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Quando l’umanità supera le ideologie: la storia di Aldo, il partigiano del PCI ospite di una famiglia di destra fotogallery

Un'amicizia capace di superare ogni credo politico, in nome di una assai più semplice solidarietà verso un altro essere umano

Savona. Comunisti contro fascisti. Partigiani contro camicie nere. Lotte immerse nella storia che, a Savona, da qualche settimana sono riaffiorate tra sedi contestate, lapidi spezzate e inaugurazioni inattese. Da chi quel periodo lo ha vissuto oppure lo ricorda con nostalgia, però, arriva una storia che, in un periodo di tensione, lancia involontariamente un messaggio: l’umanità viene prima di ogni ideologia.

E’ la storia di Aldo Giordano, classe 1928, nome di battaglia “Partigiano Ali”, e della famiglia Scotto che da qualche tempo lo ospita in casa sua. Il primo impegnato attivamente in battaglia contro i fascisti, successivamente tesserato del Partito Comunista Italiano; i secondi, se non veri e propri estimatori del Duce, certamente simpatizzanti di destra e nostalgici di quel periodo. Un’amicizia, la loro, nata negli ultimi anni e capace di superare ogni credo politico, in nome di una assai più semplice solidarietà verso un altro essere umano.

L’arzillo Aldo viveva da solo a Cadibona, assistito da qualche tempo dalla signora Scotto (che vive nella stessa frazione). Alle soglie dei 90 anni, l’ex partigiano Ali è diventato non più autosufficiente, con i parenti in difficoltà nell’assisterlo e unica prospettiva quella di un ricovero presso una casa di riposo. Ed è qui che la solidarietà si fa più grande delle idee: i coniugi Scotto, Giuseppe e Gianna, non ci pensano due volte e gli offrono una sistemazione in casa loro, uno spazio per vivere dignitosamente i suoi ultimi anni di vita.

A scoprire questa piccola grande storia di amicizia e tolleranza è stato Ned Taubl, portavoce del Gruppo Antipolitico Savonese, che incuriosito si è recato a trovare Aldo. “Mi aspettava ed era impaziente – racconta – Al mio arrivo ha sorriso e i suoi profondi occhi neri mi hanno fissato in un lungo sguardo penetrante. Aveva preparato le sue foto ben ordinate sopra un tavolino, mentre poco vicino a lui faceva bella mostra di sé un piccolo mezzobusto del Duce; sulle pareti intorno a lui epigrafi e foto di un passato nei parà della Folgore da parte del padrone di casa”.

Inevitabile un lungo viaggio nel passato del partigiano Ali, che porta ancora sul volto i segni di quel periodo terribile: una lunga cicatrice, che inizia nei pressi dell’arcata sopraccigliare e prosegue fin dietro la nuca, a causa di un proiettile sparato da un tedesco. “In quelle foto mi ha indicato i suoi compagni: Pantaleo di Albenga, un ragazzo di Milano e tanti giovani savonesi, tutti del quartiere delle Fornaci – spiega Taubl – Due in particolare, Italo e Luciano. Mi ha raccontato come le armi venissero paracadutate dall’aviazione britannica, e di come si procurassero gli indumenti ricavandoli dagli stessi paracadute”.

Ad un anno esatto dalla fine della guerra, racconta Aldo, i savonesi partirono su un treno per Grugliasco, dove vennero inquadrati nella 6° Divisione Garibaldi, distaccamento Marenco. Una brigata composta da 30 persone di cui entrò a far parte anche Aldo, poco più di un ragazzino. “Il destino volle che lui capitò in una delle brigate partigiane più attive – racconta Taubl – mi ha raccontato di numerose azioni di combattimento, le più cruente a Cassinasco e sul fiume Grugliasco”. Il compito di Aldo era fare il servente, si occupava di far scorrere il nastro nella mitragliatrice. “Quando sul suo viso ho scorto una lacrima gli ho chiesto se avesse visto tanti morti… ‘Ne abbiamo subiti tanti e causato tanti’ mi ha risposto”.

La storia di Aldo, il partigiano del PCI ospite di una famiglia di destra

Il viaggio di Aldo tra le fotografie si sviluppa da un aneddoto all’altro: “Eravamo riusciti ad entrare in possesso di una mitragliatrice tedesca pesante, un MG42 – racconta – Luciano era talmente alto e grosso che la maneggiava a mano libera. Eravamo a Torino, la città era semidistrutta dai bombardamenti: da un palazzo un cecchino ci sparò addosso, così Luciano puntò l’MH in direzione del palazzo. La potenza dei colpi fu tale che crollarono porzioni di muro, e il cecchino si ammutolì”.

“I suoi racconti sembravano non finire mai – ricorda Taubl – e così gli ho chiesto cosa gli rimanesse dentro di quel periodo. Lui ha sospirato e ha risposto ‘Niente, solo grandi dolori. Ho capito che sono tutte facce della stessa medaglia. A guerra finita mi hanno dato questa medaglietta’ ha detto mostrandomela ‘mi sono iscritto al PCI e mi hanno proposto di andare come poliziotto a Napoli’. Offerta che Aldo ha rifiutato, cambiando mestiere: per tutta la vita ha fatto l’autista di corriere”.

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