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Lettere al direttore

Sub-Poste Italiane

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Un, due, tre e il pacco, anche se tuo, te lo ricompri te!

In un paese in continuo fermento lavorativo dove la crescita e la ripresa sono tangibili almeno quanto i pensieri. Mi toccherà trasferirmi in Norvegia…

Una doverosa presentazione nello specifico delle mie attività lavorative: commercio in orologi, quelli di lusso principalmente del noto marchio svizzero R, li vendo ovunque nel mondo, in paesi a volte a me sconosciuti. Di solito per fare questo prima li compro oppure li prendo in conto vendita.

Per le spedizioni mi affido a cifre non proprio regalate alle guardie giurate e tramite queste mi salvaguardo, con un’assicurazione a parte.

In questi 18 anni ho inviato e consegnato ovunque…pagando ovviamente le tasse che, si sa, in Italia sono quasi impercettibili.

Ma venendo al dunque per avere una maggiore vendibilità e visibilità a livello internazionale mi affido ad un sito di riferimento mondiale che si chiama Chrono24. Ovviamente anche questo ha un costo e non solo di abbonamento perché tutte le vendite vengono ulteriormente tassate…perchè ?…Boh

Comunque sempre questo sito fornisce alla clientela che acquista la possibilità di fruire di un servizio chiamato “trusted check out” che funge sulla falsariga di Pay Pal. Il cliente paga il sito e una volta ricevuto l’orologio, se conforme alle sue aspettative, il sito paga il venditore.

Ed eccoci al punto: nella seconda metà di agosto vengo contattato da un cliente norvegese che chiede insensatamente di acquistare tramite Chrono24 e il servizio trusted e vattelappesca

Immediatamente prenotiamo il ritiro e a nostre spese inviamo, pronti a poter pagare sui 400 euro di margine le esigue tasse e a pagare anche il cliente che ci ha lasciato in conto vendita l’oggetto.

E via la sarabanda… il cliente norvegese dice che l’orologio è più vecchio di quello che pensava e che non risponde appieno alle sue esigenze, Chiediamo quindi al cliente esigente di rimandarcelo e lui con scrupolo nordico provvede all’invio con suo corriere….passano i giorni, una settimana…dieci giorni, contattiamo il cliente che a sua volta interpella il corriere che a sua volta si rivolge alla dogana di Malpensa.

Il pacco risulta fermo a Malpensa da giorni poichè manca un documento che ovviamente nessuno ci ha chiesto. Contattiamo quindi i vari indirizzi mail della stessa dogana. E quasi per una intercessione divina veniamo chiamati… nulla, un foglio da compilare, due timbri e un invio via mail. Provvediamo…

Passano altri giorni. Dal corriere del cliente il pacco risulta sempre giacente. Scriviamo allora nuovamente all’indirizzo a cui avevamo mandato il modulo. Nessuna risposta, interlocutore eclissato.

Che sia sparita la dogana di Malpensa, forse i terroristi l’hanno fatta saltare e non si sa ancora nulla? Una nuova Ustica?

Macché, ricevo una mail dove si dice che il pacco è ora in mano delle Poste Italiane e che loro si occupano dello sdoganamento. Un brivido mi percorre la schiena… Anni addietro fruii del valido servizio delle Poste Italiane e manco a dirlo orologio sparito…si sa in un paese in guerra non si può pretendere che le poste funzionino al meglio. Non ho mai perso la speranza, come è successo di recente con una cartolina a distanza di 40 – 50 anni che anch’io possa riavere l’orologio indietro…

Cerco di mantenere il sangue freddo, come chi non sa più che altro fare, accendo candele in chiesa vengo confortato dagli amici chi mi dicono: “vedrai che negli anni sono migliorati, non preoccuparti un mio cugino ha ricevuto tutto quasi nei tempi giusti…”.

Ma sono consapevole con chi ho a che fare.

Prima di chiamare uno dei temuti numeri verdi mi assicuro di non poter essere interrotto chiudo il negozio spengo le luci e con le dita tremanti chiamo… solita voce registrata, solita musichetta angosciante: “le risponderà il primo operatore disponibile, non riattacchi per non perdere la priorità acquisita”. Come dal panettiere attendo in coda…

Dopo poche decine di minuti, una cordiale operatrice, probabilmente stressata da un rapporto di coppia difficile o dalla presenza di pitoni nel suo bagno risponde…Intontito e sonnecchiante per la musichetta ascoltata allo sfinimento fornisco numero di spedizione e chiedo ragione del mio.
“Non si preoccupi se non le hanno chiesto nulla, le verrà inviato, ci vogliono ancora circa 10 giorni sa i tempi d’ufficio…” Dieci giorni penso lo manderanno a dorso di Mulo probabilmente ci sarà un postino con uno scooter 50 che si occupa di smistare nel nord Italia e parte tutti i giorni all’alba senza un dove.

Passano i giorni, ancora una volta come un masochista che cerca una frustata nella schiena chiamo…il solito numero verde di male in peggio. Ora l’operatrice è ancora più cortese e pervasa da sensi di onnipotenza mi dice che sono loro a decidere che quando sarà il momento lo riceverò, che è lei investita da un sorta di cavalierato che si occupa di tutto e, tra le righe, sempre con una flemma anglosassone, mi fa capire che ho interrotto cose più importanti… Forse si stava occupando di risolvere il problema della fame nel mondo e io con il mio stupido orologio…

Provo a inserirmi nella sua cantilena senza successo. I “mi scusi, ma se serve altra documentazione me lo dica” vengono interrotti brutalmente. Che non osi l’uomo fermare la parola del signore delle Poste.

Umiliato riapro il negozio, lo sconforto mi pervade contatto il cliente che mi chiede spiegazioni e il venditore che batte cassa e spiego la situazione drammatica

E arriviamo a ieri 10 settembre 2018. Sono in macchina, sto andando al lavoro, squilla il telefono rispondo, sono… una nuova operatrice: “la chiamo in merito a…”, “si, si mi dica, sono io mi dica…” un barlume di speranza forse un miracolo… allora Dio esiste.

Con voce cantilenante e un tono come una madre che dice al figlio “non te lo ripeto due volte”

Allora il suo orologio anche se di sua proprietà anche se non le è stato pagato anche se lo attende da tempo deve essere sdoganato e DOVRA’ PAGARE I DAZI DOGANALI, SE LO RIVUOLE

Cosa faccio? Chiedo con timore: “e quanto sarebbero i dazi doganali?”.
Secca la risposta: il 22 % del valore assicurato…che su 5800 euro fa 1160 euro. Dunque l’orologio è mio, non me lo hanno pagato ci guadagnerei al lordo 400 euro se lo avessi venduto ma ne devo spendere 1160 per riaverlo.

E’ mio, non venduto non pagato e tassato. Preso dal coraggio della disperazione oso dire “ma lei sta scherzando”… non lo avessi mai fatto l’operatrice ancora più potente delle altre dall’Olimpo volge il suo sguardo impietoso su di me. Urlando come un venditore di cocomeri mi dice che “la legge non ammette ignoranza” Ma assume gli ignoranti, penso tra me e me. Questa frase credo che rappresenti una sorta di bonus esistenziale coatto di chi nella realtà dovrebbe servirci e invece ci comanda. Come a dire “perchè si perché è così e questa è casa mia e qui comando io e ogni di…”

Ancora una volta spiego la situazione: l’orologio è mio non è stato venduto ho solo avuto costi…Ma come osa un meschino essere umano ancora rivolgersi con tono sprezzante ad un Dio… e allora che la punizione divina ti colpisca blasfemo…

Urlando “lei mi fa solo perdere tempo”.
Nuovamente mi sono rapportato a chi ha cose più grandi da fare forse era in Confindustria a decidere di milioni di lavoratori, forse mi risponde da un paese lontano dove sta salvando decine di vite umane o forse è al Cern che sta shakerando neutrini.

Cosa diavolo ho fatto come mi sono permesso: “lei non accetta lo sdoganamento lo fa rimandare al mittente e poi si arrangia”

Vedi che in Italia per ogni problema c’è una soluzione civile e sensata, poi per altro io in Norvegia non ci sono mai stato. E’ una buona occasione e il biglietto aereo mi costa meno dello sdoganamento

Quasi quasi chiedo alle tre divinità che mi hanno risposto dalle divine POSTE ITALIANE se vogliono venire con me, a mie spese ovviamente, tanto mi costerà comunque meno per riavere il mio orologio che non mi è mai stato pagato…

Un lettore di IVG.it

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