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Tribunale di Savona, abbattute del 23% le cause civili arretrate

I numeri resi noti dal presidente del tribunale Lorena Canaparo a margine della giornata europea della giustizia civile

Savona. Cause civili arretrate abbattute del 23 per cento rispetto agli altri tribunali che fanno parte dei Distretto della corte d’Appello di Genova, mentre il 97 per cento delle cause di contenzioso hanno una durata al di sotto dei tre anni. Sono le performance raggiunte dal tribunale di Savona e che sono state rese note ieri in occasione della giornata europea della giustizia civile.

In un incontro coi giornalisti il presidente del Tribunale Lorena Canaparo, insieme alla dirigente Silvia Biagini e al presidente dell’Ordine degli avvocati savonesi Fabio Cardone ha fornito alcuni numeri sull’attività del Tribunale, spiegando come si è arrivati a raggiungere questi obiettivi.

“Siamo riusciti ad ottenere questi risultati grazie ad una riorganizzazione e dandoci delle linee guida, in un percorso di collaborazione con il personale amministrativo e con l’Ordine degli avvocati” ha speigato Canaparo che ha proseguito: “Una sofferenza che ci era stata sottolineata dal presidente dell’Ordine degli avvocati riguardava il settore fallimentare. L’introduzione della telematica è stata importante perchè ad esempio ci ha consentito di avere, grazie al modello organizzativo delle cancellerie, la sentenza di divorzio congiunto e l’omologa di separazione consensuale emesse entro 48 ore”.

Nel periodo dal 30 giugno 2017 al 30 giugno 2018 sono stati definiti 965 divorzi e separazioni, mentre 882 sono stati quelli presentati nello stesso arco di tempo.
La riorganizzazione dell’attività del Tribunale ha permesso anche di ridurre le cause arretrate di tipo fallimentare. Nell’analisi dei dati relativi ai fallimenti bisogna considerare che su 544 cause fallimentari aperte 115 erano antecedenti al 1998 (ora ridotte a 30) e 306 precedenti al 2011 (ridotte a 95).

Tra i numeri resi noti dal presidente del Tribunale, anche le convalide di sfratto che nel 2017 sono state 690: di queste circa il 40 per cento ha richiesto l’intervento dell’ufficiale giudiziario. Sempre nel 2017 tra il 60 per cento e il 70 per cento degli sfratti sono stati per morosità, mentre i casi in cui si è reso necessario l’intervento della forza pubblica per eseguire gli sfratti, sono stati intorno al 10 per cento.

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