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Picchiato perchè gay, ora dovrà portare una placca in titanio a vita: la storia di Samuele

Studente, 21 anni, di Albisola Superiore, è stato pestato a Milano mentre aspettava il tram per andare a lezione

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Savona. Prima gli insulti, “fr*cio di me*da”. Poi gli sputi. Quindi le minacce, “ti seguo fino a casa”. Infine la violenza: colpito barbaramente al volto, con una furia tale che ora, nella mascella, dovrà portare per tutta la vita una piastra di titanio. La colpa? Essere gay. E’ quanto denunciato da Samuele Vegna, uno studente savonese residente da tre anni a Milano, che su Facebook ha avuto il coraggio di pubblicare i segni della violenza subita.

“Oggi vi vorrei raccontare una storia, che chiunque può condividere e che purtroppo è la realtà e non una delle solite fake news” scrive Samuele, 21 anni, originario di Albisola Superiore. L’episodio risale a tre giorni fa: “All’ora di pranzo sto andando a lezione e aspetto il tram a Porta Romana come ogni giorno, quando un ragazzo che non conosco mi urta mentre era al cellulare e non si scusa. Così gli dico ‘Guarda dove vai!’. Lui mi guarda e mi dice ‘Fr*cio di me*da cosa vuoi’ e continua ad insultarmi, sputandomi più volte addosso davanti a tutti, in pieno centro a Milano. Nessuno fa nulla, nessuno reagisce“.

A quel punto Samuele decide di andarsene, per evitare altri problemi: ma il suo aguzzino non demorde. “Non contento mi segue, dicendomi ‘Ti seguo fino a casa sai!’. Io gli rispondo ‘Guarda, sto solo andando a lezione, tu cosa diavolo vuoi da me?'”. Ed è qui che si scatena la violenza dell’ignoto aggressore. Il racconto di Samuele è lucido e distaccato: “Mi sbatte a terra, tirandomi due pugni in faccia e poi un calcio su un fianco. Io provo a difendermi e cerco aiuto e la gente accorre ma non c’è nessun agente con il ‘beneamato’ taser. Nessuno lo ferma nella sua fuga; nessuno si è poi offerto di testimoniare per me, almeno finora. La sua faccia resta indimenticabile”.

Il risultato fisico di tanta violenza alla fine è visibile nelle numerose ferite sulle ginocchia, in un grosso livido sul fianco sinistro ma soprattutto nella faccia gonfia a causa una frattura scomposta della mascella, per la quale Samuele ora dovrà essere operato con l’inserimento di una piastra di titanio che rimarrà per il resto della sua vita. A tutto questo va aggiunto il dramma psicologico: “All’inizio ho avuto molta, molta paura di tornare lì – ammette il ragazzo – Paura di aspettare di nuovo il tram, a quell’orario preciso. Non volevo dire nulla a nessuno, volevo far finta di essere caduto dalle scale. Il risultato è che se sei omosessuale, se hai capelli tinti argento e una voce come la mia dalla quale capiscono tutto, hai paura di venir picchiato da chiunque ormai dopo un fatto del genere, se esprimi te stesso o se dici un semplice ‘guarda dove vai’”.

Poi però Samuele ha riflettuto e preso una decisione difficile: “Penso che il mondo debba sapere. Io so di non essere solo, so che si può e si deve combattere l’omofobia. L’Italia può essere migliore, l’Italia di quelle persone che in qualche modo sono accorse e almeno lo hanno fatto fuggire con la loro presenza. E’ anche di questo che si ha bisogno. Il silenzio serve solo a peggiorare le cose, dentro di te e con chi ami e ti chiede perché tu stia male. L’Italia può essere migliore, il populismo con cui veniamo infettati ogni giorno da parte di certi politici che predicano razzismo e valori che esistono solo per loro, per fini di sola propaganda, non ci appartiene. L’odio non ci appartiene”.

“Io ho deciso che tornerò a prendere il tram a quell’ora – è in conclusione il messaggio di speranza di Samuele – io andrò a lezione e vivrò la mia vita nella normalità perché adesso sono più forte“.

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