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Giampietro Filippi é un Novellino
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Giampietro Filippi ha scritto il 22 novembre 2009 alle ore 15:50
Per quasi trent'anni, quando ero militante e responsabile delle ACLI savonesi, ho avuto contatti sistematici con Guido Trucco. Ho apprezzato la sua onestà, il suo rigore, la sua competenza, la sua coerenza. Ne ho ammirato le qualità di amministratore, la lucidità delle analisi, l'umanità, la profonda testimonianza di vita cristiana, l'attività politica limpida ed efficace, al servizio della comunità savonese e della più ampia comunità ligure.
Non posso oggi accettare che ne strumentalizzino il nome ed il ricordo personaggi che con Guido nulla hanno a che spartire, figure che di fronte a lui scompaiono e che, ai suoi tempi, ne furono decisamente l'antitesi; oltre a ragazzotti vuoti che neppure lo conobbero, arrampicatori sociali che i suoi valori sistematicamente sviliscono e calpestano.
Si guadagnino da soli, se ancora ne sono in grado, una patente di vera credibilità ed autenticità, senza nascondere dietro la nobile figura di Guido Trucco le loro meschine ambizioni, senza strumentalizzarla per avere, agli occhi della gente, un abusato avvallo alla loro mediocrità.
Grazie per l'ospitalità.
Mimmo Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 30 luglio 2009 alle ore 22:35
Fin dal giorno del suo insediamento Vaccarezza non ha perso tempo con i suoi slogan di stile berlusconiano: meglio partire subito all'attacco e tacciare di "comunista" o di "oppositore per partito preso" chiunque non la pensi come lui. E così ora, a proposito dell'ipotetica autostrada Albenga-Millesimo-Predosa, egli non spiega analiticamente perché è utile, nè perchè, come, quando e con quali finanziamenti potrà realizzarsi. Esordisce immediatamente con accuse, agli oppositori, di ideologismo, senza accorgersi che, in tal modo, mostra unicamente la sua debolezza. Quando infatti non si sa come obiettare ad un interlocutore, lo si taccia di ideologismo ed il gioco è fatto. Ma questo atteggiamento è solo indice di poca dimestichezza con il problema.
Al di là delle facezie di Angelo, desidero porre qui una problematica cui non mi pare si pensi spesso: infatti non escludo a priori la realizzazione dell'infrastruttura, ma credo che essa, prescindendo dalle convenienze degli imprenditori che la ricercano e dalla vanagloria dei politici che se ne adornano, vada seriamente ed approfonditamente subordinata all'esito, tra le tante, di una verifica essenziale. Quale cioè potrà essere il suo impatto in profondità sul territorio, tenuto conto del prevalente sviluppo in galleria, quanto meno fino a che non abbia superato la dorsale ligure-padana.
Va detto infatti che, dai margini della piana di Albenga, fino, quanto meno, all'altezza di Bardineto, le formazioni rocciose presenti sono rocce carbonatiche, cioè calcari o simili, quelle rocce all'interno delle quali si è sviluppato spesso e diffusamente il cosiddetto "fenomeno carsico". E' quel fenomeno naturale per cui acque acidulate penetrano nella roccia, ne sciolgono i carbonati e generano il formarsi in profondità di caverne, gallerie, condotti, cavità diverse, in continuità tra di loro e che, molto frequentemente, sono notevolissimi serbatoi di acque. E queste, secondo percorsi assolutamente imprevedibili, giungono spesso sul fondo delle piane costiere, alimentando le falde da cui attingono i pozzi degli acquedotti; la piana di Albenga e quella di Pietra Ligure ne sono un esempio.
Scompaginare queste falde significa rischiare di mettere in crisi i rifornimenti idrici sulla costa; Ceriale, ad es. vive essenzialmente di apporti di acque carsiche: quando sarà realizzato lo spostamento a monte della ferrovia, ci saranno grossi pericoli che alcune sorgenti che riforniscono l'acquedotto della cittadina si inaridiscano per deviazione dei flussi profondi. Oppure, se si vuole, le gallerie ferroviarie della nuova linea tra Spotorno e Finale hanno a suo tempo completamente drenato l'altopiano della Manie.
E' noto poi che la gran parte dei comuni della costa vivono essenzialmente di economia turistica, ma allora mi domando: possibile che Vaccarezza, che gli amministratori comunali della riviera, il cui unico obiettivo pare sia quello di esasperare la politica delle seconde case (vedi la reazione violenta alla recente variante regionale al PTCP), di ammucchiare ancor più gente lungo la costa, in un concetto barbaro ed irresponsabile di turismo, non si rendano conto che tutta la gente già oggi presente d'estate e quella che, forse, con la nuova autostrada, potrà arrivare, ha ed avrà bisogno di acqua? Possibile che con tanta faciloneria ed irresponsabilità diano già quasi per scontata la costruzione della nuova infrastruttura autostradale, senza minimamente porsi il problema di che cosa ci sia in profondità, là dove passeranno le gallerie e di quale potrà essere il loro effetto? O anche la mia è ideologia?
Si dicono "uomini del territorio", si dicono "amministratori di territori", ma del Territorio, quello su cui l'uomo vive e da cui trae risorse, ne sanno ben poco e non esitano a distruggere il suo aspetto esterno e le ricchezze che esso custodisce nel suo grembo.
Mimmo Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 03 luglio 2009 alle ore 09:04
Caro Capitan Harlock,
anzitutto devo ringraziarLa per la Sua cortesia e benevolenza nei miei riguardi.
Quanto al quesito che Lei pone, posso dirLe ciò che segue:
* Un paio di anni fa il sindaco di Balestrino mi portò a visitare il sito di una vecchia cava abbandonata cui si giunge percorrendo una carraia che si diparte dalla strada per Bardineto. Egli sosteneva che sarebbe stato possibile ricavarvi una discarica e magari anche qualche impianto di trattamento dei rifiuti.
* Lo feci presente a Bertolotto ed egli, prima ancora che gli spiegassi che il sito, al di là di ogni altra considerazione, non era fisicamente idoneo, disse immediatamente un deciso "no", perché ci sarebbe stato un grosso traffico di mezzi pesanti attraverso l'abitato di Toirano.
* Quando Melgrati, in consiglio provinciale, propose un inceneritore, si preoccupò però di localizzarlo al di là della dorsale che sta alle spalle di Alassio, dalle parti di Marta, in prossimità dell'autostrada, nella valle del Rio Furioso. Peraltro era un sito costituito da una vecchia discarica di smarino di galleria, costantemente in frana perché erosa al piede dalle piene del rio stesso.
Perché vede, questi signori, da una lato non hanno la minima idea di cosa significhi ambientalmente, socialmente, sanitariamente ed economicamente un termovalorizzatore (Melgrati pare non sapere che esistono i venti che trasportano lontano, quindi anche verso la costa, fumi diossine e polveri sottili), ma lo sostengono e lo propagandano come la soluzione ideale al problema dei rifiuti; dall'altro però seguono la classica regola del "sì, ma non nel mio giardino".
Quindi si tranquillizzi, Capitano, Bertolotto potrà anche sponsorizzare il termovalorizzatore, ma certamente, come tutti gli altri sostenitori di tale soluzione, non lo vorrà certo a casa sua. E questa è la prima dimostrazione del fatto che, malgrado tutti i proclami, essi sono i primi a non credere in quello che dicono. Almeno fino a quando non ne valga la pena ...
Un'ultima annotazione per Biagio Murgia: negli Stati Uniti, come in Europa, si sono da gran tempo accorti della perniciosità dei termovalorizzatori ed il numero di nuovi impianti è vertiginosamente in diminuzione. Noi, grazie al ministro dell'energia ed ai suoi vassalli, arriviamo buoni ultimi a sostenere tecniche superate.
Cordialmente. Giampietro Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 01 luglio 2009 alle ore 20:36
Il Dlgs 36/2003 stabilitì a suo tempo che i rifiuti solidi urbani, prima di essere conferiti a discarica, avrebbero dovuto subire un pretrattamento; il meccanismo sarebbe dovuto andare a regime entro il 2005. Poi, come al solito, intervennero una serie di proroghe che fecero arrivare al primo luglio del 2009. I Comuni erano pertanto avvisati da ben sei anni, per cui sapevano bene che o si sarebbero organizzati per attivare essi stessi il trattamento, oppure avrebbero dovuto sopportarne i costi qualora il servizio, come di fatto oggi avviene, fosse stato prestato da terzi.
Ma la gran parte dei Comuni ignorò volutamente la norma, sperando sempre nel rinvio o in qualche altro fatto eccezionale che li mettesse al riparo da tali incombenze. E, soprattutto, molte amministrazioni nulla fecero per attivare in modo serio ed efficace la raccolta differenziata; ma non con quella finzione, quel simulacro che è la raccolta stradale e che induce costi maggiori che non se si portasse tutto a discarica, ma con un "porta a porta" ben organizzato e, alla lunga, foriero di vantaggi anche economici. In tal modo avrebbero potuto diminuire di molto i conferimenti a discarica, come ad esempio hanno fatto Albenga e Villanova, e ridurre contestualmente le maggiori spese per il pre-trattamento. Oggi, di fatto, senza nessun vantaggio, molti comuni, a seguito dei costi del pre-trattamento, buttano letteralmente via fondi che, se fossero stati utilizzati a suo tempo per il "porta a porta", avrebbero ridotto di molto i costi di conferimento a discarica ed i maggiori oneri ed avrebbero prodotto indubbi vantaggi ambientali, sociali, di immagine ed anche economici.
Ci sono però troppi sapienti in tanti comuni della Provincia, a partire dal capoluogo e, in ispecie, in quelli governati dalla destra che ha sempre ostacolato il Piano Provinciale Rifiuti. Dei maggiori oneri di oggi molti sindaci sono direttamente responsabili e dovrebbero renderne conto ai loro amministrati, senza sempre colpevolizzare gli altri: è una strategia molto diffusa a livello nazionale, a partire da quello governativo.
E poi, sotto sotto, tutto ciò torna utile ai fautori dell'affare dell'inceneritore, la scelta più colpevole ed irresponsabile che si possa fare in provincia di Savona, sotto il profilo economico, ambientale, sanitario e del rendimento energetico. Ma si sa: da noi comandano gli imperiesi ed i loro vassalli.
Mimmo Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 17 giugno 2009 alle ore 00:31
Se ricordo bene, suo padre ha ammazzato a fucilate un giovanotto, ed ha avuto problemi con la giustizia, suo nonno era un tipo smorto, vissuto sempre tra le quinte, suo bisnonno ebbe un ruolo "di rilievo" nella vita del Paese. Incominciò nel 1911 con la guerra italo-turca per il possesso della Libia, poi sostenne l'interventismo contro l'Austria (600.000 morti e un milione di feriti), quindi, nel '22, ritirò l'esercito schierato davanti a Roma e, tronfio e pettoruto, ricevette da Mussolini "l'Italia di Vittorio Veneto". Avallò il fascismo, avallò l'esautorazione del Parlamento, avallò una nuova guerra in Africa e la conquista dell'Albania. Così divenne niente po' po' di meno che "imperatore di Albania". Permise l'entrata in guerra a fianco della Germania, permise le leggi razziali e sempre salvò disinvoltamente la poltrona e la corona. Poi, quando le cose si misero male, dopo l'8 settembre del '43, scappò ingloriosamente a nascondersi dietro le gonne degli alleati e lasciò l'Italia allo sbando, in mano a fascisti e nazisti.
Il trisavolo, Umberto I, appoggiò la prima campagna d'Africa, soffocò i moti contadini ed operai, sciolse il Partito Socialista, sciolse le leghe operaie, conferì una medaglia d'oro al generale Beccalis per la sanguinosa repressione dei moti di Milano e tante altre amenità. il padre di Umberto I, Vittorio Emanuele II, il così celebrato primo re d'Italia, esordì con la sanguinosa repressione dei moti di Genova ed il sacco della città, amò più la caccia e le gonnelle che i problemi dello Stato, si appropriò del frutto dell'azione di tanti patrioti, carbonari, martiri, che per decenni diedero la vita per l'Unità d'Italia; a lui furono attribuiti meriti e risultati che, senza Mazzini, Santorre di Santarosa, Carlo Pisacane, Mameli, Garibaldi, Cavour e tanti altri, mai avrebbe acquisito. L'unico dei Savoia che rispetto è Carlo Alberto, che ebbe la dignità ed il pudore di abdicare ed andare in esilio dopo la tragica conclusione della prima guerra di indipendenza. Quella dignità e quel pudore che sono solo un vago ricordo tra i politici nostrani.
Oggi ci capita tra i piedi l'ultimo rampollo di cotanta stirpe, il sig. Emanuele Filiberto, che non è per niente "principe" e non è erede di nessun regno: in Italia tali titoli non hanno più spazio, siamo in una Repubblica sancita nel '46 da un referendum popolare, quando il referendum era ancora una cosa seria. Peraltro i regnanti ed i principi di oggi, cui spesso stampa e televisione fanno tante servili riverenze, non sono che i discendenti dei peggiori e più prepotenti banditi di qualche secolo fa e spesso sono anch'essi banditi, anche se in guanti bianchi. Emanuele Filiberto ha vissuto nell'ovatta in Svizzera, con i soldi che i suoi avi hanno succhiato per secoli agli Italiani e con i proventi dei misteriosi traffici del padre. E' arrivato da noi ed ha chiesto, con mamma e papà, 260 milioni di euro di risarcimenti dallo Stato italiano. A quanto ammontano i risarcimenti che milioni di famiglie italiane, che, per le guerre scatenate dai Savoia sul Carso, sui mari, in Russia, in Africa, in Grecia, tra i bombardamenti delle città, sui monti della guerra partigiana, hanno perso i propri cari e i propri beni, dovrebbero chiedere a lui ed ai suoi sgradevoli genitori? Quanto vale l'immenso dolore che per cinque anni ha impregnato l'Italia? Poi l'eclettico Filiberto si è messo a nobilmente sgambettare in televisione e si è fatto una "personalità", una fama, quasi è diventato un mito (mi meraviglio che Berlusconi non l'abbia messo nell'elenco delle sue veline, magari facendosi chiamare "papi" anche da lui). L'UDC, con un senso dello Stato che fa veramente venire la nausea l'ha inserito, lui monarchico, lui che ha un contenzioso con la Repubblica, tra i candidati a rappresentare questa Repubblica a Bruxelles. Per fortuna il buon senso degli Italiani non ce l'ha mandato. E allora, da buon politico moderno, ha subito cambiato bandiera (d'altra parte il bisnonno gli aveva dato l'esempio almeno un paio di volte) ed è passato al PdL.
Poveri Vaccarezza e Melgrati, siete proprio ridotti male se avete bisogno di questo equivoco personaggio per raccattare un po' di voti!
Giampietro Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 13 giugno 2009 alle ore 09:53
Prima osservazione: è noto che, sotto costa, i sedimenti, per effetto dell'ondazione di Libeccio, migrano da ponente a levante: basta guardare come si dispone la sabbia a ridosso dei vari "pennelli" che ci sono lungo la costa. A ponente del pennello si hanno spiagge semilunari, a levante non si ha quasi nulla, se non quel poco che riesce ad accumulare lo Scirocco. E' anche noto che strutture naturali o artificiali rigide, quali coste rocciose, muraglioni di sostegno di strade o ferrovie, dighe foranee di porti commerciali e turistici, esercitano un effetto di riflessione sui flussi di sedimenti e li respingono verso il largo, spesso fino ad una distanza tale da non poter più essere recuperati dalle dinamiche del trasporto solido. Quindi essi non arrivano ad alimentare le spiagge e queste vanno in erosione: "l'ombra" della diga foranea del porto di Loano ha mandato in erosione le spiagge di Pietra Ligure e Borgio Verezzi fino al capo di Caprazoppa, quella della diga della darsena Alti Fondali del porto di Savona influenza negativamente la spiaggia delle Albisole; a levante di tutti i porticcioli turistici le spiagge sono in erosione e richiedono periodici ripascimenti. Ogni comune costiero, poi, con i pennelli, i "tomboli", le dighe soffolte e quant'altro ha inserito in mare per intercettare e trattenere il flusso di sedimenti che arriva da SW, "ruba" sabbia al comune che gli è immediatamente a levante, nella continua ricerca di stabilizzare una spiaggia che, peraltro giustamente, è fonte di ricchezza perchè è elemento imprescindibile del turismo balneare. Credo che in tutto ciò vi sia della vera e propria schizofrenia, mentre sarebbe molto più semplice e più normale, se solo l'uomo avesse un po' più di rispetto della costa alla quale chiede ricchezza, da un lato tutelando quanto resta di larghezza di spiaggia, senza assurdamente ed irresponsabilmente ostinarsi ad inserirvi ulteriori strutture e costruzioni (quanto è stato fatto a Varazze è qualcosa di assurdo); e dall'altro lasciando alla saggezza delle dinamiche naturali il periodico ripascimento dei litorali. Invece, malgrado le tante situazioni ormai non più recuperabili dalla sola azione della Natura, si insiste nel degradarle ulteriormente, ad esempio con la costruzione di porticcioli turistici, con l'unico risultato di creare desolanti parcheggi per barchette, senza un reale incremento delle occasioni di lavoro e si insiste su un turismo di massa sempre più povero e sempre meno remunerativo, in assenza di quel po' di fantasia che servirebbe per discostarsi da canoni ormai obsoleti e non più applicabili. Ma, soprattutto, si insiste su grandi opere che, se producono 10 di ricchezza locale, inducono 100 di depauperamento a grande scala.
Seconda osservazione: quella che oggi è chiamata "spiaggia", la striscia di sabbia di 20-30 metri di profondità utilizzata dagli stabilimenti balneari, è in realtà la porzione più esterna, e quindi più soggetta a naturali oscillazioni, di una più ampia striscia di territorio, profonda da noi fino ad alcune centinaia di metri, che rappresenta, geologicamente, la vera spiaggia, frutto dell'apporto congiunto di materiali da parte del mare e da parte dei torrenti che in esso sfociano. Massimo Quaini, nel suo studio "Per la storia del paesaggio agrario in Liguria", racconta di come la casa con torre, detta "la Spagnola", presente a Savona, all'inizio, lato mare, di Corso Svizzera, fosse una villa costruita nel `600 da un nobilastro genovese, per uno dei primi tentativi di "recupero agricolo della spiaggia". Questo significa che, in quella zona, la vera spiaggia inizia ai piedi delle colline di Legino. Oggi tuttavia essa è occupata dal complesso del civico macello, da innumerevoli binari ferroviari, da edifici di abitazione, dalla Via Aurelia e da qualche altro manufatto ancora, prima che si giunga alla striscia di sabbia ove prendere il sole e bagnarsi in mare. L'uomo quindi si è divorato tutto ed ha lasciato disponibile solo la porzione più precaria ed instabile di quel gran manto che mare e torrenti hanno costruito nei millenni. E' evidente che l'ampliarsi della città, la costruzione, a volte con posizionamenti non proprio intelligenti, di infrastrutture e quant'altro, fanno parte della nostra storia e per certi versi erano ineluttabili, ma forse sarebbe il caso oggi di non insistere nel porre in essere elementi che influenzano negativamente la dinamica dei sedimenti e l'alimentazione delle spiagge.
Ad Alassio è successo quello che era ineluttabile che succedesse: il mare ha svolto la sua naturale azione, ha catturato sabbia e l'ha spostata, verso il largo e verso levante. Ma la colpa non è del mare, la colpa del conseguente disagio è di chi troppo ha utilizzato dell'originaria vera spiaggia, troppo si è spinto a ridosso della fascia di litorale con profondità oscillante nel tempo, e di chi tuttavia pretende che il mare se ne stia buono buono. E' la stessa cosa che tante volte è capitata quando gli uomini hanno troppo occupato degli alvei fluviali, salvo poi lamentarsi per i danni prodotti dalle piene che sono fenomeni del tutto naturali. Per cui è ipocrita, mistificante invocare la "calamità naturale", sono penose e strumentali le geremiadi di Melgrati: la fascia costiera, e quindi il turismo, si tutelano con seri studi sulla dinamica dei sedimenti, con piani di intervento che si adeguino ai meccanismi naturali e non che vadano in contrasto con essi. E non si possono buttare sistematicamente centinaia di migliaia di euro in interventi ineluttabilmente destinati ad essere vanificati dai fenomeni naturali di cui ci si ostina a non tenere conto, o contro i quali si va addirittura in rotta di collisione. Ogni tratto di costa è profondamente influenzato dalle condizioni del tratto che lo precede a ponente ed influenza il tratto che lo segue a levante. Ma che cosa hanno fatto e continuano a fare gli amministratori locali per armonizzare i loro territori con le leggi di natura? Nulla, anzi, sono andati in contrasto con esse.
Pare proprio che molto spesso, e qui da noi soprattutto, l'uomo ancora non sappia, oppure irresponsabilmente non voglia sapere, cosa sia il feed-back, l'effetto di ritorno, la grande variabile che, dall'inizio dell'era industriale, egli ha inserito nelle dinamiche dell'ambiente e che progressivamente fa degradare questa nostra casa comune che è il pianeta.
Giampietro Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 14 maggio 2009 alle ore 19:37
Nel corso della, pur tanto deprecata, prima Repubblica, un ministro, Piccioni, ebbe il figlio inquisito: diede le dimissioni per non rischiare di ostacolare in qualche modo l'operato della Magistratura. Poi, a partire da "mani pulite", le parti si invertirono: Craxi e compagni, presi con le mani nella marmellata, inventarono quella del "golpe della Magistratura", quella della Magistratura che vuole influenzare la politica. Quasi che la politica fosse al di fuori del campo di applicabilità della legge ed i politici fossero una casta di intoccabili.
Oggi, secondo alcuni, troppi, se un politico compie un'azione illecita, la Magistratura non dovrebbe metterci il naso; se viola la legge, essa non dovrebbe perseguirlo. Vale la teoria del "golpe". Tecnica ben teorizzata ed applicata da Berlusconi che di porcherie ne ha fatto più di una, ma poiché egli si considera al di sopra della legge, la colpa è della Magistratura che ce l'ha con lui.
E così, anche in questa banale e ridicola vicenda delle firme di presentazione della lista del PdL alle prossime elezioni provinciali, vien fuori il "cantore" di turno, l'avvocato a tutti i costi, lo specialista dietrologo, che non si preoccupa di accertare l'aderenza alla legge, ma, improvvisato paladino della democrazia, difende l'elettore non dall'incompetenza di chi ha presentato la lista, non dal pressapochismo di dilettanti della politica, ma dall'invadenza, secondo lui, di una Istituzione che è invece messa lì proprio per verificare la regolarità degli atti e l'ottemperanza alle norme, per banali che esse siano (dura lex, sed lex). Quell'Istituzione il cui operare garantisce a tutti gli elettori un eguale trattamento, sia per essi stessi, sia per chi aspira a rappresentarli.
Sarebbe quindi il caso che quegli elettori di cui vengono con tanto fervore difesi i diritti, scegliessero dei rappresentanti e dei delegati che della legge abbiano più consapevolezza e più rispetto.
Mi impressiona poi la veemenza della geremiade: quanta rapidità nello sposare una causa! Quanta improvvisa dedizione per il più sgradevole personaggio politico mai comparso sulla scena dell'Italia Repubblicana!
E quanta vaghezza nelle convinzioni, negli ideali, quanta poca fermezza nel perseguire un progetto di società: si può essere fortemente critici verso gli atti di un partito cui si è data con entusiamo la propria appartenenza, si può anche aver ragione in ogni contestazione che gli si muove, ci se ne può allontanare. Ma la spinta politica ed ideale per cui ad esso si era aderito, se veramente c'è stata, dovrebbe restare. Oppure mancava fin dall'inizio, e le motivazioni dell'adesione erano solo opportunismo politico.
Non riconoscer più un determinato partito come strumento di realizzazione di una propria visione dell'uomo, dei rapporti tra le persone, dello sviluppo di una collettività, è lecito, talvolta può essere doveroso. Ma l'acritico connubio con personaggi e politiche che sono decisamente all'opposto di quelle presunte motivazioni ideali di un tempo significa non averle mai avute, significa essere fautori unicamente di una mutevole ideologia della prassi, volta all'interesse del potente di turno, non importa a quali costi, non importa dove possa condurre, quando ciò che conta è restare in sella.
E' la caratteristica di tanti odierni personaggi della politica, di tanti piccoli Mastella di periferia, sparsi un po' dovunque e da noi così diffusi.
Se poi la sella è quella del cavallo di Robin Hood o del cavallo dello scheriffo di Nottingham, è del tutto irrilevante.
Mimmo Filippi
Giampietro Filippi ha scritto il 05 aprile 2009 alle ore 23:13
Mi è d'obbligo precisare alcuni punti. Primo: non mi sono affatto limitato, come dice il Sig. Cepollina che forse non mi ha letto con attenzione, a suggerire protezioni paramassi, anzi, ho affermato che le reti non risolvono il problema in via definitiva ed ho suggerito una galleria paramassi, che è ben altro. Secondo: non vedo cosa c'entri Rifondazione Comunista con la frana e peraltro, quando ero assessore, ho dato lo stesso suggerimento, ma per finanziare l'opera ci vorrebbero 10-12 milioni di euro che non c'erano lo scorso anno, come non ci sono oggi. E' necessario trovare contributi straordinari dal CIPE ed è il caso che Cepollina rifletta prima di parlar di cose che non conosce.Terzo: voglio dire all'amico Gabriello che i condotti carsici sono spesso così imprevedibili nel loro sviluppo che non è affatto detto che la galleria esistente li abbia intercettati. Peraltro, mentre capisco le sue perplessità, so che è possibile realizzare gallerie paramassi che non disturbano ed anche che ci vuole una grossa riflessione su costi e benefici in relazione al contesto in cui si dovrebbe operare, certamente sotto il profilo paesistico, ma, in egual misura, sotto quello geomeccanico.Per cui, ben venga la discussione.

