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Sbarcati in Italia e ridotti in schiavitù con minacce e violenze, 6 arresti dei carabinieri fotogallery

L'indagine dei carabinieri di Alassio che ha scoperto il sistema criminale ideato da un commerciante bengalese

Alassio. Il sogno di venire in Italia e trovare una vita migliore si era trasformato in un incubo, finendo di fatto all’interno di un sistema criminale che li aveva ridotti in schiavitù. Proprio dalla denuncia di uno dei bengalesi, stanco di botte e soprusi, è partita l’indagine dei carabinieri della Compagnia di Alassio che ha portato all’arresto di sei persone, tutti bengalesi, accusati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, estorsione continuata, calunnia e possesso ingiustificato di armi.

Operazione contro l'immigrazione clandestina

Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal gip del Tribunale di Savona Alessia Ceccardi su richiesta del pm Chiara Venturi. Agli arresti sono finiti: Reza Karim, 34 anni (il capo dell’organizzazione), Sajib Miah, 23 anni, Hasan Mehadi, 23 anni, Asim Mattubar, 25 anni e Shidul Mattuber, anche lui 23 anni, Mohamed Shanto, di 18 anni.

L’indagine è stata avviata nel mese di maggio, a seguito di un pestaggio avvenuto nei pressi della stazione ferroviaria a colpi di catena che aveva coinvolto proprio il bengalese che poi ha denunciato tutto ai militari: da lì sono iniziati i primi accertamenti dei militari del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia Carabinieri di Alassio, con una attività ispettiva e di monitoraggio attento della comunità bengalese, fino alla scoperta di una vera e proprio organizzazione criminale.

La mente del gruppo era un insospettabile commerciante originario del Bangladesh, Karim, che obbligava i connazionali che volevano venire in Italia a pagare circa seimila euro in contanti per partire dalla Libia via mare. Una volta arrivati ottenevano un permesso di soggiorno per motivi umanitari e poi raggiungevano ad Alassio: qui i migranti bengalesi venivano messi a lavorare nelle tante attività commerciali intestate proprio al capo bengalese ed obbligati ad affittare un posto letto presso una delle sue abitazioni sovraffollate dava in affitto ai malcapitati connazionali: quest’ultimi erano costretti a pagare 300 euro al mese, in alloggi con più di 12 persone. Chi tentava di ribellarsi a questo sistema veniva minacciato e perseguito con vere e proprie spedizioni punitive: minacce e botte anche ai parenti in Bangladesh e non sono mancati episodi di grave violenza nei confronti dei migranti finiti nella “rete” di vera e propria schiavitù, con l’ultima aggressione che risale all’altra sera a Laigueglia. 

Operazione contro l'immigrazione clandestina

Per giustificare le violenze, il capo dei bengalesi, musulmano, faceva credere ai parenti che era costretto ad avere atteggiamenti “forti” perché i congiunti avevano cambiato fede diventando induisti. Infine, nei confronti degli arrestati è stata formulata anche l’accusa di calunnia, in quanto per giustificare le stesse aggressioni sono state fatte varie denunce ai carabinieri.

Nell’ambito dell’indagine dei militari sono state fatte irruzioni negli appartamenti e perquisizioni dettagliate dei negozi nei quali lavoravano senza sosta e in maniera continua i migranti. L’ultimo ricercato è stato trovato e arrestato a Camporosso, dove aveva già preparato le valigie, pronto ad abbandonare l’Italia in direzione Francia. Si era nascosto sotto al letto di un’abitazione gestita da una cooperativa per richiedenti asilo, ma è stato scovato dagli uomini dell’Arma.

L’attività investigativa dei carabinieri è ancora in corso per risalire ai vertici dell’organizzazione e non si escludono ulteriori sviluppi sull’indagine, in attesa degli interrogatori di garanzia dei cinque arrestati.

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