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“Furbetto” del cartellino, il dipendente comunale di Alassio licenziato: domiciliari revocati fotogallery

L'operaio era già stato sospeso dal servizio dall'amministrazione alassina

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Alassio. Sono stati revocati gli arresti domiciliari a C.M., il cinquantaseienne accusato di truffa ai danni del Comune di Alassio perché, secondo la Procura, timbrava il cartellino, ma poi si dedicava ad attività private.

L'indagine Easy Work

Nei giorni scorsi l’uomo è stato licenziato dall’amministrazione comunale alassina e, proprio alla luce di questo provvedimento, il suo legale, l’avvocato Paolo Gianatti, ha chiesto una revoca della misura cautelare. Richiesta che il gip Fiorenza Giorgi ha accolto questa mattina (tra l’altro la stessa istanza era stata presentata anche al tribunale del riesame che però non si era ancora pronunciato).

Durante l’interrogatorio di convalida di arresto, nell’aprile scorso, l’uomo non aveva negato le contestazioni, ma aveva imputato i suoi comportamenti alla difficile situazione personale che sta attraversando.

In particolare, C.M., aveva spiegato di essere rimasto molto turbato dopo la perdita della mamma precisando anche che sul luogo di lavoro era abbandonato a sè stesso visto che non riceveva indicazioni sulla mansioni da svolgere.

Dopo l’arresto l’ormai ex dipendente del Comune di Alassio era stato sospeso dal servizio. Un provvedimento che, nei giorni scorsi, è stato appunto superato dal licenziamento. Tra l’altro, la scorsa settimana, C.M. non si era presentato davanti alla commissione disciplinare del Comune che doveva valutare la sua posizione nell’ambito del procedimento disciplinare proprio perché era ai domiciliari e non aveva il permesso per farlo.

Secondo l’accusa, C.M. arrivava al lavoro, timbrava regolarmente il suo cartellino, ma poi, anziché svolgere le sue mansioni, usciva per andare al bar oppure fare la spesa o ancora per passeggiare insieme alla moglie. Ad arrestarlo erano stati i carabinieri della stazione di Alassio al termine di diverse settimane di pedinamenti e monitoraggi degli spostamenti del dipendente pubblico.

L’indagine aveva preso le mosse dalle “chiacchiere” ascoltate in un bar da un militare libero dal servizio che aveva sentito alcuni clienti del locale parlare delle “gesta” dell’operaio che si sarebbe anche vantato in giro del fatto che in orario di lavoro si dedicava ad altro. Allora i carabinieri guidati dal comandante della stazione Gianluigi Marras avevano iniziato l’attività investigativa che aveva permesso di smascherare il “furbetto” del cartellino. In particolare, i militari avevano effettuato servizi di osservazione dal 22 febbraio al 21 marzo scorsi e, nell’arco di quel periodo, avrebbero rilevato che per quindici giorni C.M. avrebbe lasciato il posto di lavoro per dedicarsi ad attività private (come appunto fare la spesa oppure andare al bar). Per questo, l’uomo, assunto con la mansione di operaio, era poi stato colpito da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari firmata dal gip Fiorenza Giorgi su richiesta del pm Cristiana Buttiglione.

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