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“Bulli ‘premiati’ mentre a mio figlio dislessico non vengono garantiti tutti i suoi diritti”: lo sfogo di una madre

Secondo la donna non tutti gli insegnanti avrebbero rispettato il piano didattico studiato ad hoc per il ragazzo

Savona. La storia che stiamo per raccontarvi (attraverso dei nomi di fantasia) è una vicenda che mette in luce la difficili relazioni che possono sorgere tra genitori e insegnanti. Linda e Gabriele, rispettivamente madre e figlio, vivono a Vado. Il ragazzo frequenta un istituto scolastico savonese e soffre di una problematica comunemente chiamata dislessia. 

Il disturbo viene generalmente riconosciuto già nella scuola elementare. Le insegnanti, quando si accorgono della problematica, segnalano il disturbo alla famiglia che, a questo punto, ha due strade: o si rivolge privatamente ad un neuropsichiatra infantile oppure – come nel caso di Gabriele – si affida alla sanità pubblica mettendosi in lista d’attesa presso un centro dell’età evolutiva (in provincia ne esistono due, uno a Savona ed uno a Varazze). In quest’ultimo caso, dopo il riconoscimento ufficiale del disturbo, viene rilasciato un certificato contenente le linee guida da seguire per intraprendere un percorso migliorativo.

Il certificato rilasciato dal centro dell’età evolutiva è utilizzato dagli insegnati delle scuole per redigere un piano didattico su misura, calibrato in base alle esigenze del ragazzo, così come indicato nelle linee guida del documento. Durante l’anno scolastico appena terminato, Gabriele ha avuto difficoltà in alcune materie: fisica e matematica in particolare.  E Linda, dopo l’esperienza vissuta con suo figlio, è un fiume in piena e vuole denunciare un sistema che, secondo lei, non funziona.

“I piani didattici non vengono rispettati da tutti gli insegnanti e non ci sono controlli esterni – spiega – le famiglie vengono lasciate sole e per ottenere un po’ di giustizia bisogna rivolgersi a degli avvocati o a dei privati professionisti”. La madre di Gabriele, durante tutto l’anno scolastico, ha portato avanti una battaglia per ottenere l’applicazione da parte di tutti i docenti (nel suo caso, in particolare, quelli di fisica e matematica) del piano didattico previsto, arrivando anche ad inviare una lettera alla scuola e al centro dell’età evolutiva.  “Sa quanto costa far fare una certificazione privatamente? 250 euro! E un ricorso in tribunale? Non oso immaginare” racconta sconsolata la donna.

Linda, proprio questa mattina, è andata a scuola per gli scrutini finali e ha scoperto, senza sorprese, che Gabriele avrà il debito di matematica e di fisica. E la rabbia della donna, in seguito, è dilagata apprendendo un’ulteriore notizia: “Per mio figlio che, date le sue problematiche, dovrebbe essere salvaguardato, certamente non aiutato, sono arrivati i debiti nelle due materie in cui i docenti non hanno assolutamente applicato il piano didattico – racconta Linda – mentre per altri due bulli della classe che, durante l’anno, certamente non si sono distinti per particolari meriti, è arrivata la piena promozione: complimenti, questa è la scuola”.

“Non chiedo un trattamento di favore per mio figlio, non l’ho mai fatto – spiega – ma esigo che i suoi diritti e le sue pari opportunità, così come sancite anche dalla stessa legge, vengano rispettate perché, come Gabriele, tanti sono i ragazzi in tutta Italia che vivono quotidianamente queste difficoltà. E vedere dei bulli, che certamente non meriterebbero la promozione, passare davanti a tuo figlio, è sconsolante. Ma la mia battaglia, per mio figlio e per tutti quelli come lui, non finisce qui” conclude la donna.

Commenti

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  1. Scritto da cristina_pitto

    Battaglia per cosa, esattamente? I debiti non sono una punizione, evitano che nell’anno seguente vi sia una bocciatura o un abbandono. Non so nulla del caso, dell’alunno e dei docenti, ma in linea di massima i fagioli che radicano nel cotone non diventano piante adulte.