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Lettere al direttore

L’odissea di un pacco postale: episodio 2

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Se il tuo pacco non vuoi smarrire con le poste non lo devi spedire. Ed eccoci qui, con un breve riassunto. Ho spedito un orologio del valore di 5.800 euro ad un cliente in Norvegia in conto visione. A lui non piace, me lo rimanda indietro finisce e passa attraverso le dogane e quindi alle Poste Italiane e… sim sala bin l‘orologio non c’è più!

Chi avesse avuto l’onere di leggere il mio primo resoconto, saprà che ho spedito un bene di mia pro-prietà e questo restituitomi dal cliente è finito giacente presso l’entità astratta delle dogane italiane, finito quindi, non si sa per quale ragione, alle Poste Italiane da cui non solo non mi è stato reso, ma mi è stato chiesto da una cordiale e loquace impiegata delle suddette poste un importo di 1.300 euro per sdoganare un bene di mia proprietà mai venduto e quindi mai pagato.

Siamo ai primi di settembre 2018 dopo il tentativo arrembato di estorsione da parte di un’imprecisata responsabile delle Poste Italiane e poco intenzionato a farmi un viaggio in Norvegia per evitare di pagare e per recuperare quanto di mio, decido di attivare il mio legale e il mio commercialista. Questi contattano il famigerato e etereo riferimento delle Poste Italiane. In un primo momento le stesse addette capovolgono quanto dichiarato sino al giorno precedente, dicendo che assolutamente non devo pagare la gabella e che essendo di mia proprietà basta dimostrarlo e il pacco mi verrà reso. E allora via con le scartoffie dove si evidenziano tutti i passaggi da chi me lo lasciò, a come lo pagai, a come fu inviato… carte su carte, Email su Email, telefonate su telefonate, per dimostrare solo quanto era già palese.

Finalmente una sensibile e misericordiosa dipendente del nostro impeccabile sistema postale sentenzia che tutto era mio che nulla a loro era dovuto e che il mio orologio mi sarebbe stato inviato nuovamente dopo pochi giorni. D’altronde era passato solo un mese e mezzo da quando era tornato in Italia…
Come un miracolato mi sentivo in pace, giustizia era fatta, l’orologio sarebbe tornato a me senza pagare insensate tassazioni…
Ma i giorni passavano e ancora nulla.

Il commercialista rincuorato dal valido servizio nazionale mi dice che l’oggetto è in viaggio e che sta tornando da me… ma i giorni passano inutilmente. Io sull’uscio del negozio in balia degli agenti atmo-sferici guardo con occhi sognanti ogni corriere che passa e chiedo loro, illuso, “Hai qualche cosa per me…forse è il mio pacco… guarda bene…sei sicuro non sia per me…”.

Ma niente… Allora preso dalla disperazione mi inerpico nuovamente per i tortuosi passaggi della bu-rocrazia delle poste, mandando ancora Email, controllando i numeri di spedizione sui vari siti…ma nulla risultava. L’orologio risulta sempre giacente. Ma dove? Non si sa…

E allora come ogni italiano che si rispetti e cosciente di come tutto funziona alla perfezione, chiamo l’amico dell’amico del dirigente, cugino del segretario, parente del ministro e con vari passaggi arrivo ad un dirigente delle poste che cortesemente prende a cuore la situazione. Anche costui però veniva “intortato” dal sistema postale e anche questo mi garantiva che l’orologio stava tornando…tornando.

Altri giorni passano e giungo al 28 settembre. Nuovamente ricerche superflue, il dirigente stizzito che decide di andare di persona a vedere dove fosse finito il mio orologio…ovviamente era sparito.

Smarrito rubato nebulizzato o in un’altra dimensione. Insomma: sparito! Nessuno ne sa più nulla. Le poste dicono che ce l’ha la dogana, la dogana dice le poste, le poste tirano in ballo il corriere SDA, che dice a sua volta che non lo sa dove sia. Morale della favola: l’operatore 19 delle poste sta prendendo tempo e mi chiede carte su carte, scritti su scritti, documenti su documenti, ma non sa neanche vagamente dove sia il mio pacco…
Quindi perché prendere tempo? Forse nella speranza che mi rassegni?

C’è bisogno di aggiungere altro? Se avete da spedire qualcosa, non fatelo! Piuttosto andate voi per-sonalmente ovunque nel Mondo, vi costerà meno!

E adesso ci sarà da avviare una bella causa alle Poste Italiane. Ci vorranno anni per essere risarciti, con le spese del legale da pagare, il danno per la mancata vendita e tutto il resto per la superficialità e menefreghismo di certi nostri validi dipendenti statali o ex che siano.

Un lettore di IVG.it

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