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Santa Corona, mozione della minoranza: “Cardiochirurgia, azienda ospedaliera e sede distaccata dell’Università”

Depositato il documento del grupo di opposizione Lista Civica dei Pietresi che sarà discusso nel prossimo Consiglio comunale

Pietra Ligure. Mozione presentata dalla Lista Civica dei Pietresi sull’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure. Il gruppo di minoranza ha infatti depositato un documento da discutere nel prossimo Consiglio comunale che impegni il Comune a chiedere alla Regione Liguria la dotazione per l’ospedale Santa Corona della specialità ospedaliera della cardiochirurgia. Inoltre, nella mozione si chiede la “riattribuzione” per il Dea di secondo livello dell’ospedale Santa Corona della qualifica di azienda ospedaliera, analogamente alla qualifica dell’ospedale San Martino di Genova. Infine, nel documento presentato si chiede di proporre alla Regione Liguria di inoltrare richiesta formale all’Università di Genova di istituire una sede staccata della Facoltà di Medicina e Chirurgia nel ponente ligure, mettendo a disposizione ed utilizzando gli immobili all’interno della struttura ospedaliera dell’ospedale Santa Corona, dismessi ai fini ospedalieri.

Per il capogruppo di minoranza Mario Carrara la proposta contenuta nella mozione rappresenta una alternativa al progetto del nuovo Santa Corona che era stato presentato dell’ex sindaco e consigliere regionale Luigi De Vincenzi e sarà uno dei motivi forti della prossima campagna elettorale a Pietra Ligure.

“Il sindaco Valeriani ha chiesto all’assessore regionale alla sanità Viale notizie circa il progetto di ristrutturazione dell’ospedale Santa Corona, fatto redigere, a suo tempo, dal precedente sindaco, su cui non si hanno più notizie” afferma il capogruppo Mario Carrara.

“Durante una recente conferenza, tuttavia, è stato ribadito, da fonte autorevole, che, in realtà, alla Regione Liguria non sarebbe stato depositato nessun progetto formale e regolare di ristrutturazione dell’ospedale, bensì sarebbe stato recapitato solo un disegno o, comunque, un abbozzo di ipotesi circa la realizzazione di un edificio monoblocco, nel quale avrebbero dovuto concentrarsi le principali specialità del Dea di ll livello; tutto ciò avrebbe potuto attuarsi tramite i proventi derivanti dalla vendita e la successiva trasformazione in edilizia privata di molti immobili all’interno della cinta ospedaliera”.

“Osserviamo che, a prescindere dalla regolarità formale, o meno, del progetto o della bozza di progetto in argomento, oggi, fine del 2018, con una condizione di “semiparalisi” del mercato immobiliare, pare davvero difficile che si possano conseguire risultati economici rapidi e “ben remunerativi” conseguenti ad operazioni immobiliari di tale portata ed impegno. A meno che, non si voglia svendere a prezzi di liquidazione il complesso di edifici individuati come suscettibili di essere trasformati da ospedalieri in case abitabili” aggiunge ancora l’esponente della minoranza pietrese.

“È per tutto questo che reputiamo, oggi, come inattuabile, perché fuori dalle logiche odierne di mercato, ipotesi vecchie e nuove mirate a conseguire proventi dalla vendita del patrimonio immobiliare per reperire fondi adeguati per procedere alla ristrutturazione dell’ospedale Santa Corona”.

“Sulla base di questa realtà, riteniamo che debbano essere avanzate nuove proposte mirate a: difendere e consolidare, rendendolo stabile e non più in deroga, il Dea di secondo livello; inoltre, valorizzare, con nuove ipotesi di utilizzo, il consistente patrimonio immobiliare costituito dai diversi immobili che hanno ospitato nel tempo le diverse specialità dell’ospedale, ma che, oggi, per vetustà degli stessi o per trasferimento in altra sede delle medesime specialità, non vengono più utilizzati e sono, di fatto, “dismessi”.

“Riteniamo la proposta della sede distaccata dell’Università del tutto “fattibile” e realizzabile: sedi distaccate sono già  presenti nel nostro territorio, a Savona ed Imperia. Come nelle stesse Savona ed Imperia sono state istituite sedi staccate di facoltà universitarie letterarie, tecniche e scientifiche, ma la facoltà di medicina e chirurgia di sedi staccate non ne ha nessuna in tutto il Ponente ligure, perché non individuarla presso l’ospedale Santa Corona, dove molti capienti immobili sarebbero già disponibili?”.

“Dove, essendo sede di un Dea di secondo livello, esistono specialità e reparti,  anche d’avanguardia ed eccellenza,  che potrebbero essere frequentati, come luoghi di “apprendimento e pratica” su casi concreti,  da parte degli studenti? Non si considerano,  infine, quali “ricadute” positive potrebbero ingenerarsi per l’indotto e per tutto il territorio, nonché, soprattutto, per il prestigio dell’ospedale stesso da un provvedimento del genere?” conclude Carrara.

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