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Lettere al direttore

Ottant’anni fa la “Dichiarazione sulla razza”, il giudice Giorgi: “Infame pagina di storia”

"Sono convinta che oggi più che mai valga la pena di interrogare le nostre coscienze su quell’evento per non dimenticare la lezione della Storia"

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Ottanta anni orsono, nella notte fra il 6 e il 7 ottobre, il Gran Consiglio del fascismo approvava la “Dichiarazione sulla razza”, il cui impatto sugli ebrei fu devastante: vi si preannunciava l’espulsione dal partito nazionale fascista, il divieto del matrimonio misto, il divieto di prestare servizio militare, l’allontanamento dagli impieghi pubblici, il divieto di dirigere o possedere aziende e terreni di una certa dimensione e una speciale regolamentazione per l’accesso alle professioni.

Le disposizioni in materia razzista trovarono poi una sistemazione organica in un decreto del 17 novembre 1938 dal titolo “Provvedimenti per la difesa della razza italiana”, che rappresentò la Magna Charta del razzismo fascista e aggravò i limiti già previsti dalla Dichiarazione, specie sulle attività svolte (licenziamento da tutti gli impieghi pubblici e assimilati), sulla proprietà privata e sulla conduzione di aziende.

A tali provvedimenti gli italiani continuarono a reagire per lo più con distacco o, peggio, connivenza, senza contare l’opportunismo con cui molti cercarono di sfruttare a proprio vantaggio la persecuzione.

L’anniversario di questa infame pagina di storia sembra purtroppo interessare pochi, come se appartenesse ad un remoto passato: al contrario, come cittadina, come magistrato e socia del Soroptimist Club (che sostiene “i Diritti Universali per tutti, l’accettazione delle diversità e l’amicizia” e che il 31 maggio scorso ha organizzato una manifestazione pubblica proprio su questo tema) sono convinta che oggi più che mai valga la pena di interrogare le nostre coscienze su quell’evento, preludio all’immane dramma dello sterminio, per non dimenticare la lezione della Storia.

Fiorenza Giorgi

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