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Gli chiedono i soldi per un finanziamento “fantasma”, lui denuncia la truffa ma finisce a giudizio: l’odissea di un 35enne savonese

L'uomo è stato assolto perché ha dimostrato di non aver mai sottoscritto il contratto, ma nel frattempo ha perso tutto e ora vuole un risarcimento

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Savona. Immaginate che vi arrivi una richiesta da una società di recupero crediti per un finanziamento da circa 12 mila euro che non avete mai sottoscritto. A quel punto, sapendo di essere dalla parte della ragione, vi rivolgete ai carabinieri per denunciare la truffa subita, ma, qualche tempo dopo vi ritrovate a giudizio per simulazione di reato.

Non è una storia inventata, ma la disavventura capitata a S.F., un savonese di 35 anni, che, nonostante al termine del processo sia stato assolto (“perché il fatto non sussiste”), oggi si ritrova a vivere un incubo dovuto a questa vicenda.

In aula, l’uomo è riuscito a dimostrare che, effettivamente, proprio come aveva denunciato nel 2010 ai carabinieri, quel finanziamento lui non lo aveva mai né richiesto né firmato.

“Non è emersa la prova della presentazione di una denuncia falsa – scrive il giudice nella motivazione della sua sentenza -. La firma (disconosciuta) è totalmente diversa da quella riportata sulla carta d’identità, sul contratto non compare la sottoscrizione della controparte ed in particolare delle generalità di chi materialmente avrebbe ricevuto la richiesta. Il rappresentante della società che si occupava del recupero credito, alle rimostranze del presunto debitore, ha incredibilmente offerto una immediata drastica riduzione della cifra apparentemente dovuta e non è stato dato seguito al recupero del credito”. Insomma, anche dal processo sarebbe emerso quando S.M. aveva sostenuto dal principio: che si trattava di una truffa.

Oltre alla beffa del processo, però, per il trentacinquenne savonese sono iniziati una serie di problemi legati a questa vicenda giudiziaria che lo hanno portato a perdere tutto.

Finché c’è stata l’indagine ed il relativo procedimento penale in piedi, infatti, per l’uomo, che era proprietario di un locale a Savona, sono iniziati una serie di problemi che lo hanno portato a perdere tutto: “Avevo un locale a Savona e ho subito lo sfratto perché le banche non volevano più avere rapporti con me. Mi sono riempito di debiti e ora ho anche una situazione grave in famiglia perché mio padre è malato. Chiedo un aiuto per avere quello che mi spetta”.

S.F., nonostante sia passato più di un anno dalla sentenza e quasi dieci da quando il fantomatico finanziamento sarebbe stato sottoscritto (in una filiale di Milano della stessa banca dove l’uomo aveva attivo il conto corrente), non ha ancora ricevuto nessun risarcimento da parte dell’istituto di credito. “Vorrei avere quello che mi spetta perlomeno per dare a mio padre, nel tempo che gli rimane, una vita dignitosa” conclude la vittima della truffa.

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