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Albisola Superiore, minoranza all’attacco del sindaco su “Quel pasticciaccio di via San Pietro”

E' la vicenda che ruota intorno all'operazione della ristrutturazione del nuovo municipio tra via San Pietro e via Sisto IV

Albisola Superiore. “Quel pasticciaccio di via San Pietro”. Così i consiglieri del gruppo “Insieme per Albisola – Vezzolla Sindaco” e gli esponenti del Partito Democratico Albisola Superiore hanno ribattezzato la vicenda che ruota intorno all’operazione della ristrutturazione del nuovo municipio tra via San Pietro e via Sisto IV.

“Si trattava – ricordano – del lotto di San Pietro e prevedeva la realizzazione di 6.612 metri quadrati; ad aggiudicarsela la Eco Costruzioni di Lodi. Una operazione milionaria che, come veniva riportato dal quotidiano nel prosieguo dell’articolo, prevedeva il pagamento di 5 milioni e 660 mila euro (esclusa Iva e oneri per la sicurezza). Il progetto faraonico prevedeva, tra le altre cose, tutta una parte di abitativo, la costruzione del nuovo edificio comunale, 65 box sotterranei più 47 posti auto nell’area adiacente al Comune e una nuova palestra vicina all’istituto comprensivo di via La Massa”.

“Nel luglio 2016 però la prima tegola: la Eco Costruzioni formula ufficialmente un’istanza di recesso dal contratto ‘per eccessivo slittamento dei tempi di esecuzione’. Nel maggio 2017 una nuova opportunità e poi la seconda tegola: la società Sviluppo Immobiliare Ligure Srl di Milano si rende disponibile ad acquistare le aree dal Comune di Albisola Superiore offrendo la somma di 3 milioni 950 mila euro. L’Ente accetta l’offerta e viene annunciata la data della stipula: 29 settembre 2017, ma quel giorno la Ligure Srl si tira misteriosamente indietro abbandonando cosi il ‘progetto strategico’, la ‘scelta politica’ del sindaco Orsi e della sua giunta sempre più in alto mare. Arriviamo ai giorni nostri e a questo ultimo tragico passaggio: il 24 agosto 2018, con una delibera di giunta, tramite lo strumento della gara informale, l’amministrazione Orsi ‘svende’ per 2 milioni e 860 mila euro l’intera area di San Pietro, il centro della nostra città, uno dei gioielli con maggiori potenzialità dell’intero territorio comunale. In tale area non c’è più traccia di edificio comunale, ma solo tanta, tanta edilizia: fa però la sua comparsa una ulteriore ‘media struttura di vendità commerciale’. Purtroppo, però, l’aspetto più tragico di questa vicenda non è il pessimo punto di arrivo, ma il motivo che ci ha portati fino a qui: il motivo di questa svendita trova infatti esplicita spiegazione nella stessa delibera di giunta del 24 agosto”.

“In tale delibera viene testualmente indicato che ‘L’Ente, per poter sopperire all’anticipazione non restituita al termine di ciascun esercizio finanziario dell’ultimo triennio, pari a complessivi 2.710.451,88, deve proseguire l’attività di alienazione del patrimonio immobiliare, più volte avviata e ripetuta nel corso dell’ultimo triennio, ma che a tutt’oggi non ha avuto esiti positivi dal mercato. Si rende in oggi necessario trovare equilibrate e idonee condizioni che consentano una vendita al giusto valore di mercato’. Eccola la spiegazione: nonostante le continue e pubbliche smentite da parte del sindaco Orsi, il comune di Albisola ha un bilancio gravemente compromesso, oggetto di importanti richiami da parte della Corte dei Conti e peggiorato costantemente nel corso di questi ultimi anni”.

“E allora che fare? Davanti al rischio, più che concreto, di dissesto, la nostra giunta non ha avuto in 3 anni la capacità di trovare altra soluzione se non quella di vendere il proprio gioiello più importante. E a quel punto il prezzo di vendita non è più quello di mercato, non più quasi 6 milioni, non più quasi 4, ma meno di 3, il minimo indispensabile ‘per poter sopperire all’anticipazione non restituita nell’ultimo triennio’. Niente più palazzo comunale, niente più asta, ma anche niente più ricavi da una importante vendita da reinvestire sulla città: i soldi di quella vendita servono, ma non per futuri investimenti, solo per coprire un enorme buco costruito in questi 4 anni di malgoverno”.

“E allora non c’è progetto strategico che interessi più, non c’è una idea di città, non c’è un piano abitativo né commerciale, tutto si sacrifica nel nome del ‘metterci una pezza’. Che si chiami Auchan, o “’media struttura di vendita commerciale’, che il valore di mercato sia rispettato oppure no: oggi i cittadini albisolesi si stanno preparando a vendere un proprio pezzo di città e nessuno ha mai avuto il coraggio di dirglielo. Tranne noi”.

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