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Savona, le “camicie nere” tra le Forze Armate sulla lapide per i caduti della Seconda Guerra Mondiale

La lapide è stata scoperta sabato nel cimitero di Zinola, e in città monta la polemica

Savona. Alpini, artiglieri, autieri, bersaglieri, carabinieri, carristi, fanti, genieri, granatieri, marinai, aviatori, sanitari, cappellani e… camicie nere. E’ l’elenco delle Forze Armate elencate su una lapide che, a Savona, ricorda i soldati savonesi caduti e dispersi nel corso della Seconda Guerra Mondiale.

La lapide è stata scoperta sabato mattina, alla presenza del sindaco Ilaria Caprioglio, del prefetto e delle altre autorità, all’interno del cimitero di Zinola, nel Campo “V” dei Valorosi, in una cerimonia promossa dall’Opera Nazionale Caduti Senza Croce, e si trova nel punto in cui una colonna tronca ricorda appunto i militari savonesi caduti o dispersi nel conflitto, le cui spoglie non sono mai rientrate in Italia.

In quel punto da tempo si trova un piccolo complesso monumentale composto dalla colonna, da una teca che custodisce un albo con i nominativi dei caduti e, a lato, da una lampada sempre accesa. Sabato, grazie al progetto realizzato dall’Associazione, che si è fatta carico dei costi, alla colonna sono state affiancate due lapidi: una sulla destra con l’elenco dei teatri di guerra, e l’altra a sinistra recante l’elenco dei Corpi combattenti. Tra questi compaiono elencate anche le “camicie nere”, ossia la “Milizia volontaria per la sicurezza nazionale” creata dal Partito Fascista con l’obiettivo di irregimentare le squadre d’azione in una vera e propria milizia riconosciuta dallo Stato.

La sua fondazione fu decisa e annunciata dal Consiglio dei ministri del 28 dicembre 1922 presieduto da Benito Mussolini e decretata dal re Vittorio Emanuele III con regio decreto-legge il 14 gennaio 1923, entrato in vigore il 1 febbraio successivo. Inizialmente pensata come milizia a uso esclusivo del Partito Nazionale Fascista (rispondeva solo al Presidente del Consiglio dei ministri e a lui solo era dovuto il giuramento, in contrasto con l’obbligo di giuramento al sovrano), nel tempo perse la sua esclusività nei compiti e finì col mescolarsi quasi del tutto con il Regio Esercito. Con Regio Decreto del 4 aprile 1924 la Milizia divenne la quarta forza armata italiana.

La decisione di includere anche le camicie nere tra le Forze Armate commemorate dalla lapide ha scatenato molte polemiche in città. “Che vergogna – tuona Franco Zunino, ex assessore regionale all’Ambiente e attuale presidente provinciale di Arci – l’Amministrazione di una città medaglia d’oro al valore militare grazie alla lotta partigiana che ci ha liberato dal fascismo che va ad onorare una lapide con su scritto ‘Camicie nere’. Che ci sarebbe da onorare? Degli aguzzini? Le ‘Camicie nere’ inoltre non mi risulta rappresentino di per sé nessun corpo militare, ma solo dei volontari fascisti, che c’entrano in quella lapide? Chiediamo al Comune di togliere quella scritta vergognosa”.

“Non mi risulta alcuna delibera dove viene indicato il contenuto della lapide – spiega Barbara Pasquali, capogruppo del Pd in consiglio comunale – Faremo immediatamente un’interpellanza per capire come sia successo e per chiederne conto affinché venga rimosso”.

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