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Lite tra vicini a Bardineto, confermata in appello la condanna per aver colpito con un bastone il rivale

A giudizio c'era Riccardo Carretto che era accusato di aver colpito Ezio Mattiauda che poi gli sparò ferendolo al torace

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Savona. E’ stata confermata in corte d’appello a Genova la sentenza con la quale il tribunale di Savona aveva condannato ad un anno di reclusione, con la sospensione condizionale della pena, il settantenne Riccardo Carretto, che era finito a giudizio con l’accusa di lesioni nell’ambito di un processo relativo ad una lite tra vicini di casa a Bardineto avvenuta nel maggio 2012 e culminata in una sparatoria.

Riccardo Carretto, che quel giorno era stato raggiunto da un colpo di pistola, era finito a sua volta a processo perché, secondo la tesi dell’accusa, aveva aggredito con un bastone, procurandogli una frattura al braccio, il rivale Ezio Mattiauda prima che lui gli sparasse.

Dalla ricostruzione dei carabinieri era emerso che i due pensionati, da tempo in lite per questioni di vicinato legate ad alcuni terreni, quel giorno avevano avuto l’ennesima discussione che era poi tragicamente degenerata. Mattiauda (assistito dall’avvocato Mario Iavicoli), che per questa vicenda aveva patteggiato quattro anni di reclusione per tentato omicidio, aveva finito per fare fuoco con una semiautomatica ferendo al torace Carretto, che prima però lo avrebbe colpito al braccio con il bastone. Di qui l’accusa di lesioni aggravate che, dopo un lungo processo, nel giugno 2016 era sfociata nella condanna per il pensionato. Sentenza che ieri è stata appunto confermata in secondo grado.

Per contestare la ricostruzione dell’accusa, Carretto (che dopo la sparatoria era rimasto a lungo ricoverato nel reparto Rianimazione e poi in quello di Chirurgia toracica dell’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure) si era rivolto anche alla nota criminologa Roberta Bruzzone, nominata consulente della difesa nel processo in tribunale a Savona.

L’esperta aveva sollevato diversi dubbi sull’identificazione del bastone, un ramo d’albero lungo due metri e mezzo e di 18 centimetri di diametro, con cui Carretto avrebbe colpito Mattiauda, ma anche sulla reale esistenza di un’aggressione da parte della vittima della sparatoria: “Ritengo che le lesioni di Mattiauda possano essere riconducibili ad una ferita autoprodotta, così come i danni sulla sua sua vettura che presentava una rottura della parte chiamata ‘antiturbo’, che si trova nella parte alta della portiera” aveva detto in udienza.

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