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A giudizio per maltrattamenti e allontanato dalla convivente, ma lei lo raggiunge in Sicilia e lo “scagiona” in tribunale

Nei guai, dopo una lite in casa, era finito un 65enne di Borghetto che però è stato assolto dall'accusa di maltrattamenti e condannato per minacce

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Borghetto Santo Spirito. Una violenta lite in casa, l’arrivo dei carabinieri e l’arresto di lui per maltrattamenti verso la convivente. Sembra un copione già visto molte altre volte, ma invece il processo che coinvolgeva due conviventi di Borghetto Santo Spirito (la cui relazione sembrava al capolinea) ha avuto un epilogo inaspettato: lei, di fatto, ha scagionato il compagno dalle accuse e l’uomo alla fine è stato assolto per i maltrattamenti e condannato “solo” per un episodio di minacce.

L’episodio per il quale lui, F.T., 65 anni, era finito in manette risale al novembre del 2016 quando tra i due conviventi era scoppiato un acceso diverbio tra le mure domestiche. Erano intervenuti i carabinieri che al loro arrivo avevano trovato la donna molto agitata e spaventata. Lei, di 56 anni, aveva spiegato di essere stata minacciata pesantemente dal convivente ed aveva fatto intendere che non sarebbe stata la prima volta che l’uomo aveva atteggiamenti aggressivi. Così per lui erano scattate le manette e si erano aperte le porte del carcere.

Dopo l’arresto, grazie all’istanza del suo legale, l’avvocato Paolo Gianatti, il sessantacinquenne aveva ottenuto un’attenuazione della misura cautelare, ma con l’obbligo di spostarsi lontano da Borghetto e di trasferirsi a Caltanissetta a casa di parenti. In effetti F.T. aveva seguito alla lettera la prescrizione del giudice andando a vivere in Sicilia, ma il giorno della prima udienza del processo in tribunale era arrivato il colpo di scena. La presunta vittima aveva candidamente ammesso davanti al giudice di essere andata a trovare il compagno: “Lui non si è avvicinato a Borghetto, ma io sono andata a Caltanissetta perché aveva bisogno di me”. Dichiarazioni che avevano convinto il giudice a revocare la misura cautelare mirata a tenere l’uomo lontano dalla convivente (visto che si era rivelata inutile)”.

Sempre durante la sua deposizione, la donna aveva anche fatto cadere le accuse di maltrattamenti spiegando che il suo compagno era innocente e non si era mai comportato male. Anche dall’audizione degli altri testimoni (tra cui gli assistenti sociali ed i medici del centro di salute mentale dove la donna era seguita) non erano emerse prove circa i presunti atteggiamenti violenti dell’uomo. E così il giudice lo ha assolto (“perché il fatto non sussiste”) per i maltrattamenti e, riqualificata l’accusa in quella meno grave di minacce, lo ha condannato a tre mesi di reclusione con la sospensione condizionale della pena.

“Sono molto soddisfatto per il ridimensionamento della responsabilità del mio assistito che è stato raggiunto grazie al confronto in dibattimento. Faremo comunque appello, partendo già da una posizione migliore rispetto all’accusa iniziale” il commento dell’avvocato Paolo Gianatti.

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