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I Magazine di IVG.it - Per un Pensiero Altro

Quando l’assurdo…

Per un Pensiero "Altro" è la rubrica filosofica di IVG: ogni mercoledì, partendo da frasi e citazioni, tracce per "itinerari alternativi"

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Perchè non provare a consentirsi un “altro” punto di vista?
Senza nessuna pretesa di sistematicità, ma con la massima onestà intellettuale, il curatore, che da sempre ricerca la libertà di pensiero, ogni settimana propone al lettore, partendo da frasi di autori e filosofi, “tracce per itinerari alternativi”. Per quanto sia possibile a chiunque, in quanto figlio del proprio pensiero.

“C’era una volta…”: è questa la formula con la quale si aprono tutte le fiabe ed è proprio un’analisi del linguaggio delle fiabe che intendo condurre in una breve serie dei nostri prossimi incontri pop-filosofici, certo, acquisirà senso e completezza l’intero ragionamento per chi, con un minimo di costanza, seguirà almeno gli articoli che ci accompagneranno nel corso di questa estate.

Intanto una sintetica notazione intorno al tempo verbale: sicuramente vi sarà capitato di giocare da bambini e certo vi ricordate che si inventavano i contesti nei quali sviluppare la vicenda, si definivano i personaggi, i caratteri; faccio un esempio? Ecco: io ero il principe, tu la principessa prigioniera del drago e lui era il re cattivo; nel tempo i personaggi sono cambiati sul genere: io ero l’uomo ragno, tu una giornalista ficcanaso e via di seguito. Come ho accennato, oggi è più rara questa situazione, ma basta poco, un contesto in cui mancano videogiochi e simili, ed ecco che i bambini ritornano creativi ed utilizzano il tempo imperfetto. Già, non il passato, ancor meno il presente, tempi che sottostanno a troppe censure logiche, ma il magico tempo imperfetto in cui io, fragile bambino di periferia, posso essere un principe e tu la mia principessa.

Ma torniamo all’oggetto di questa serie di incontri e, in particolare, alla fiaba di Cappuccetto Rosso. Con il contributo di un capitolo del saggio di Erich Fromm “Il linguaggio dimenticato” provo ad analizzare il linguaggio ancor più dimenticato delle fiabe per suggerire quanto i giochi di oggi, come quelli di ieri, costruiscono messaggi subliminali che si radicano profondamente in ognuno. Bene, cominciamo dal colore del cappuccio sottolineando che la fiaba in questione, arrivata a noi nella definitiva versione scritta di Perrault del 600, ha origini orali e medioevali. Nasce più o meno contemporaneamente in diversi paesi europei e la protagonista riceve in dono una mantellina con cappuccio e sempre di colre rosso, rouge, rot, red, rojo, a seconda delle lingue parlate dalle nonne che intrattenevano i piccoli la sera davanti al camino. Ora, ripensandoci, non vi appare piuttosto strana una simile coincidenza? Non voglio per ora ricorrere al concetto di assurdo introdotto dal titolo che prenderà senso più avanti, ma consentitemi almeno di evidenziare come, ciò che abbiamo indicato come coincidenza, sia opportuno analizzarlo come per niente casuale.

Se non è casuale, però, è doveroso tentare di ipotizzare una spiegazione logica, a tal fine può esserci utile rileggere la vicenda proprio dal suo insolito inizio. Protagoniste dell’incipit sono una mamma ed una bambina che ha ricevuto come dono, ora che sei diventata grande, propio l’indumento rosso in questione, regalo che comporta una notevole assunzione di responsabilità, infatti, ora che è diventata grande, a Cappuccetto Rosso viene assegnato un incarico difficile, deve portare da mangiare alla nonna malata che abita tutta sola dalla parte opposta del bosco. Siamo solo all’inizio della nostra fiaba, ma già un messaggio subliminale è in viaggio, un messaggio che non è stato coscientemente progettatto dalla nostra ipotetica vecchia narrante, ma che, sia a lei che a tutti gli astanti del medioevo fino a quelli contemporanei, appare estremamente logico, quantomeno nella logica delle fiabe, ed è per questa ragione che può prender posto radicalmente nell’inconscio collettivo: bambina, sei diventata grande quindi hai nuove possibilità e sei esposta a nuovi pericoli. Credo sia chiaro a chi mi legge, ma è corretto concludere la decriptazione: una bambina diventa grande quando diviene signorina, come si dice oggi, cioè quando inizia ad avere il ciclo mestruale, ecco evidente il senso dell’apparente casualità del colore del cappuccio! Ma siamo solo all’inizio…

Per un Pensiero Altro è la rubrica filosofica di IVG, a cura di Ferruccio Masci, in uscita ogni mercoledì: clicca qui per leggere tutti gli articoli

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