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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Al fin della tenzon…

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“Ma ci vuole più coraggio a concludere, che a fare un verso nuovo”, come sentenzia il grande Nietzsche nel suo capolavoro: “Così parlò Zarathustra”. In ogni caso, in seguito ad un percorso che ci accompagna da più di un mese, è giunto il tempo di provarci!

…Come dicevamo, il lupo, forse esauritosi l’effetto dell’anestesia, si risveglia e scopre di avere un grave problema: ciò che, contronatura, aveva inghiottito per intero, ora è stato sostituito secondo una tragica logica degna del contrappasso dantesco, con materiale morto e mortale. Ancora una volta, giustificando il tutto con la misteriosa logica delle fiabe, non ci si chiede per quale oscura ragione il cacciatore non uccida la belva ma ne decreti la fine attraverso un criptico rituale. Ebbene, ancora una volta proviamo a suggerire una risposta che implica altri interrogativi: perchè il lupo si traveste da donna? Perchè non mastica le sue prede?

Per poter individuare un ordine intrinseco e fondante per l’intera vicenda va formulata un’ipotesi sdoppiata per le due diverse versioni della storia: nella prima non abbiamo il cacciatore, non compare più la mamma ed il lupo-maschio feroce si gode la sua lenta digestione, nella seconda sopraggiunge il cacciatore-chirurgo-maschio rassicurante ed il lupo muore della patologia da gravidanza litoisterica. Nel primo caso il maschio è il tipico esempio di invidia dell’utero poichè questo è ciò che assegna nel matriarcato il crisma del potere: mater certam est, pater…! Il maschio non può sapere con chi la femmina abbia procreato e se il neonato è suo: nessuna proprietà, nessun controllo, nessun potere. Nel secondo caso, e siamo in un’epoca in cui la fallocrazia impera, ecco che il maschile diventa un uomo armato, capace di interventi chirurgici, di sottile e severa arguzia, capace di garantire protezione al femminile finalmente esautorato.

Insomma, questa fiaba ben rappresenta l’apparato culturale e politico messo in campo dal maschio incapace di potere naturale, un maschio senza potere e, quindi, impotente, che vive il sesso e la forza come strumenti di rabbiosa prevaricazione per potersi trasformare nel maschio moderno, detentore del potere politico, militare, culturale, ma disposto a garantire, a chi accettasse la conseguente subalternità, la sicurezza del suddito.

Non abbiamo più molto spazio per un’analisi tanto complessa, ma chiediamoci: cosa c’è di così naturale nel fatto che sia il cognome del maschio a passare ai figli? Che assurdità è mai il valore attribuito alla verginità? Davvero ha un fondamento la teoria freudiana dell’invidia penis? Come siamo arrivati fino al punto di dover inventare la “quota rosa”? Credo che chi mi legge, ahimé non solo se maschio, possa pensare che questi scritti siano un inno all’uguaglianza tra i sessi che sono diversi, all’equità socio-giuridica tra uomo e donna, ma l’intento non è difendere la donna e criticare l’uomo, sono convinto che esistano, purtroppo, molte donne maschili e, per fortuna, molti uomini femminili.

Nessun merito nel possedere attributi di un certo sesso, nessuno può scegliere se nascere maschio o femmina, io mi sono sempre riferito, lungo il percorso dei questi articoli, al valore peculiare del femminile e del maschile che nulla ha a che vedere con peni e uteri. Chi desidera controllare, chi ha il terrore dell’assenza di potere, chi chiama ordine il simulacro dei simulacri, lo stato come fenomenizzazione del potere, ed il suo primogenito, il denaro, altro nome della proprietà privata, ebbene, questo è il maschile, l’impotente che si inventa un diritto innaturale e lo colloca dovunque attraverso l’educazione all’inconsapevolezza. Ecco che il femminile non è la donna, ma l’intelligenza libera dal bisogno di potere, poichè desideri ciò che non possiedi e non ha senso anelare ciò che è tuo ontologicamente.

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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