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Coltellate ad un uomo nel parcheggio di via Poggio a Noli: 54enne condannato

L'episodio risale all'8 agosto 2017: un albanese era finito in manette per tentato omicidio, ma oggi l'accusa si è parzialmente ridimensionata

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Noli. L’8 agosto del 2017 a Noli un albanese, M.G., era stato aggredito e accoltellato nel parcheggio di via Poggio. Un episodio per il quale, nel gennaio scorso, un albanese di 54 anni, Lufti Feimi, era stato arrestato per tentato omicidio. Accusa che questa mattina, al termine del giudizio abbreviato celebrato davanti al gup Alessia Ceccardi, si è parzialmente ridimensionata visto che il reato contestato è stato riqualificato in rissa aggravata e lesioni personali aggravate e l’uomo è stato condannato a quattro anni di reclusione.

Ad arrestare l’albanese, dopo mesi di indagine, erano stati i carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Savona che avevano eseguito un decreto di fermo del pm Chiara Venturi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, dopo il fatto di sangue, l’albanese era tornato in patria, ma era poi stato rintracciato grazie ad un attento studio dei suoi legami di parentela. Non appena Feimi era tornato sul territorio italiano, grazie ad una serie di servizi di osservazione, i militari lo avevano individuato in provincia di Alessandria e portato in carcere.

Secondo l’accusa, l’8 agosto, insieme ad un’altra persona aveva aggredito ed accoltellato con alcuni fendenti alle spalle il connazionale che però, grazie alla sua pronta reazione, era riuscito a fuggire nei vicoli evitando conseguenze più gravi. Il ferito era poi stato soccorso e portato all’ospedale di Pietra Ligure dove era stato dimesso con una prognosi di 15 giorni.

Le indagini dei carabinieri del nucleo operativo si erano rivelate particolarmente complesse vista la reticenza della vittima, ma grazie ad una approfondita analisi della scena del crimine e degli impianti di videosorveglianza della zona, il responsabile era stato identificato.

Tra l’altro, lo scorso autunno, anche la vittima dell’aggressione era finita in manette con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di cocaina, insieme alla moglie e ad un altro connazionale. Per questo motivo gli inquirenti avevano ipotizzato che l’accoltellamento fosse da ricondurre verosimilmente a questioni e screzi relativi allo spaccio di stupefacenti.

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