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Finale Ligure, sversamento illecito nel Pora: il capo degli operai vince il ricorso contro il Comune video

Era stato colpito da un provvedimento disciplinare, restano da appurare le vere responsabilità

Finale Ligure. Nuovo capitolo sul caso dello sversamento illecito nel torrente Pora a Finale Ligure, avvenuto il 24 ottobre del 2017: il capo degli operai del Comune, che era stato colpito da un provvedimento disciplinare, ha vinto il ricorso in Tribunale a Savona, con il giudice del lavoro che ha rigettato la misura che era stata adottata proprio dall’amministrazione finalese: 13 giorni di sospensione dal servizio a seguito del presunto errore.

Lo sversamento di liquami ha riguardato uno scarto del processo di macinazione delle olive, che andava invece smaltito come rifiuto speciale. Erano stati fatti accertamenti da parte di Arpal e polizia municipale, con una indagine aperta per smaltimento illecito di un rifiuto speciale e svolta dai carabinieri forestali, ai quali era arrivato anche un esposto dettagliato sulla vicenda.

La presenza della sostanza marrone, l’odore terribile nella zona, con un liquame denso presente nel corso d’acqua, aveva creato allarme e preoccupazione nella popolazione finalese e del borgo. Del caso si sono interessati anche i gruppi di minoranza, non senza polemiche e con richieste di spiegazioni in Consiglio comunale sullo strano episodio.

Nell’ambito dell’indagine sono stati indagati d’ufficio il titolare del frantoio finalese (da dove proveniva lo scarto) e la persona che materialmente ha versato la sostanza nel torrente finalese (un operaio del Comune), mentre per il capo degli operai era appunto scattato il provvedimento disciplinare per le sue presunte responsabilità nello sversamento.

Il giudice del lavoro ha invece accolto in pieno la tesi del capo degli operai, difeso dall’avvocato Roberto Penello, giudicando tra l’altro la misura adottata dal Comune “eccessiva e sproporzionata”. Inoltre, è stato stabilito che il capo degli operai non ha avuto alcuna responsabilità in quanto ha disposto l’intervento su ordine dell’assessore competente, sarebbe stato poi l’operaio comunale a compiere in prima persona l’errore nello sversamento del liquame.

Il Comune ha cercato di ribadire che il capo degli operai non avrebbe dovuto eseguire le disposizioni dell’assessore, tuttavia è stato dimostrato che è prassi quotidiana il rapporto diretto e l’intervento immediato per lavori ritenuti urgenti, come era stato indicato per il caso dello smaltimento del rifiuto e del conseguente sversamento nel torrente Pora.

E se l’intera vicenda è ancora da chiarire, in particolare per la procedura adottata nello smaltimento del rifiuto speciale di una azienda privata, ad ora resta la “riabilitazione” del capo degli operai, che non esclude di chiedere i danni al Comune per le conseguenze economiche e di immagine determinate dal provvedimento rigettato poi dal Tribunale savonese.

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