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Savona, al via il “Mongol Rally”: da piazza Sisto è partita la pazza avventura di Luca Negro e Giacomo Iachia fotogallery

“Speriamo di suscitare anche in altri ragazzi come noi questa curiosità e di coinvolgere altre persone in questo genere di progetti”

Savona. È partita ufficialmente questa mattina, da Savona, “La più grande avventura motorizzata del pianeta”. È con queste parole, infatti, che gli organizzatori del Mongol Rally, iniziativa nata nel 2004, descrivono questa corsa automobilistica unica al mondo, un viaggio di beneficenza ai limiti dell’inverosimile. E quest’anno all’evento prenderanno parte anche un savonese, Luca Negro, in coppia con il friulano Giacomo Iachia, in un’avventura che diventerà anche un progetto editoriale, “Vialogando”, e un diario di viaggio su IVG.

savona siberia suzuki

E i due avventurieri sono partiti una manciata di ore fa dalla città della torretta a bordo di una Suzuki Santana SJ del 1989, 970 di cilindrata e 45 cavalli, per gli amici semplicemente “Pulce”.  E come nome hanno scelto “Colours Seekers”, “cercatori di colori” che simboleggiano le sfumature culturali lungo la via della Seta.

Prima dello “start”, però, Negro e Ischia, in compagnia dell’assessore Scaramuzza, hanno presentato l’iniziativa nel palazzo del Comune di Savona.

“Luca e Giacomo partiranno da Savona e arriveranno in Mongolia, – ha spiegato Scaramuzza. – Il Comune di Savona ha patrocinato l’evento insieme al Comune friulano di Ruda. E ci tenevo a ringraziare l’associazione onlus ‘Chicchi di Riso’, che ha aiutato con un contributo per le spese di viaggio. Sembra incredibile, ma un savonese e un friulano si sono uniti e sono pronti a partire e noi siamo pronti a seguire e supportare questa ‘pazza impresa’”.

“Ci siamo uniti per percorrere questo lungo tragitto e saranno tante le emozioni che vivremo, – ha affermato Negro. – Io devo dire grazie alla cooperativa Bazzino, per cui lavoro, che mi ha sostenuto come sponsor  e mi ha concesso un’aspettativa ,dimostrando di credere in questo progetto. Una pazza idea, vero, ma di certo meravigliosa”.

“È vero, può sembrarlo, ma secondo me si tratta di tutto fuorché di una pazza idea, – ha aggiunto Iachia. – È stata una decisione razionale e meditata. Siamo entrambi due grandi viaggiatori, ognuno ha avuto già le sue esperienze e siamo abitata a partire, conoscere una parte nuova del Mondo e a tornare indietro. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Realizzeremo un reportage di viaggio, che racconterà luoghi, usanze e persone che incontreremo. E lo faremo mettendoci un po’ di noi e fotografando la realtà esistente. Speriamo di poter suscitare anche in altri ragazzi come noi questa curiosità e di coinvolgere altre persone in questo genere di progetti”.

Il percorso che percorrerà il duo savonese-friulano è semplice nella sua follia: Negro e Iachia si dirigeranno a Praga, per ricongiungersi con gli altri team, e da lì ripartiranno il 16 luglio per arrivare oltre la Mongolia, ad Ulan Ude, capitale della Buriazia. Il tutto su un veicolo con cilindrata massima di 1200 cc. Un’impresa ai limiti del possibile: il regolamento vieta l’utilizzo del navigatore satellitare, non è previsto alcun tipo di assistenza lungo il percorso né tantomeno vi è un itinerario predefinito da seguire, se non quello che conduce all’avventura. E così oggi il Mongol Rally vede la partecipazione di team da tutto il mondo, desiderosi di mettersi alla prova in quello che per molti sarà il viaggio della vita.

Il rally infatti è stato pensato per essere il più possibile un’avventura per i partecipanti, e non è una gara nel senso tradizionale del termine: gli organizzatori raccomandano di usare il meno possibile le autostrade per giungere al traguardo, e non è previsto un premio per i primi arrivati. Lo spirito è quello della solidarietà: al Mongol Rally non si partecipa per vincere ma per aiutare (una delle regole prevede infatti l’obbligo di devolvere almeno 1000 sterline in beneficenza).

Luca e Giacomo, partiti da Savona, passeranno per Genova e Milano r raggiungeranno Venezia, da sempre fautrice di un intimo rapporto con l’Oriente, come testimoniato dalla storia del suo viaggiatore forse più illustre, Marco Polo. Il percorso li vedrà passare per Vienna e viaggiare lungo il Danubio via Bratislava per Budapest. Entrati in Romania percorreranno la Transfalgarasan per poi giungere in Bulgaria, inerpicandosi lungo le viuzze in salita della pittoresca Veliko Tarnovo. L’arrivo a Istanbul segnerà il primo vero crocevia tra Oriente ed Occidente.

Da lì, dopo aver percorso le sponde del Mar Nero, i due giungeranno in Georgia, terra di leggende dove giunsero gli argonauti in cerca del vello d’oro e dove Prometeo fu incatenato al monte Kazbegi per aver rubato il fuoco agli dei. Dal Caucaso scenderanno in Armenia, mentre il confine con l’Iran segnerà anche il passaggio di testimone tra cristianesimo e Islam. Quindi, tappa a Takht-i-Suleiman, il più sacro santuario dello zoroatrismo, e nella città santa di Mashhad, per poi passare dalla meravigliosamente caotica Teheran. E poi il Turkmenistan, il deserto, la Porta dell’Inferno. L’Uzbekistan, dove visiteranno città il cui solo nome evoca commerci e mercanti lungo la via della seta, quali Khiva e Buchara, e Samarcanda, la città di Tamerlano, ultimo baluardo prima delle vette del Tagikistan.

La M41, meglio conosciuta come Pamir Hightsway, è la seconda strada internazionale più alta al mondo, sospesi ad oltre quattromila metri di altitudine tra villaggi di pastori e ghiacciai. Costeggeranno il Panj river lungo la frontiera con l’Afghanistan, addentrandosi lungo il corridoio del Wakan, poi di nuovo verso nord. Kirghizistan, passando per Oš e il lago Issyk Kul, e Kazakistan, da dove, dopo un veloce transito in Russia nella regione degli Altai, entreranno finalmente in Mongolia. Tra paesaggi sconfinati e scanzonati, cammelli e nomadi, aquile e yurte sperdute, arriveranno a Ulan Bator con l’ultimo, sospirato slancio ad Ulan Ude, nella Siberia russa.

Lì, forse, potranno finalmente riposare: “Ci immaginiamo un materasso e una bottiglia di vodka – hanno scherzato i due – con gli occhi stanchi e le braccia protese a brindare all’avventura più bella, quando ripenseremo a quest’eterno incontro tra oriente e occidente che, a differenza del traguardo del Mongol Rally, non si fa mai raggiungere ma sempre inseguire, come un dolce miraggio”.

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