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Viadotto Teiro, una relazione tecnica denuncia: “Reti da pollaio per evitare crolli di cemento” foto

Criticità nelle strutture e caduta di calcinacci, segni del tempo e gravi rischi di cedimenti: ora la relazione è nelle mani di Comune e Regione

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Varazze. “Dopo la tragedia di Genova, trovare un tecnico che parli di affidabilità dei viadotti, è quasi impossibile. Ma trovarne uno – indipendente – che visiti gran parte dei cavalcavia della propria città per valutarne staticità e l’aspetto esteriore, allegando anche una significativa galleria fotografica, rappresenta un’autentica risorsa per la prevenzione e per mettere a punto un piano di lavoro serio”. Lo afferma il comitato civico viadotto Teiro di Varazze, che in questi giorni ha incontrato un ingegnere edile, il varazzino Simone Perata, autore di una relazione tecnica firmata acquisita agli atti dal Comune di Varazze su disposizione del sindaco Alessandro Bozzano e trasmessa all’assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone.

Serata, nella sua relazione, individua alcuni problemi comuni ai viadotti di Varazze: “Soprattutto nei cavalcavia realizzati alla fine del Anni ’50 – spiega – affiorano armature molto arrugginite che potrebbero nascondere problemi di staticità delle strutture. E ancora, ho avuto la netta sensazione che non sia mai stata fatta una seria manutenzione dei ponti, quando ho notato armature di metallo rovinate, ricoperte da una rete da pollaio, al solo scopo di non far staccare eventuali pezzi di copriferro su chi transita sotto. So che esistono griglie in fibra di carbonio da impiegare in questi casi. Ma con mia sorpresa ho rilevato l’utilizzo di materiali al risparmio”.

Il ponte più a rischio, secondo la relazione di Perata, sarebbe quello in corrispondenza di via Sardi, all’incrocio con via Papa Innocenzo IV: “Le armature metalliche, molto arrugginite, affiorano in superficie. Si tratta di un manufatto di più vecchia realizzazione. E la stessa situazione l’ho accertata sul viadotto A10 direzione Savona in località Mulino a vapore dove sia i piloni, sia sui sostegni delle travate, sono stati sottoposti a intensa fasciatura delle reti già nominate, che certamente non costituiscono una ristrutturazione strutturale o di consolidamento, ma soltanto di precauzione al solo scopo di evitare il crollo di pezzi di cemento sulla testa delle persone che transitano sotto”.

Nel caso del vecchio viadotto Teiro in direzione Genova, spiega poi Perata, “gli interventi manutentivi veri sono stati fatti molti anni fa e risultano ormai obsoleti: si sono aperte vistose crepe, si stanno staccando porzioni abbastanza consistenti, e le numerosissime cavillature, che si evidenziano soprattutto quando piove, rivelano che le reti metalliche di armatura posizionate a suo tempo, ormai sono state aggredite dalla ruggine e non sono più idonee allo scopo. Guardando questo ponte, che da lontano appare snello e piuttosto alto, quasi 30 metri dal fondo valle, mi è sorto il dubbio che non vi siano mai state montate le barriere antirumore per evitare la pressione del vento su tali barriere che, a quella quota, certamente non è trascurabile. Stando sotto al ponte il rumore provocato dai veicoli che transitano sui giunti fa pensare che le strutture non siano in buone condizioni e che le reti poste proprio a cavallo dei giunti abbiano lo scopo precipuo soltanto di evitare il precipitare di pezzi di giunto”.

La situazione degli altri viadotti sul territorio di Varazze, infine, è migliore soltanto di poco. “I ponti ad arco sembrano meglio conservati, ma in alcune foto che ho scattato si vedono copiose colature di ruggine davvero preoccupanti – conclude l’ingegnere – Anche il ponte sul rio Cucco, dove erano stati rifatti gli appoggi, non sembra presenta criticità evidenti. Ma i copriferro cominciano a presentare delle cavillature”.

Nelle immagini scattate dall’ingegner Simone Perata: i segni del cemento crollato da una trave del viadotto Teiro; i vistosi rattoppi su un pilone del ponte in località Mulino a vapore; particolare sulla rete da pollaio fissata per evitare cedimenti improvvisi.

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