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Paolo Rumiz ad Alassio per presentare il suo libro

17/07/15

EVENTO GRATUITO
: Biblioteca Civica “R. Deaglio” Piazza Airaldi e Durante, 7, Alassio, SV - Inizio ore 21:15

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Venerdì 17 Luglio alle 21.15, nell’Auditorium Roberto Baldassarre, incontro con lo scrittore e giornalista

Proseguono ad Alassio gli incontri con i big della scena letteraria nazionale. Venerdì 17 luglio alle ore 21.15, la Città ospiterà lo scrittore di fama nazionale Paolo Rumiz, finalista della 21esima edizione del Premio Letterario Nazionale “Alassio Centolibri – Un Autore per l’Europa”, che presenterà il suo libro “Come cavalli che dormono in piedi” (ed. Feltrinelli) nell’Auditorium “Roberto Baldassarre” al quarto piano della Biblioteca Civica “R. Deaglio” in Piazza Airaldi e Durante n. 7. A intervistare l’autore, il prof. Franco Gallea.

“Dopo aver ospitato autori del calibro di Daria Colombo, Roberto Vecchioni e Marco Missiroli la scorsa settimana, proseguono gli incontri con i più noti e apprezzati protagonisti della odierna letteratura italiana”, commenta Monica Zioni, Vice Sindaco con delega alla Cultura del Comune di Alassio. “Una lunga passerella di stelle della letteratura, per Alassio, ad arricchire ulteriormente la nostra offerta culturale di iniziative di qualità, in un percorso che ci porterà, a fine stagione, a premiare i vincitori di questa edizione del prestigioso Premio Letterario Alassio Centolibri”.

COME CAVALLI CHE DORMONO IN PIEDI (Feltrinelli)
Nell’agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l’Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che “prima che le foglie cadano” il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un’epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell’oblio, schiacciato dall’epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell’Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione Rumiz contrappone l’evocazione di quelle figure ancestrali, in un’omerica discesa nell’Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà – la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L’Europa è lì, sembra suggerire l’autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un’unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

PAOLO RUMIZ
Paolo Rumiz è giornalista de “la Repubblica” e “Il Piccolo” di Trieste. Con Feltrinelli ha pubblicato La secessione leggera (2001), Tre uomini in bicicletta (con Francesco Altan; 2002), È Oriente (2003), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale (2008), L’Italia in seconda classe. Con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010, nuova edizione 2012; “Audiolibri – Emons Feltrinelli”, 2011), Il bene ostinato (2011), la riedizione di Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013), Come cavalli che dormono in piedi (2014) e, nella collana digitale Zoom, La Padania (2011), Maledetta Cina (2012), Il cappottone di Antonio Pitacco (2013), Ombre sulla corrente (2014).

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