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I Magazine di IVG.it - Rosso Pistacchio

Palmira, Tamara ed un cuore nuovo

"Rosso Pistacchio" è la rubrica al femminile di IVG: ogni martedì si parla di donne con Marzia Pistacchio

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“Rosso Pistacchio” è la rubrica di Marzia, che ama definirsi “una truccatrice struccata”. Uno spazio al femminile dal taglio volutamente “leggero” in cui parlare a 360 gradi di tutto ciò che ruota intorno alle donne. In salsa savonese, naturalmente.

Portaombrelli, portaceneri e portachiavi.
Tende, tendoni e sipari.
Busti, bustini e bustone.
Vasi, vasistas e urne cinerarie.
E poi libri, dischi di Elvis, parrucche da Macario e manichini con la testa liscia e tonda.
E poi quadri, disegni, croste di notevole fattura e stravaganza.
Busti di Eracle, sfere stroboscopiche da discoteca e fasci littori.

Tra la polvere, qualche scarafaggio e le pile di piatti del buon ricordo sbeccati, danzava, dirigendo una immaginaria orchestra con un lercio piumino per spolverare, e preceduta da una scia di profumo alla lavanda, l’inconfondibile zazzera della Signora Palmira Prospera Puccio.
Aveva fatto il ‘68, la signora Palmira, raccontava di essere stata a Woostock, di aver bruciato tutti i reggiseni e aver copulato, ancora non ricorda se consapevolmente, con Jim Morrison in persona, o forse uno della band, o dello staff, è la stessa.
Viveva tra la paccottiglia, che andava a raccattare personalmente nelle cantine da svuotare con la sua scoppiettante 126 color puffo, e che poi portava nel suo mercatino delle pulci, e le pulci c’erano davvero.

Palmira Prospera Puccio aggiustava tutto. Non sopportava le crepe, le rotture, gli strappi.
Aveva un amore sconsiderato per i giocattoli rotti, le bambole senza occhi né labbra, i robottini abbandonati accanto ai cassonetti, senza più ordini da eseguire.
Palmira Prospera Puccio li raccattava, li accudiva, ridisegnava loro le sopracciglia e rimodulava il sorriso, puliva i circuiti dall’ossido e dalla ruggine, pettinava i capelli annodati e ripuliva i vestitini.
Ricuciva, riannodava e suturava squarci e vuoti.

Quando Tamara Teodora Tursi fece tintinnare il campanello del mercatino, a Palmira Prospera Tursi fu chiaro che ci sarebbe stato tanto da ricucire.
Era una bambola di circa quaranta anni: sbiadita, spenta, sdrucita. Non aveva più occhi, forse li aveva pianti via in qualche fazzoletto, non aveva più unghie, forse le aveva consumate grattando a qualche porta come una randagia, non aveva più sorriso, se mai lo aveva avuto. Non aveva più cuore, se lo era divorato a morsi sulla tavola di un uomo crudele.
Tamara Teodora Tursi cercava solo un ombrello che la riparasse dalla pioggia folle di marzo, e invece, si ritrovò tra le mani curatrici e cucitrici della Palmira che non la volle lasciar andar via.
“Come si cuce una bambola vera?” si chiese la Palmira.

La prima amica che venne a trovarla si chiamava Simona. Prese sulle ginocchia il corpo gracile della Tamara e lo cullò. E Tamara riebbe gli occhi.
La seconda amica che venne a trovarla si chiamava Alessandra. Prese tra le sue mani le mani della Tamara e con parole sagge e vere le fortificò. E Tamara riebbe le mani.
La terza amica che venne si chiamava Elisa. La imboccò di brodo caldo e melograni succosi.
E Tamara riebbe la fame.
La quarta amica che venne si chiamava Astrid. Le portò maglioni di lana colorata e coperte e cuscini.
E Tamara riebbe una casa.
Poi vennero Barbara e Sara, e portarono bambini e cuccioli e palloncini.
E Tamara riebbe il sorriso.

Ma non era abbastanza.
“Ti ho cucita tutta. Ti ho aggiustata tutta. Dove sei rotta ancora?”.
Un cuore spezzato forse la Palmira lo avrebbe anche potuto ricucire, ma un cuore divorato, mangiato, digerito?
Dove lo avrebbe preso un cuore nuovo?
Arrivarono tutte: Simona, Elisa, Alessandra, Astrid, Barbara e Sara.
Bisturi, ago, filo, un po’ di unguento e tanta colla da mosaico.
E Tamara ebbe un cuore.

“Rosso Pistacchio” è la rubrica al femminile di IVG, ogni martedì a cura di Marzia Pistacchio: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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