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Presunto giro di false fatturazioni con l’Ungheria: Andrea Nucera assolto in Appello

In tribunale a Savona era stato condannato a due anni di reclusione

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Savona. E’ stata completamente ribaltata dalla terza sezione penale della Corte di Appello di Genova la sentenza del tribunale di Savona che aveva condannato a due anni l’imprenditore Andrea Nucera per violazione della legge sui reati tributari con l’accusa di concorso in emissione di false fatture. L’ex re del mattone (che oggi vive ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi), infatti, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato nel processo di secondo grado.

In Appello sono state assolte dall’accusa di aver emesso false fatture anche le altre due persone che erano finite a giudizio con Nucera, ovvero il responsabile della “Fiduciaire Suisse” (con sede in Ungheria), Carlo Casella, ed un suo collaboratore, Ferruccio Fassio (per loro in primo grado era arrivata una condanna rispettivamente a tre anni di reclusione ed a tre anni e otto mesi).

Per Casella e Fassio è stata pronunciata anche una sentenza di non doversi procedere per prescrizione del reato in relazione ad una contestazione di appropriazione indebita nei confronti di Nucera.

Il legale di Nucera, l’avvocato Enrico Nan, aveva sempre sostenuto la correttezza dell’operazione effettuato dal suo assistito per movimentare un capitale all’estero. Secondo la difesa, a livello fiscale, tutto era stato fatto in linea con la legge. Tanto che l’inchiesta della Procura di Savona aveva infatti preso le mosse proprio da una querela dello stesso imprenditore ponentino che aveva denunciato la mancata restituzione di 3 milioni e 815 mila euro da parte della fiduciaria ungherese.

I fatti risalgono al maggio del 2007 quando – secondo la tesi del pm Ubaldo Pelosi – tramite la Fiduciaire Suisse e la Im International (sempre riconducibile a Casella), nei confronti della Geo srl furono emesse fatture per presunte consulenze ed una fideiussione per importi di 3 milioni e 815mila euro, 825 mila euro e 1 milione 650 mila euro.

In realtà, secondo l’accusa, le prestazioni descritte nelle fatture non furono mai effettivamente svolte. Dalla ricostruzione della Procura era emerso che la Geo avrebbe dovuto saldare le fatture con un bonifico in favore di un conto acceso presso la Volksbank di Budapest e poi, dopo aver trattenuto un corrispettivo per la sua attività, Casella avrebbe dovuto trasferire la somma sul conto di una terza società, la Carter Precision, con sede in Lussemburgo, riconducibile a Nucera. In questo modo il denaro versato alla Fiduciaire Suisse sarebbe potuto tornare nelle casse della Geo. Secondo la ricostruzione del pm, nel maggio 2007, alla luce di questi accordi, dalla Geo uscì quindi la prima tranche di pagamenti che però non arrivò mai sui conti della Carter Precision, ma fu versata da Casella, con l’aiuto di Fassio, su diversi conti personali e di sue società. Da qui la denuncia di Nucera che aveva però portato la Procura a scoprire il giro di fatture false ed all’iscrizione sul registro degli indagati dei tre.

I 3 milioni e 815 mila euro intanto, nel novembre 2008, su disposizione della Procura, erano stati sequestrati in Ungheria.

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