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Via al processo per lo studente accusato di atti di bullismo contro il compagno disabile

Il papà della presunta vittima rircorda il racconto choc del figlio: "Mi hanno bruciato con la sigaretta"

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Savona. Nel gennaio scorso uno studente diciottenne era stato colpito da un divieto di avvicinamento ad un compagno di classe disabile (anche lui già maggiorenne) nei confronti del quale avrebbe commesso una serie di gravi atti di bullismo. Una vicenda per la quale oggi è iniziato il processo che vede il presunto autore delle “persecuzioni” sul banco degli imputati per il reato di stalking.

Secondo la contestazione del pubblico ministero Elisa Milocco, infatti, lo studente (che dopo il provvedimento cautelare aveva cambiato scuola), avrebbe sottoposto il compagno disabile – in concorso con un secondo compagno che però all’epoca dei fatti era minorenne e, quindi, la competenza è del tribunale per i minori – a continue prese in giro, umiliazioni, angherie, ma soprattutto una serie di maltrattamenti come quello di spegnergli le sigarette sulle mani. Episodi gravissimi che, dopo essere stati denunciati alla polizia dai genitori dello studente disabile (ha una sindrome autistica), erano appunto sfociati nella misura cautelare emessa dal gip Fiorenza Giorgi.

Secondo la Procura gli atti di bullismo andavano avanti da diversi mesi, almeno da novembre 2017: lo studente disabile avrebbe subito continui scherzi (sarebbe stato preso a pallonate nelle ore di educazione fisica, ma gli avrebbero anche tirato addosso acqua e altri oggetti) e prese in giro che poi sarebbero degenerate nelle violenze fisiche dello spegnimento delle sigarette sulla mano (lesioni che gli sono state refertate in ospedale dove i medici le hanno ritenute compatibili con ustioni causate dalle sigarette).

Oggi in aula sono stati sentiti i primi testimoni dell’accusa e sono emersi alcuni nuovi particolari su come è nata l’indagine. Il primo ad accorgersi dei segni sulle mani del figlio è stato il papà del ragazzo che durante la sua deposizione ha ricordato: “Era a cena da me e ho notato un segno sulla mano destra, chiaramente era quello di una bruciatura di sigaretta, tra pollice e indice. Allora gli ho chiesto di raccontarmi cosa fosse successo e lui mi ha detto ‘Papà mi hanno bruciato con la sigaretta’ e poi mi ha fatto nome e cognome del responsabile, spiegandomi che era accaduto nel tragitto tra stazione e scuola, in una galleria. Gli ho detto di stare tranquillo e ho cercato di minimizzare la cosa con lui”.

Poi i genitori del ragazzo si sono confrontati coi docenti e, a poche settimane di distanza dal primo episodio, ce ne sarebbe stato un secondo: a quel punto hanno deciso di andare in questura per raccontare quello che il figlio gli aveva riferito e sono partite le indagini.

“Dopo il secondo episodio mio figlio mi ha detto che uno dei suoi compagni (quello che all’epoca era minorenne) gli teneva la mano e l’altro (l’imputato nel processo per stalking) lo bruciava con la sigaretta. Gli ho chiesto di farmi vedere dove era successo e mi ha portato nel sottopasso della stazione di Savona, sulla scalinata che porta ad un binario. Quando gli ho chiesto se gli aveva fatto male mi ha detto: ‘Papà ho sentito un milione di dolore'” ha raccontato il padre del ragazzo disabile, che è parte civile nel processo con l’assistenza dell’avvocato Emanuele Tambuscio.

A distanza di un mese, poi, ci sarebbe stato un terzo maltrattamento: “Dopo essere stato bruciato ancora mio figlio piangeva e diceva che non voleva più andare a scuola, era molto spaventato. Verso la fine dell’anno scolastico, quando i due compagni non erano più a scuola insieme a lui, è tornato ad essere sereno e mi ha detto: ‘papà finalmente sono in pace e posso andare a scuola tranquillo'”.

Oltre che ai genitori, la presunta vittima degli atti di bullismo, ha raccontato le violenze subite anche al dirigente scolastico del suo istituto che, in aula, ha ricordato come è successo: “E’ stato un episodio stranissimo. Sono andata in laboratorio per parlare con l’educatrice del ragazzo di un’altra questione e lui si è alzato di colpo. Si è avvicinato e mi ha fatto vedere dei segni sulla mano e mi ha detto ‘mi hanno bruciato, mi aiuti’. Ho chiesto chi lo aveva bruciato e mi ha fatto i nomi dei due compagni aggiungendo che era successo in stazione, prima di venire a scuola. A quel punto mi ha abbracciata e poi si è rimesso al posto. Quel giorno mi dava l’impressione di volersi sfogare”.

Tra i testimoni è stata sentita anche la psicologa e psicoterapeuta che ha effettuato una consulenza per il pubblico ministero per valutare l’idoneità a testimoniare della parte offesa. La specialista ha concluso che il ragazzo non sia idoneo a farlo perché si ritroverebbe in una situazione particolarmente stressante nella quale faticherebbe ad avere controllo sulle emozioni: “Certamente potrebbe ricordare meglio con soggetti non estranei e coi quali a maggiore confidenza, davanti ai quali si sentirebbe più sicuro. In un contesto emotivo protetto è più probabile che abbia maggiore controllo sulle sue emozioni” ha precisato la psicoterapeuta durante la sua deposizione.

Il processo a carico del diciottenne, che è difeso dall’avvocato Paolo Nolasco e oggi era presente in aula, proseguirà lunedì prossimo con l’audizione di altri testimoni dell’accusa.

Finora, l’imputato (che nelle prossime udienze avrà la possibilità di fornire la sua versione) si è sempre difeso respingendo con decisione l’accusa di aver avuto comportamenti violenti verso il compagno di scuola disabile.

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