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Autocarro in un fosso ad Arnasco, il passeggero perse la vita: patteggia l’autista fuggito dopo lo schianto

Al volante c'era il cugino della vittima che era stato arrestato qualche ora dopo l'incidente: secondo l'accusa guidava sotto l'effetto di cannabinoidi

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Arnasco. Nel luglio del 2017 un romeno di 33 anni, Florin Liviu Ciocate, aveva perso la vita in un tragico incidente stradale avvenuto sulla strada tra Arnasco e Cenesi dove l’autocarro Iveco sul quale viaggiava come passeggero era uscito di strada precipitando in un fossato per circa sei metri. Alla guida del mezzo c’era il cugino della vittima Mihai Olaru Ionut, 26 anni, che qualche ora dopo il terribile schianto era stato arrestato con l’accusa di omicidio stradale (l’autista si era allontanato dopo l’incidente ed era anche risultato positivo ai cannabinoidi).

Questa mattina, davanti al giudice Alessia Ceccardi, in udienza preliminare, per quella vicenda il conducente del mezzo ha patteggiato quattro anni e quattro mesi di reclusione per il reato di omicidio stradale.

Ssecondo la ricostruzione dei carabinieri, Mihai Olaru Ionut era alla guida del camioncino uscito di strada. I due cugini, residenti a Torino, si trovavano in Riviera per un breve periodo di vacanza ospiti del campeggio Versolmar di Cenesi. Quella sera, dopo aver trascorso qualche ora a svagarsi, i due stavano rientrando a casa, ma l’autista ha perso il controllo del mezzo che poi è uscito di strada, precipitando nel fosso. Nella carambola Liviu Ciocate era stato sbalzato fuori dall’abitacolo, un volo che si era rivelato fatale. Il conducente invece era rimasto miracolosamente illeso: era riuscito ad uscire dal veicolo ed inizialmente aveva chiesto aiuto ad alcune delle abitazioni limitrofe per poi però allontanarsi dal luogo della tragedia prima dell’arrivo dei soccorsi.

La sua fuga era durata appunto poche ore visto che, la mattina successiva, i carabinieri di Villanova d’Albenga, insieme ai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Alassio, lo avevano rintracciato. Dopo una ricerca durata tutta la notte, il giovane era stato fermato non appena aveva fatto rientro al campeggio dove alloggiava. Sul suo corpo erano ben visibili numerosi graffi ed escoriazioni, presumibilmente causati dall’incidente e dalla successiva fuga nei boschi.

A quel punto, dopo aver informato il pubblico ministero di turno Vincenzo Carusi, per il giovane erano scattate le manette per omicidio stradale. A pesare sulla sua posizione era stata soprattutto la fuga subito dopo la morte del cugino, oltre al fatto che guidava in condizioni psicofisiche alterate.

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