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Positivo ad un controllo antidoping a Celle, in aula si difende: “Farmaco preso per disfunzione sessuale”

Sul banco degli imputati è finito un corridore che nel procedimento sportivo è stato squalificato due anni dalle gare per assunzione di testosterone

Savona. Quel farmaco lo avrebbe preso – così ha sempre sostenuto – soltanto per risolvere una disfunzione relativa alla sfera sessuale e non per migliorare le sue prestazioni sportive sulla pista di atletica. Un ventisettenne di origini marocchine, residente nel ponente ligure, però ha finito per ritrovarsi a giudizio in tribunale per violazione della legge sul doping, oltre che ad essere squalificato per due anni dall’attività agonistica.

I guai per lo sportivo, tesserato per una società di atletica leggera ligure, sono iniziati al termine di una gara disputata a Celle Ligure, il “Meeting Arcobaleno” del 9 luglio del 2013. In quell’occasione il corridore era stato sottoposto ad un controllo antidoping ed era poi risultato positivo al testosterone.

Il caso era poi finito davanti al tribunale nazionale antidoping del Coni che, nel novembre 2013, lo aveva squalificato per due anni (fino al 2015) dalle competizioni sportive. A nulla erano servite le spiegazioni fornite dall’atleta che aveva dichiarato di aver preso quel farmaco, il “Sustanon”, per risolvere un problema legato alla sua sfera sessuale su prescrizione del suo medico di base. Il corridore aveva anche ammesso di essersi accorto del bollino rosso (che indica la presenza di sostanze dopanti) sulla confezione del medicinale, ma di averlo assunto nella convinzione che il tempo tra la somministrazione e la gara sarebbe stato sufficiente per eliminare la sostanza.

Al momento del controllo antidoping effettuato a Celle invece non avrebbe dichiarato di aver preso il “Sustanon” per non farlo sapere alla sua ragazza che era presente, senza sapere (sempre secondo la versione fornita al tribunale antidoping) di avere la possibilità di chiedere l’esenzione ai fini terapeutici in caso di uso di sostanze dopanti. Di qui la decisione dei giudici dell’organo federale di squalificare l’atleta.

Oltre alla giustizia sportiva, adesso, il ventisettenne deve rispondere anche penalmente della violazione visto che non rispettare la legge antidoping in Italia è un reato vero e proprio. Di qui il processo penale in corso nel tribunale di Savona che vede il giovane a giudizio per aver assunto – questa l’accusa contestata dalla Procura – un farmaco non giustificato da patologie e idoneo ad alterare le prestazioni agonistiche. La prossima udienza è stata fissata nel gennaio 2019.

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