del Bronzo con la popolazione dei Sabazi (XIII sec. a.C.), passando dalla costruzione della fortezza, fino agli scavi e agli studi di oggi. Suggestiva è l’area archeologica che ospita i resti di una necropoli bizantina del periodo compreso tra il IV e il VIII sec d.C. Sono presenti anche resti marmorei della cattedrale S. Domenico che era stata costruita nel periodo dell’alto Medioevo insieme ad altri luoghi di culto religioso, poi distrutta nel XVI secolo dai genovesi per costruire la fortezza difensiva.

Il museo archeologico di Savona: tra bellezze e difficoltà

Sempre al piano terra è possibile osservare i reperti ritrovati dagli scavi e nelle zone circostanti di Savona, dai primi insediamenti dei Sabazi fino all’XI secolo d.C.: oggetti di ceramica come anfore, coppe, lucerne, urne e olle di greci e romani, ma anche resti di altri oggetti della vita quotidiana dell’epoca e in particolare del Medioevo come chiodi, anelli, else, spade, aghi, collane e bottoni, anche in pietra ollare o clorito scisto. Alcuni di questi sono stati ritrovati all’interno delle tombe della necropoli poiché, secondo le credenze religiose, si pensava che potessero servire nell’aldilà (per esempio monete per permettere al defunto di pagare Caronte, il traghettatore dell’Ade).

Al primo piano continua l’esposizione e l’illustrazione della storia della città con testimonianze artistiche e archeologiche. In particolare si delinea l’evoluzione della produzione di ceramica dal 1200 in poi, poiché quelle risalenti al periodo precedente erano di importazione sud europea o africana, a testimonianza dell’importanza di Savona nel commercio marittimo del Mediterraneo: maiolica, porcellana, vetri, ceramiche utilizzati per la fabbricazione di qualunque tipo di oggetto. Il museo tratta anche lo sviluppo urbano e la vita della città: i resti e i bellissimi affreschi delle costruzioni religiose e della cattedrale San Domenico, tracce archeologiche dell’attività di concia pelli svolta a Savona, resti degli arnesi e delle lavorazioni della ceramica, materiali e oggetti militari della fortezza, ma anche giochi da tavola, attrezzi per la cura nella cittadella militare e tanti altri.

Un’esposizione davvero interessante e ricca di reperti che ci permette di avvicinarci maggiormente a quella che poteva essere la vita dei nostri antenati e di comprendere l’origine del complesso monumentale del Priamar, forse ignota a molti savonesi. Consiglio vivamente la visita.

Il museo archeologico di Savona: tra bellezze e difficoltà

Dopo aver parlato dell’offerta e della bellezza del Museo, mi sono informato anche sulla gestione e sulla situazione economica del museo, due aspetti che negli ultimi anni si sono intrecciati in maniera significativa; ed è qui che emergono le difficoltà affrontate dal Museo, culminate con la chiusura di questo centro di riferimento di Savona. Ma facciamo ordine e raccontiamo le vicende in maniera cronologica.

La direzione del Museo è affidata dal 1990 all’IISL (“Istituto Internazionale di Studi Liguri”) che ha contributo direttamente alla sua nascita e lo ha curato ininterrottamente fino ad oggi. Ma nel 2015 perse il bando indetto dal Comune, nonostante avesse proposto un’offerta più economica: la Giunta Comunale giudicò migliore dal punto di vista tecnico il programma presentato dall’altro ente partecipante al bando, le cooperative “Archeologia” e “A.R.C.A.”. Però il nuovo affidamento non venne confermato: una legale rappresentante della cooperativa “Archeologia” risultò incompatibile con la normativa sugli appalti, a causa di un precedente penale in materia di sicurezza. Così l’Istituto Internazionale di Studi Liguri presentò ricorso al TAR che si espresse all’inizio del 2017 a favore di quest’ultimo. Dopo la sospensione dell’affidamento alle due cooperative, il museo era stato temporaneamente gestito proprio dall’IISL, in attesa del verdetto.

Ma le vicende più travagliate riguardano l’aspetto economico della gestione del Museo. Nell’estate del 2016 ci fu l’insediamento della nuova giunta comunale con a capo il sindaco Ilaria Caprioglio. Una delle prime esigenze che dovettero affrontare era la difficile situazione economica delle casse comunali. Per cercare di porre rimedio fu necessaria una revisione delle spese e fu stabilito un piano di riequilibrio finanziario; conseguenza di ciò fu il successivo taglio dei fondi a quelle attività non ritenute di primaria importanza, tra cui i servizi culturali e in primis al Museo Archeologico del Priamar. La giunta comunale decise quindi di eliminare il finanziamento dei 54 mila euro che annualmente erano stanziati per la gestione, ma la notizia peggiore fu il provvedimento che ne sanciva la chiusura a partire dal 1 novembre 2016: a seguito del piano di riequilibrio finanziario, non vi erano le condizioni per il continuo affidamento della direzione all’IISL, a cui era stata consegnata in attesa del verdetto del Tar e che svolgeva a titolo gratuito.

Il museo archeologico di Savona: tra bellezze e difficoltà

Nel dispiacere generale di istituzioni e cittadini, la giunta si dichiarava comunque disponibile ad accogliere e valutare qualunque proposta che potesse portare alla riapertura del Museo, quale ad esempio una gestione da parte di volontari, senza spese e oneri a carico del Comune. Diverse furono le idee e le iniziative (tra le altre Carta di musei e siti della provincia di Savona e gruppo di volontari pronti all’incarico) per cercare di salvare questo patrimonio del savonese: anche L’IISL si era offerto di riaprire il Museo a titolo gratuito per un mese. Fu in questo periodo che, paradossalmente, il Museo Archeologico di Savona si aggiudicò il secondo posto del premio “Francovich” (museo o parco archeologico italiano che rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti).

Ad aprile del 2017 fu indetto un nuovo bando dal Comune per la gestione del Museo a nuove condizioni: la vittoria andò all’Istituto Internazionale di Studi Liguri, unico ente presentatosi, che ottenne la concessione per una anno con opzione di rinnovo per un altro anno. Le disposizioni prevedono: la completa direzione del museo da parte di IISL, una persona destinata alla cooperazione e intermediazione tra Museo e Comune, la riapertura del Museo che preveda la possibilità di visita al pubblico per un totale di 15 ore alla settimana, la riscossione dei biglietti da parte dell’ente che però dovrà reinvestirli obbligatoriamente sulla struttura gestita (l’incasso viene stimato intorno ai 15mila euro annuali).

La vicenda sembra essersi conclusa positivamente, ma, vista l’instabilità economica attuale delle amministrazioni statali, è dovere di noi cittadini visitare le offerte culturali proposte dalla nostra Provincia: sia per finanziarle economicamente evitando così la chiusura di questi patrimoni locali, che per conoscere e scoprire le peculiarità artistiche, storiche e culturali, al fine di comprendere il territorio in cui viviamo. Perché solo conoscendo il passato si può guardare al futuro.

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