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La nuova generazione degli istruttori: tra pura passione e chance di carriera

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

L’intervista che proponiamo svolta da Francesco Crisanti istruttore dei Pulcini 2009 Levante della Sampdoria è stata dedicata all’ideatore-creatore nonchè senjor web master del fortunato e seguitissimo Alleniamo.com, Fabrizio Murgia (attuale allenatore della Berretti dell’Arzachena, in precedenza dell’Ilvamaddalena – Promozione Sardegna, oltre che buon giocatore) e consideriamo che rappresenti una delle più riuscite per eccellenza come riferimento per allenatori, esperti, appassionati e addetti ai lavori, cui stanno a cuore le sorti del calcio giovanile.Ne riportiamo i passaggi principali nella certezza che suscitino interesse  e spunti di riflessione.

Signor Murgia, quanto tempo fa e come è nata l’idea alla base di Alleniamo.com?
“‘Alleniamo.com’ nasce dall’esigenza di approfondire, di avere relazioni con colleghi ed amanti del settore. Circa 20 anni fa, per me che sono un isolano a La Maddalena – Sardegna, era un’impresa reperire testi ed avere confronti e gli aggiornamenti dovevamo andare a farli direttamente a Coverciano dove, in verità, non sempre ci si riusciva ad modernizzarsi compiutamente. Internet era solo agli inizi e non tutti avevano il piacere di mettere in rete i propri lavori. Si sa che gli allenatori sono sempre un po’ gelosi e restii nell’aprirsi. All’inizio è stata dura, il materiale scarseggiava e spesso dovevo prendere a campione le mie settimane tipo e pubblicarle, così, giusto per procedere. Pian piano però, soprattutto con la nuova generazione di allenatori le cose sono cambiate, quasi radicalmente. Spesso faccio infatti  fatica a stare dietro a tutto il materiale che ci inviano, in quanto abbiamo circa 4000 contatti giornalieri da ogni parte del mondo e soprattutto la cosa che più mi gratifica, e la condivisione del progetto. Ognuno dei collaboratori a ragion veduta è parte integrante del sito. Perseguono senza fini di lucro, come me del resto, l’obiettivo di avere ulteriori momenti di confronto, di scambi di esperienze, che fanno crescere. Il lavoro è ancora tanto perché ogni giorno si impara qualcosa da tutti”.

Quali sono i riscontri che trova tra gli addetti ai lavori? Sia in positivo che in negativo?
“I riscontri sono senz’altro lusinghieri, dicevo dei tanti contatti e delle numerose mail di ringraziamento per il lavoro che facciamo. I colleghi (e non) apprezzano il nostro sforzo. Non abbiamo mai mandato una preparazione o una settimana tipo a quanti (all’inizio tantissimi) ci chiedevano delle sedute già pronte. Sarebbe stato avvilente e coloro che ce le chiedevano, non avevano il nostro spirito: sperimentazione, sbagli, passione. Copiare non fa del bene ai ragazzi che si andrà ad allenare. Spunti si, assolutamente. Ogni contesto in cui si opera è differente e solo con l’esperienza ed il lavoro, si capisce cosa evidentemente è necessario per raggiungere gli obiettivi tecnici, tattici e fisici”.

Come ritiene stia cambiando il mondo del calcio giovanile? Sia tra le società dilettantistiche che nei palcoscenici professionistici?
“Il mondo giovanile sta mutando, non so ancora  se in meglio o in peggio. Bene sicuramente l’introduzione del supporto del preparatore atletico,  molte società si stanno finalmente adeguando; male invece la ricerca del risultato ad ogni costo e soprattutto  la poca cura della tecnica. Molti allenatori allenano i giovani, ma il loro sogno è quello di allenare una prima squadra. Quindi vogliono farsi notare e per loro vincere è importante per la ‘carriera’. Niente di più sbagliato, si trascurano tante cose: formazione, ripetizione del gesto, pazienza, perseveranza e sacrifici. Si cura troppo quello più bravino e  si trascurano molti che hanno tempi differenti e di crescita e di personalità. Ne consegue che già nei piccolissimi ci sono molti abbandoni, perché non trovano adeguate certezze e cure e spesso si sentono inutili”.

Tecnica, tattica, preparazione fisica e motivazione. Tra quali di questi settori trova che ci siano più margini di crescita?
“Tecnica, tattica, preparazione fisica e motivazione sono componenti che fanno integralmente parte del bagaglio dell’atleta, giovane o grande. Secondo me non si possono scindere, forse dedicherei qualcosa in meno alla tattica, se parliamo principalmente di giovanissimi. Fondamentale la preparazione fisica, per accompagnare il gesto tecnico con dei movimenti armoniosi, di equilibrio e coordinazione. Il tutto miscelato nella preparazione della seduta, che deve essere sempre finalizzata al raggiungimento di obiettivi, appunto tecnici, tattici, coordinativi”.

Guardando in Italia quali settori giovanili ritieni all’avanguardia e perché? All’estero invece?
“I nostri settori giovanili sono all’avanguardia e ci sono ottime scuole calcio, non solo professionistiche. Il livello dei preparatori è eccellente ma… ho l’impressione che molti pensano di essere bravi, troppo bravi e a volte distanti. Senza fare nomi: per uno stage con convegno una squadra di Serie A vuole biglietti di viaggio pagati, albergo a 5 stelle con piscina, cucina internazionale e altri benefit. Chiami invece altre realtà, come ad esempio l’Arsenal (e qui faccio i nomi): ti dicono quando e dove e non ti costano nulla, anzi. Poi ci lamentiamo che ci soffiano i 14enni”.

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