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Il mister dell’Albissola Fabio Fossati si racconta: “Ecco il segreto di una grande stagione”

Carriera, opinioni e soprattutto tanta Albissola: ecco le parole del mister

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L’Albissola, fino a questo momento, è senza dubbio la sorpresa del girone E del campionato di Serie D. Quale sarà il segreto di questa squadra? Proviamo a scoprirlo con le parole del suo allenatore, uno dei maggiori artefici di questo successo.

Mister, per prima cosa parliamo della sua carriera: che squadre ha allenato fino a questo momento?
La mia prima esperienza è stata con il settore giovanile dell’Arenzano, dove ho allenato diverse leve per quattro anni. Successivamente, ho interrotto il mio percorso per dedicarmi al calcio giocato, ma la mia passione per allenare era troppa e, alla fine, tornai sui miei passi, venendo assunto come allenatore del Borgorosso, squadra che militava in seconda categoria. Qui iniziai un ciclo entusiasmante, poiché vincemmo il campionato senza subire sconfitte, pur non essendo i favoriti.
L’anno dopo, ci fu la fusione con l’Arenzano e, grazie ad essa, giocammo la promozione. Arrivammo primi e guadagnammo l’accesso in eccellenza dove, al termine del campionato, ci piazzammo secondi, dietro solamente alla Virtus Entella. Andammo a giocarci i playoff per l’accesso alla Serie D a Cantù contro l’omonima squadra, dove purtroppo, perdemmo.

L’anno successivo, ci rifacemmo arrivando primi e guadagnammo l’accesso diretto alla categoria successiva (primo anno in assoluto per la società). In molti pensavano che saremmo retrocessi ma, grazie ad un bel percorso, alla fine riuscimmo a salvarci, ottenendo un buon ottavo posto. Questo fu l’ultimo anno della mia avventura ad Arenzano.
L’anno dopo infatti, approdai al Chiavari Caperana Calcio, sostituendo Celestini e prendendo in mano una squadra in zona playout. Al termine della stagione, arrivammo ottavi, ma decisi di lasciare questa società perché mi arrivarono offerte allettanti. Purtroppo però, queste non si concretizzarono, quindi rimasi senza squadra. Presi l’Asti penultimo (in Serie D) a stagione in corso e, anche in questo caso, riuscii a portare la squadra alla salvezza. La grossa sfortuna fu l’abdicazione dell’attuale presidente, che vendette la società ad una nuova cordata che mi costrinse ad abbandonare.

La stagione successiva, sedetti sulla panchina del Sestri Levante, nuovamente in corsa. Anche questa esperienza fu molto positiva, perché condussi la squadra all’ottavo posto in classifica. Durante l’estate venni allontanato dalla dirigenza, per poi essere richiamato il novembre successivo con la squadra in penultima posizione. Anche questa volta salvai il Sestri, vincendo il playout contro l’Albese con un epico 1-3 ai tempi supplementari.
L’anno dopo, a metà stagione, arrivai sulla panchina di un Casale Monferrato ottavo e, grazie a sette vittorie di fila, ci ritrovammo secondi in classifica. Questa piazza mi rimase nel cuore per diversi motivi, purtroppo però persi i playoff promozione, senza riuscire a centrare la qualificazione in Lega Pro.
Nel 2015, accettai la proposta del Vado, anche se non fu un’esperienza positiva perché dopo soli tre mesi abbandonai la squadra.

Nella stagione seguente presi un anno sabbatico restando senza squadra. Mi dedicai al conseguimento di alcune licenze da allenatore a Coverciano.
Durante la scorsa estate, ricevetti la chiamata dell’Albissola che, dopo il divorzio con mister Monteforte, era alla ricerca di un nuovo allenatore per affrontare al meglio il primo anno nella storia in Serie D. Grazie all’ex direttore sportivo Lupi, venni presentato alla società, che decise di puntare su di me. Fino a questo momento direi che, entrambe le parti, sono soddisfatte della scelta.

Nessun tifoso poteva aspettarsi un campionato del genere da parte di un Albissola neopromossa: come può spiegarci i motivi di questo successo?
Neanche io, persona ottimista per antonomasia, mi sarei aspettato un campionato del genere fino a questo momento. Questa, sulla carta, era una squadra da salvezza. Fortunatamente esistono gli allenamenti, i rapporti umani, il lavoro dello staff e l’enorme voglia da parte dei ragazzi, che hanno alzato l’asticella permettendoci di essere arrivati così in forma a questo punto della stagione. Posso affermare con certezza ed un pizzico di orgoglio che la squadra c’è. Nonostante gli infortuni accusati negli ultimi periodi, sono sempre riuscito a schierare una formazione competitiva, che è stata in grado di mettere in difficoltà gli avversari.

Qual è quindi, secondo lei, il segreto di queste splendide vittorie?
A mio parere, il vero segreto è stato convincere i ragazzi che, di domenica in domenica, si sarebbe giocata la partita più importante della stagione. Ad oggi continuiamo a non fare troppi calcoli perché la stagione è ancora lunga. In questa squadra non ci sono degli elementi che spostano gli equilibri, ma la vera peculiarità è il fatto di riuscire a giocare bene insieme, nonostante le difficoltà causate da squalifiche ed infortuni. In generale il vero punto di forza è il gruppo. Nei momenti importanti ad esempio, i giocatori subentrati o poco impiegati, hanno sempre offerto un contributo fondamentale alla causa. Tutto questo ha contribuito nel determinare lo spessore e il carattere di questa formazione.

Arrivati a questo punto quindi, qual è l’obiettivo stagionale?
Guarda, non oserei definirlo un obiettivo, preferirei chiamarlo un “sogno nel cassetto”. Aggiungo anche che, per tentare di raggiungerlo, servirà segnare minimo una cinquantina di gol, anche se il campionato è ancora lungo e i punti da assegnare sono un’infinità.

E cosa ne pensa dei tifosi di questa piazza?
Ho sempre amato le tifoserie di tutte le società per cui ho lavorato. Credo che vada sempre dato il giusto rispetto a chi ti accompagna per tutta la partita al di là del risultato. È molto bello, a mio parere, il progetto nato dai ragazzi di Albissola che, ogni domenica, sostengono la squadra del loro paese. Questo tipo di realtà, probabilmente manca nelle piccole squadre cittadine che, però, tempo fa esisteva. Spero che l’idea si diffonda, per fare in modo che i ragazzi siano sempre di più.

Qual è la partita che le ha regalato più emozioni quest’anno?
Quest’anno ci siamo tolti diverse soddisfazioni. Sicuramente è stata emozionante la vittoria a Sanremo ma, se ne dovessi scegliere una, opterei per la partita contro il Savona. È stato il primo derby della storia tra le due società e, averlo vinto in quel modo, con una cornice di pubblico forse mai vista al “Faraggiana”, è stata un’emozione indimenticabile.

Ha invece qualche rimpianto sempre per quanto riguarda la stagione in corso?
L’unico episodio che proprio non sono riuscito a digerire, credo che sia stata la partita a Montecatini. Eravamo riusciti a trovare la via della rete a soli venti minuti dalla fine del match. Purtroppo però, forse anche a causa di qualche mio errore, non siamo riusciti a mantenere il risultato, subendo due reti da parte degli avversari. Attualmente, guardando la classifica, con quei tre punti, saremmo posizionati ancora più in alto. Per adesso comunque, tralasciando quell’episodio, abbiamo ben poco da rimpiangere.

Un gruppo unito e coeso quindi, sembra essere il segreto di questa Albissola che, di partita in partita, non smette mai di stupire. Prima di terminare la nostra produzione, ci tenevamo in modo particolare a ringraziare mister Fabio Fossati per la disponibilità mostrata. Ci teniamo anche a rendere omaggio al dirigente Marcello Acquarone e al DS Nuzzo dato che, grazie al loro aiuto, siamo riusciti a metterci in contatto con il mister.

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