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I Magazine di IVG.it - La Quinta di Copertina

Due libri per… gli amanti delle saghe familiari e chi ama le rinascite

"La quinta di copertina" è la rubrica per gli appassionati di lettura, ogni venerdì due libri consigliati da "La Compagnia dei Lettori"

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La Compagnia dei Lettori è un gruppo nato allo scopo di leggere e parlare di libri condividendo emozioni e riflessioni scaturite da una passione comune. Si riunisce ogni primo martedì del mese alla Feltrinelli di Savona.

Chi desidera partecipare agli incontri, può scrivere a lacompagniadeilettori@gmail.com. In questa rubrica, ogni venerdì, verranno consigliati due libri ad altrettante “categorie” di lettori.

CONSIGLIATO AGLI AMANTI DELLE SAGHE FAMILIARI

TITOLO: Volevamo solo andare lontano

AUTORE: Daniel Speck (Daniel Speck, sceneggiatore di successo, docente e scrittore, è nato a Monaco di Baviera nel 1969. Ha studiato storia del cinema presso l’Università di Monaco e la Sapienza di Roma – città in cui ha vissuto per alcuni anni – e alla Scuola di cinema di Monaco. Per il suo lavoro di sceneggiatore ha ottenuto premi prestigiosi, come il Grimme-Preis, definito «l’Oscar della tv tedesca». Volevamo andare lontano è il suo primo romanzo, diventato subito un bestseller in Germania, dove è stato l’esordio più venduto nell’anno di uscita e ha svettato per oltre dodici mesi nella Top 10 di «Der Spiegel».)

EDITORE: Sperling&Kupfer

ANNO: 2018

PAGINE: 552

PREZZO: 19.90 Euro

CITAZIONE: «Non siamo soli a scrivere il libro della nostra vita»

TRAMA: Milano, 2014. Julia, giovane e brillante stilista tedesca, sta per affrontare la sfilata che potrebbe finalmente coronare i suoi sogni. Ma, proprio mentre guarda al futuro, il passato torna a cercarla nei panni di uno sconosciuto che sostiene di essere suo nonno. Dice di essere il padre di quel padre che lei ha sempre creduto morto, e le mostra la foto di una ragazza che potrebbe essere Julia stessa, tanto le somiglia, se solo quel ritratto non fosse stato scattato sessant’anni prima. Milano, 1954. Vincent, promettente ingegnere tedesco, arriva da Monaco con il compito di testare una piccola automobile italiana che potrebbe risollevare le sorti della BMW. È così che conosce Giulietta, incaricata di fargli da interprete, e se ne innamora. Lei è una ragazza piena di vita e di sogni – ama disegnare e cucire vestiti – ma è frenata dalla sua famiglia, emigrata dalla Sicilia, e da una promessa che già la lega a un altro uomo. Si ritroverà a scegliere tra amore e dovere, libertà e tradizione, e quella scelta segnerà il destino di tutte le generazioni a venire… Fino a Julia. Proprio a lei, oggi, viene chiesto da quel perfetto estraneo di ricucire uno strappo doloroso, di ricomporre una famiglia che non ha mai conosciuto. Ma che ha sempre desiderato avere. Se accetta, l’attende un viaggio alla ricerca della verità, un tuffo nel passato alla scoperta delle sue radici. L’attendono bugie e segreti che potrebbero ferirla: il prezzo da pagare per riavere un mondo di affetti che le è sempre mancato. L’attende la scoperta emozionante di un amore incancellabile a cui va resa giustizia e di una donna luminosa che, all’insaputa di Julia, vive da sempre dentro di lei e dentro i suoi sogni.

OPINIONE: Il romanzo ripercorre le vicende di tre generazioni di italiani/tedeschi/italo-tedeschi dal dopoguerra ai giorni d’oggi. L’autore tedesco, Daniel Speck, dimostra di non seguire gli stereotipi che caratterizzano, anche in letteratura, gli italiani all’estero, ma dimostra di conoscere bene i sentimenti, le tradizioni e le problematiche di chi ha dovuto lasciare il proprio paese per sopravvivere. Il libro è attuale ricordandoci quello che noi italiani siamo stati e che ora sembra abbiamo dimenticato nei confronti dei nuovi migranti, sottolineando le difficoltà per conciliare lavoro, amore e famiglia. Questo libro ci ricorda che l’amore, gli affetti famigliari, il saper vivere in pace con tutti, sono valori che vanno perseguiti, sempre. Per raccontare tutto questo, lo scrittore sceglie di ripercorrere la storia della famiglia Marconi dagli anni 50 ai giorni nostri, emigranti siciliani in Germania, attraverso un susseguirsi di amori, tragedie, litigi e riappacificazioni. Questa storia è una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio alla ricerca delle proprie origini. Tre generazioni a confronto con le loro speranze, i loro dolori e le loro tradizioni. I personaggi in questo romanzo sono caratterizzati in maniera magistrale con i loro pregi e i loro difetti.

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CONSIGLIATO A CHI AMA LE RINASCITE

TITOLO: Hotel Silence

AUTORE: Auður Ava Ólafsdóttir (Audur Ava Ólafsdóttir, nata a Reykjavik nel 1958, ha insegnato Storia dell’arte ed è stata direttrice del Museo dell’Università d’Islanda.
In Italia ha pubblicato Rosa Candida (Einaudi, 2012), La donna è un’isola (Einaudi, 2013), L’eccezione (Einaudi, 2014) e Il rosso vivo del rabarbaro (Einaudi, 2016).
Rosa candida è stato finalista al Prix Fémina e ha vinto il Gran Prix des lectrices de Elle, il Prix Page des Libraires 2010, il Prix des libraires du Québec e il Prix des Amis du Scribe 2011. Hotel Silence (Einaudi 2018) ha vinto l’Icelandic Literature Prize ed è stato eletto Libro dell’anno 2016 dai librai islandesi.)

EDITORE: Einaudi

ANNO: 2018

PAGINE: 188

PREZZO: 18.50 Euro

CITAZIONE: “la devastazione è ovunque. Alti palazzi condominiali sono semidistrutti e mancano quasi dappertutto i vetri alle finestre, laddove i muri si reggono ancora. Penso, tra me e me: qui le case crollano sotto le bombe, da noi si schiantano le rocce, le pietre quasi fuse affiorano e galleggiano sulla lava come sulla corrente di un fiume.”

«La pelle è l’organo più grande del corpo umano. In un adulto la pelle occupa una superficie di due metri quadri e pesa circa cinque chili. Per altri esseri viventi si parla piuttosto di manto, o di pelame. In antico islandese la parola “pelle” aveva anche il significato di carne.»

TRAMA: Jónas ha quarantanove anni e un talento speciale per riparare le cose. La sua vita, però, non è facile da sistemare: ha appena divorziato, la sua ex moglie gli ha rivelato che la loro amatissima figlia in realtà non è sua, e sua madre è smarrita nelle nebbie della demenza. Tutti i suoi punti di riferimento sono svaniti e Jónas non sa più chi è. Nemmeno il ritrovamento dei suoi diari di gioventù lo aiuta: quel giovane che era oggi gli appare come un estraneo, tutta la sua esistenza una menzogna. Comincia a pensare al suicidio, studiando attentamente tutti i possibili sistemi. Non vuole però che sia sua figlia a trovare il suo corpo, e decide di andare a morire all’estero. La scelta ricade su un paese appena uscito da una terribile guerra civile e ancora disseminato di edifici distrutti e mine antiuomo. Jónas prende una stanza nel remoto Hotel Silence, dove sbarca con un solo cambio di vestiti e la sua irrinunciabile cassetta degli attrezzi. Ma l’incontro con le persone del posto e le loro ferite, in particolare con i due giovanissimi gestori dell’albergo, un fratello e una sorella sopravvissuti alla distruzione, e con il silenzioso bambino di lei, fa slittare il suo progetto giorno dopo giorno.

OPINIONE: Hotel Silence (eletto Libro dell’anno dai librai islandesi) è un romanzo poetico e delicato, un inno alla capacità della vita di rigenerarsi e trasformarsi. Con la sua straordinaria delicatezza l’autrice tratta il tema della solitudine, della sofferenza e del dolore, solo il misurarsi con l’altro si può finire per lavorare su se stessi e sulle proprie incapacità e limitazioni a vivere e a reagire agli eventi con la consapevolezza di poter anche andare oltre. Il finale vuole descriverci l’ottimismo del protagonista e trasmetterci la fiducia nella bellezza del mondo e della vita. Anche se tornano gli argomenti cari all’autrice – la purezza e l’innocenza dell’infanzia e il coraggio delle donne – il tema principale del libro è la rinascita dalle proprie macerie, la ricostruzione, materiale e simbolica, di una comunità e di un singolo individuo attraverso l’aiuto reciproco che, specularmente, permette all’uno e all’altra di tornare alla vita. Accurate sono le descrizioni degli orrori della guerra, della mancanza di obiettivi. L’autrice descrive il tutto con un tono a tratti cinico, quasi ad alleggerire l’atmosfera e la tensione creatasi. Simbolico è anche il titolo dell’hotel, antico albergo di lusso dove andare a fare delle cure termali, è l’analogia ambivalente del silenzio, del vuoto, in mezzo alle urla dello sterminio. Una lettura profonda e meditata, positiva e perspicace.

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