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Gioco d’azzardo, dal Piemonte alla Liguria per aggirare le regole “proibizioniste”: cresce il “pendolarismo dei giocatori”

Sempre più spesso, i giocatori che risiedono in una regione dalle regole ferree si spostano per giocare in una regione confinante 

Liguria. Si chiama pendolarismo dei giocatori ed è un fenomeno per il quale chi risiede in una regione dalle regole proibizioniste si sposta per giocare in una regione confinante, che abbia una normativa meno severa.

Una dinamica che si sta verificando sempre con maggior frequenza tra i giocatori piemontesi che trasmigrano in Liguria, rendendo praticamente inefficace il rigido distanziometro in vigore da quasi un anno in Piemonte.

A evidenziarlo, in una nota, è stata l’associazione di gestori Astro, dalla quale hanno spiegato: “Il distanziometro non risolve le problematiche legate al gioco, anzi, le amplifica: opera esclusivamente come strumento espulsivo per le attività legali insediate sul territorio senza alcun beneficio sistemico”.

Nessuna diminuzione nei casi gap censiti dai servizi sanitari è stata registrata, fa sapere Astro, “né tantomeno, cali nella spesa di gioco: tolte le slot legali dai pubblici esercizi, i giocatori si sono riversati su altre offerte legali e illegali, o si sono spostati verso i territori confinanti che non sono sottoposti a limitazioni spaziali”.

Se non cambia la normativa, “a perdere saranno solo i cittadini piemontesi, che continueranno a subire le scelte di una politica regionale che, per affrontare il problema del gap, si è affidata ad una risposta intuitiva, priva di riscontro positivo in termini di efficacia”.

Una risposta, peraltro, giudicata recentemente inidonea da un consulente tecnico nominato dal Consiglio di Stato, che ha sottolineato come “il divieto introdotto dai distanziometri non farebbe altro che incentivare e assecondare la compulsività dei giocatori patologici e problematici invece di contenere gli effetti del gioco d’azzardo patologico”.

“Se nulla cambia, – continua Astro, – a perdere saranno le aziende legali di distribuzione e gestione, che stanno chiudendo e sono costrette a licenziare, aprendo il campo all’offerta illegale. Colpiti anche i soggetti più vulnerabili, quelli affetti da gap, quelli che la normativa regionale intende tutelare e che ogni giorno trovano conferma del fatto che non sono più loro al centro del percorso di tutela creato da di chi li amministra, bensì il loro problema, la cui strumentalizzazione sta portando a risultati peggiori del ‘male’ da sconfiggere”.

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