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“L’uomo che uccise Donchisciotte” al NuovoFilmStudio evento

Il ritorno sul grande schermo del regista Terry Gilliam

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Savona. Toby, un giovane regista pubblicitario cinico e disilluso, si ritrova prigioniero delle bizzarre illusioni di un vecchio calzolaio spagnolo convinto di essere Don Chisciotte. Durante le loro avventure comiche e, progressivamente, sempre più surreali, Toby è costretto a fronteggiare le conseguenze di un film che realizzò quand’era un giovane idealista, che ha inciso in modo indelebile sulle aspettative e sui sogni di un piccolo villaggio spagnolo. A questo punto almeno tre interrogativi si impongono: riuscirà Don Chisciotte a sopravvivere alla sua follia? Sarà in grado di salvarsi dalla morte che incombe? E riuscirà l’amore a trionfare su tutto?

“L’uomo che uccise Don Chisciotte” segna il ritorno sul grande schermo di uno dei sempre più rari autori convintamente e orgogliosamente indipendenti che l’odierno panorama cinematografico internazionale possa offrirci. Un ritorno, quello di Terry Gilliam, con un film, o, per essere più correttamente puntuali, con la pellicola che sembrava non poter esistere: sorta di infinito interminabile, inconcluso parto di una mente creativa, il doppione ideale del Don Quixote di Orson Welles, abbandonato in fretta e furia in Italia e poi finito nell’oblio di un mondo del cinema corrotto e privo di cavalieri. Un’opera che, proprio perché del tutto priva di padroni ideali, si presenta anche sciolta da qualsiasi possibile vincolo.

Gilliam attua una moltiplicazione di suggestioni sul confronto tra verità e menzogna, tra illusione e realtà, incentrata attorno al tema del doppio, della possibilità di un’infinita sequela di Don Chisciotte e di Sancho Panza. Creatura multi-cefala, il film, sembra rimanere sospeso nel limbo di un uomo che crede in modo totale nelle potenzialità dell’immaginario tanto da diventare lui stesso il padrone e lo schiavo di sé e della propria illimitata creatività. È Gilliam il vero Don Chisciotte.

È Gilliam a lanciarsi con l’arma in resta contro i mulini a vento, contro quei giganti-produttori che, forse, non esistono nemmeno nella realtà. O forse sì, ma non con quelle sembianze. È sempre Gilliam a sognare l’amore e la virtù di Dulcinea/cinema, pura ed eterea come una fanciulla d’altri tempi. Precipita dunque questo Don Chisciotte-Gilliam – sbavato e imperfetto – come a incarnare il cammino di un’intera vita trascorsa a rincorrere il sogno di una produzione fallimentare. Eppure c’è una linea di resistenza in questo progetto titanico, in questo incondizionato incontro di arte e vita, un filo rosso per affrontare il reale, non facendosi schiacciare da esso.

Quasi un raccogliere e tramandare le parole di Sancho:

Non muoia, signor padrone, non muoia. Accetti il mio consiglio, e viva molti anni, perché la maggior pazzia che possa fare un uomo in questa vita è quella di lasciarsi morir così senza un motivo, senza che nessuno lo ammazzi, sfinito dai dispiaceri e dall’avvilimento. Sù, non faccia il pigro, si alzi da questo letto, e andiamocene in campagna vestiti da pastori come s’è fissato, e chi sa che dietro a qualche siepe non si trovi la signora Dulcinea disincantata, che sia una meraviglia a vedersi.

Regia Terry Gilliam
Con Adam Driver, Jonathan Pryce, Olga Kurylenko, Stellan Skarsgård
GB/Spa 2018, 132’

Date e orari

ven 28 settembre (18.00 – 21.15)
sab 29 settembre (17.30 – 20.10 – 22.30)
dom 30 settembre (15.10 – 17.30 – 20.10 – 22.30)
lun 1 ottobre (15.30 – 18.00 – 20.30)

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