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“Mio figlio rischia la vita: ho bisogno di denaro”: truffa affettiva viene scoperta e stoppata dal commissariato di Alassio

La vittima, una donna sulla cinquantina, ha perso oltre 10 mila euro in meno di 3 mesi

Alassio. “Mio figlio sta male, è in ospedale e rischia la vita. Io sono venuto in Ghana a trovarlo, ma la polizia mi ha sequestrato e mi serve denaro per il riscatto”. Potrebbe riassumersi così l’ultimo, ennesimo messaggio inviato da un truffatore alla sua vittima, una donna sulla cinquantina di Alassio, che nell’arco di circa 3 mesi ha perso quasi 30 mila euro. E solo l’azione repentina e tempestiva del commissariato alassino, guidato dal nuovo dirigente Gilda Pirrè, ha fatto sì che almeno l’ultima tranche da ben 18 mila euro fosse stoppata.

Si tratta di un fenomeno purtroppo ormai comune, che si identifica con il nome di “truffa affettiva”. Il truffatore scova la sua vittima sui social, cerca profili dai quali traspare grande sensibilità e umanità e si mette in azione, iniziando una corrispondenza social con la vittima.

Nel caso di Alassio, il truffatore ha affermato di essere un uomo da poco vedovo, con un figlio a carico, tale Noah, al quale non poteva stare accanto per via del suo lavoro, su una petroliera in mezzo al mare. Quindi, con il passare del tempo, il racconto si è fatto sempre più ricco di particolari e di vicissitudini, accompagnate da continue richieste di bonifici (decine), sempre sotto i mille euro e sempre tramite il sistema dell’home banking per non destare sospetti.

La vittima, in poco più di 2 mesi, ha fornito al suo aguzzino circa 12 mila euro e lui ha deciso di provare il tutto per tutto. Ha raccontato alla donna che il figlio, residente a Londra, era tornato in Ghana, ma era stato vittima di un gravissimo incidente (il tutto “confermato” da centinaia di fotografie di un ragazzo su un letto di ospedale inviate via Messenger e Hangout) e lui si era recato a sua volta in Africa per fargli visita. Una volta in Ghana, però, era stato sequestrato dalla polizia e aveva bisogno di un grande quantitativo di denaro per curare il figlio e pagare la sua cauzione.

Una richiesta enorme da ben 18 mila euro, che la donna ha deciso di concedere. Ma per prelevare una somma del genere è necessario recarsi in banca e di fronte alla richiesta il direttore dell’istituto di credito si è insospettito e ha avvertito il commissariato di Alassio.

A quel punto sono partite le indagini approfondite degli agenti, che hanno scoperto che i bonifici erano diretti nei posti più disparati (alcuni in Ghana, alcuni a New York) e che il destinatario, un dottore ghanese, in realtà non fosse mai esistito. Ma il compito più difficile per la polizia di stato è stato convincere la vittima che si trattasse di una truffa ma l’opera di convincimento, per fortuna, è andata a buon fine. La vittima, dunque, ha perso oltre 10 mila euro, ma gli uomini del commissariato alassino le hanno permesso di salvare i restanti. Le indagini proseguono approfonditamente per risalire all’identità del “truffatore affettivo”.

“Bisogna sempre mantenere alta l’attenzione quando si conoscono altre persone sui social e inizia una corrispondenza. In particolare quando vengono presentate situazioni di difficoltà accompagnate da richieste di denaro bisogna insospettirsi e chiedere aiuto”, hanno fatto sapere dal commissariato alassino.

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