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Lettere al direttore

Palazzo Santa Chiara, le domande dei Verdi al Pd savonese

Danilo Bruno, che solitamente, "bersaglia" la giunta Caprioglio ora si rivolge anche al Partito Democratico

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In questi giorni ha creato un certo scalpore in città la notizia secondo cui il destino di palazzo santa Chiara sarebbe ormai praticamente segnato dall’abbandono.

La ex capogruppo del PD Cristina Battaglia fa una puntigliosa ricostruzione dell’assenza dei cinque milioni di euro promessi dalla Regione e di fatto mai vincolati al recupero del complesso monumentale (piu’ che del Palazzo per usare una dizione scientificamente corretta).

Non mi piace polemizzare con il PD con cui condividiamo almeno nelle linee molto generali l’opposizione alla Giunta Caprioglio (e nulla piu’ purtroppo) ma sorgono due domande:

a) Perche’ le cose che scrive e che noi Verdi conoscevamo già da due anni non le ha scritte e sostenute in questi anni quando era indispensabile far sentire la voce di chi in consiglio comunale rappresenta l’opposizione istituzionale votata dalle cittadine e dai cittadini?

b) Perche’ “dopo aver pianto sul latte versato” e svelato cose purtroppo ormai note non ci facciamo (tutte e tutti non solo il PD) un bell’esame di coscienza e ci chiediamo: ma perche’ la cultura non può divenire (insieme alla prospettiva zero cemento anche per le opere in itinere o solo pensate e alla raccolta differenziata spinta, la riduzione e il riuso dei rifiuti) l’asse strategico di un nuovo progetto politico del centrosinistra per il governo di Savona?

Al PD vorremmo chiedere di smetterla di “spararsi addosso”, a quanto si legge sui giornali e di ragionare sulle cause di una sconfitta storica ed enorme per l’intero centrosinistra come è stata quella del 4 marzo 2018.

Al centrosinistra tutto intero, comprese liste democratiche, associazioni, movimenti civici vorremmo chiedere di ragionare su una diversa idea di città in base ai punti sopra sommariamente indicati poiche’ Savona non vive di cemento e crociere.

Su Santa Chiara continuiamo a chiedere ma il trasferimento della biblioteca su quali basi doveva avvenire? Era stato fatto un progetto completo? Si era sentita l’opinione del personale bibliotecario? Vi erano stati incontri con l’Associazione Italiana Biblioteche? Come si pensava di conciliare uffici comunali e biblioteca quando probabilmente tutti gli spazi attuali del complesso monumentale non erano sufficienti ad ospitarla e si doveva ragionare su come e dove conservare il fondo antico? Poi una domanda che sarà stata già sicuramente fatta e risolta a livello tecnico ma che non appare ( o almeno non mi risulta sia mai apparsa a livello giornalistico) fino a che punto il monumento cinquecentesco poteva reggere il peso di libri, persone e archivi (tema fondamentale per gestire lo spostamento di una biblioteca).

Infine alla Giunta Caprioglio vorremmo porre la consueta domanda: perche’ non se ne va? A Savona esiste una alternativa ecologista e civica. Se ne vada con tutta la sua Giunta prima che la città affondi nel caos e nell’oblio.

Danilo Bruno

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