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Lettere al direttore

“Basta tragedie della caccia”: il “verde” Castellazzi scrive al senatore Bruzzone

"Non è uno sport dove ci si affronta ad armi pari, non è un hobby, è una passione pericolosa per l'uomo e per l'ambiente"

L’ennesima tragedia di Apricale si somma a quelle registrate durante la scorsa stagione venatoria 2017/2018 (in Italia 30 morti di cui 10 non cacciatori e 84 feriti di cui 24 non cacciatori ). Nell’annata precedente 2016/2017 vi sono stati 31 morti e 48 feriti. Nei cinque anni precedenti 2012-2017,in tutta Italia 115 morti e 420 feriti (circa il 20% non cacciatori).

In un paese civile tutto questo non deve accadere e la caccia deve essere abolita come è nei desideri di circa l’80% degli italiani, ma il Senatore Francesco Bruzzone ha dichiarato “chiedere l’abolizione di un’attività che non può essere eliminata, sarebbe come proporre di abolire le attività sciistiche o motociclistiche quando avvengono incidenti”.
Egregio Senatore, la caccia non è uno sport dove ci si affronta ad armi pari, non è un hobby, è una passione pericolosa per l’uomo e per l’ambiente (danni irreversibili a fauna e avifauna, inquinamento da piombo ecc.). Danni che si sommano alle molteplici attività di bracconaggio.

L’autunno è tempo di migrazioni, un fenomeno naturale fondamentale nell’ecosistema Terra. Eppure la caccia agli uccelli migratori è aperta contro: colombacci, tortore, allodole, pavoncelle, quaglie,beccacce,morette,moriglioni, germani reali, gallinelle d’acqua,fischioni , folaghe e altre decine specie di bellissimi viventi che transitano lungo le coste del Mediterraneo. Di fronte al disastro ecologico lo stesso ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) ha bloccato alcune deroghe chieste dalla Regione Liguria.

Riguardo al criminale fenomeno del bracconaggio, esercitato anche con sistemi crudelissimi, lo stesso Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha dichiarato: “Il bracconaggio è un reato che andrebbe inserito nel Codice Penale: deve trasformarsi da contravvenzionale a delitto”. Inoltre la scusa di consentire la caccia per limitare gli ungulati non regge alla prova dei fatti: dopo anni di intensa attività venatoria i cinghiali sono ancora aumentati. Se n’è accorta anche la Coldiretti che ha capito la necessità di attivare metodi alternativi e incruenti per proteggere le nostre coltivazioni.

E’ auspicabile che tutto il mondo agricolo, vitale per la nostra sopravvivenza, analizzi fino in fondo tutti gli aspetti del problema. Tutti sanno che i cinghiali, praticamente scomparsi agli inizi del secolo scorso, sono stati reintrodotti in Italia proprio per favorirne la caccia e oggi la loro presenza è di circa un milione di capi. Il problema è stato analizzato da diversi studiosi, sia in Italia che nel resto d’Europa, ma i risultati di questi studi sono volutamente ignorati e, come vediamo, proprio la caccia al cinghiale con l’uso di armi micidiali, con proiettili “espansivi” che uccidono a grande distanza, è la causa di tragedie e sofferenze che nessuno di noi può accettare.

Il portavoce dei Verdi della provincia di Savona
Gabriello Castellazzi

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