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La salma del marinaio Carlo Acefalo è tornata in Italia, ora Savona lo aspetta per l’ultimo viaggio fotogallery video

Si tratta di un marinaio del sommergibile Macallè naufragato nel mar Rosso durante la seconda guerra mondiale

Savona. Da ieri la salma del marinaio Carlo Acefalo è tornata in Italia. I resti del sommergibilista, rimasti per 70 anni “dimenticati” in un’isola del Sudan, ora si trovano al Sacrario delle Fosse Ardeatine di Roma in attesa di fare ritorno a casa, a Castiglione Falletto (in provincia di Cuneo). Un viaggio che passerà da Savona: Acefalo infatti era iscritto al compartimento marittimo della città della Torretta e per questo tra i primi sostenitori della “missione” per riportarlo a casa del regista italo-argentino Ricardo Preve ci sono stati i marinai savonesi dell’Anmi “Vanni Folco”.

Il marinaio Carlo Acefalo torna a casa dopo 77 anni

Dopo che un anno fa la salma era stata consegnata alle autorità sudanesi, ieri il viaggio verso casa ha finalmente compiuto un passo importantissimo con il rientro di Acefalo in Italia. Il prossimo passo sarà il ritorno nel suo paese d’origine, per riposare accanto alla madre, che passerà appunto da Savona dove il marinaio sarà accolto via mare, probabilmente nel prossimo novembre.

Commentano il presidente dell’Anmi di Savona Luca Ghersi e Ricardo Preve, socio del Gruppo e realizzatore dell’Impresa:Finalmente questo povero ragazzo potrà riposare insieme alla sua mamma che lo ha atteso invano sino alla morte; come marinai siamo estremamente orgogliosi di questo successo ovvero ricordare ed onorare, con il rientro in patria di Carlo, tutti i marinai che non sono rientrati alla base e che riposano negli abissi dei mari e degli oceani del mondo. Desideriamo ringraziare tutti coloro che hanno supportato questa impresa ovvero il personale dell’Ambasciata in Sudan nella persona dell’ambasciatore Fabrizio Lobasso e l’addetto consolare Valeria Romare; l’amico Savonese Ambasciatore Luigi Scotto; il personale del ministero della difesa al commissariato generale per le onoranze ai caduti, dello stato maggiore marina, della componente sommergibili della Marina Militare, la presidenza nazionale Anmi nella persona dell’ammiraglio Paolo Pagnottella, il Comune di Savona, gli amici di Castiglione Falletto, i ‘Marinai Savonesi’ e tutti gli amici marinai e non (in Italia e nel mondo) che di persona o tramite social non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno, appoggio e vicinanza marinaresca. Non ultimi coloro che hanno partecipato alla spedizione ed al riconoscimento di Carlo ovvero il professor Matteo Borrini e all’archeologo Cosimo Giacchetti e tutto lo splendido personale che ha realizzato il film che ha dato il nome al progetto ‘Tornando a casa’”.

Come Ricardo Preve aveva raccontato qualche settimana fa ad IVG, la vicenda “è cominciata per caso: spesso la gente pensa che noi avessimo un piano, ma non è stato così. Io era a fare le riprese di ‘Pescecani’, un documentario, perché lavoro molto come videomaker e fotografo sub” racconta Ricardo Preve che spiega: “Per questo mi trovavo sull’isola di Barra Mousa Khebir in Sudan e, proprio il giorno della partenza, una delle guide mi raccontò che su quell’isola era morto un marinaio italiano seppellito in seguito al naufragio del suo sommergibile. E io sono rimasto veramente con la voglia di saperne di più: lì è cominciata la storia”.

“Sono poi andato all’ufficio storico della Marina a Roma e ho cominciato a studiare questa vicenda. Ho scoperto che essendo il Macallè uno dei primissimi sommergibili italiani affondati nella seconda guerra mondiale c’era ancora tempo di fare una commissione d’inchiesta speciale ed una ricerca di cosa fosse successo all’equipaggio e mi sono reso conto che questa era una storia su cui fare un film” rivela Ricardo.

Il marinaio Carlo Acefalo torna a casa dopo 77 anni

E così è stato: “Questo film ora esiste. L’abbiamo finito la settimana scorsa e l’abbiamo iscritto a dei festival e stiamo cercando un distributore per uscire nei cinema in Italia ed in Argentina, ma anche in altri paesi. So che qui in Italia, ma anche in Argentina, la gente è molto fissata nel distinguere tra documentario e fiction, ma credo che ormai queste differenze così precise siano obsolete. Certamente nel nostro caso abbiamo una parte documentaristica dove intervistiamo i parenti di Carlo Acefalo, un socio dell’Anmi Savona, Maurizio Brescia, che è stato il nostro consulente storico, ma c’è anche una parte di racconto: abbiamo costruito una copia del sommergibile Macallè in scala 1 a 1 in uno studio ed abbiamo anche filmato le ricostruzioni storiche dell’affondamento in una spiaggia in Argentina”.

Un lavoro incredibile che ha permesso di raggiungere un traguardo sognato, ma forse insperato: “Grazie alla collaborazione di tantissimi italiani, tra i quali l’associazione nazionale marinai d’Italia Gruppo Vanni Folco di Savona e del loro presidente Luca Ghersi, e molta fortuna, determinazione, malgrado tantissimi ostacoli e tanta gente che diceva che avremmo fallito nella nostra impresa, ci siamo riusciti: abbiamo ritrovato Carlo e abbiamo consegnato la salma prima alle autorità sudanesi, nell’ottobre 2017, e poi ad aprile scorso all’ambasciatore italiano in Sudan, l’onorevole Fabrizio Lobasso.”.

Da subito, a sostenere il regista italo argentino nella sua missione ci sono stati i marinai savonesi “capitanati” da Luca Ghersi che spiega: “Esiste un legame tra Carlo Acefalo e Savona? Sì, perché Carlo era un marinaio nato in Piemonte e il suo compartimento di iscrizione era quello marittimo di Savona. Lui è stato a tutti gli effetti inquadrato ed arruolato qui a Savona e poi certamente ha proseguito il suo arruolamento a Spezia dove è stato poi imbarcato. Per questo per noi è sembrato naturale quando Ricardo ha proposto questa operazione pensare che un marinaio iscritto al compartimento marittimo di Savona dovesse tornare qui via mare. Lui è stato 78 anni dimenticato nel Mar Rosso ed è giusto che prima di tornare al suo paese nativo passi di qui. Tutto è iniziato a Savona e quindi è giusto che il suo viaggio per tonare a casa passi anche dalla nostra città”.

“Carlo è uno dei pochi marinai che non è negli abissi del mare: solitamente quando un marinaio va a fondo con la sua unità riposa per sempre in una sorta di sacrario negli oceani. Questo era un caso anomalo: Carlo era stato sepolto frettolosamente sull’isola dai suoi compagni e lì è rimasto finché Ricardo non ha avuto l’intuizione e la geniale idea di recuperarlo e riportarlo a casa” osserva Ghersi.

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