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Tirreno Power, i vertici dell’azienda a processo: accolte le 26 richieste di rinvio a giudizio

Sei associazioni ambientaliste e il Ministero dell'ambiente saranno parti civili nel processo

Savona. Manager ed ex manager di Tirreno Power saranno processati per le accuse di disastro ambientale e sanitario colposo. Lo ha deciso il gup Francesco Meloni che oggi pomeriggio, dopo un paio di ore di camera di consiglio, ha deciso di accogliere le ventisei richieste di rinvio a giudizio che erano state formalizzate dai pm Daniela Pischetola e Vincenzo Carusi.

Il processo per la nota vicenda della centrale, che vedrà come parti civili sei associazioni ambientaliste (Greenpeace, Medicina Democratica, Legambiente, Uniti per la salute, Wwf e Anpana) e il Ministero dell’Ambiente, inizierà il prossimo 11 dicembre 2018 davanti al giudice Francesco Giannone.

LE REAZIONI:
Uniti per la Salute: “Fatto un lavoro importante, ci aspettavamo il rinvio a giudizio”
L’azienda: “L’aria non è cambiata, il processo sarà occasione per fare chiarezza”
Medicina Democratica: “Comuni, Provincia, Regione e Asl si costituiscano parte civile”
M5S: “Ottima notizia i rinvii a giudizio, adesso Ministero Salute si costituisca parte civile”

GLI IMPUTATI
A giudizio andranno quindi: Giovanni Gosio, direttore generale dal 2003 al 2014; Massimo Orlandi, presidente del Cda in diversi periodi nonché membro del Comitato di Gestione; Mario Molinari, Andrea Mezzogori, Jacques Hugé, Denis Lohest, Adolfo Spaziani, Jean-Francois Louis Yves Carriere, Pietro Musolesi, Domenico Carra, consiglieri d’amministrazione e, per i primi sei, membri del Comitato di Gestione, in periodi differenti; Mario Franco Leone, presidente del Da tra 2010 e 2014; Olivier Pierre Dominique Jacquier, Giovanni Chiura, Aldo Chiarini, Pascal Renaud, Agostino Scornajenchi, Giuseppe Gatti, Alberto Bigi, Charles Jean Hertoghe e Luca Camerano, tutti consiglieri d’amministrazione e membri del Comitato di Gestione negli ultimi anni; Pasquale D’Elia, capo centrale dal dicembre 2005 al 2014; Ugo Mattoni, direttore della Direzione Energy Management dal 2004 al 2014; Maurizio Prelati, direttore della Direzione Produzione dal 2008 al 2014; Guido Guelfi, direttore della Direzione Ingegneria dal 2004 al 2014; Andrea De Vito, direttore della Direzione Amministrazione Finanza dal 12007 al 2014; Claudio Ravetta, direttore Produzione dal 2004 al 2008 e vice direttore generale dal 2008.

In un primo momento il numero degli indagati per i reati di disastro ambientale e sanitario era più alto, ma, dopo aver raccolto il testimone dall’ex procuratore Francantonio Granero, oggi in pensione, i sostituti Pischetola e Carusi avevano chiesto l’archiviazione per quattordici dirigenti della Tirreno Power: Luigi Castellaro, Emilio Macci, Stefano La Malfa, Antonio Fioretti, Sergio Corso, Marco Ferrando, Roberta Neri, Marco Staderini, Sergio Agosta, Ferdinando Pozzani, Gianluigi Riboldi, Francesco Dini, Andrea Mangoni e Massimiliano Salvi.

IL SEQUESTRO
I gruppi a carbone furono sequestrati nel marzo 2014 dalla Procura di Savona. Secondo l’allora procuratore Francantonio Granero (oggi in pensione) i fumi emessi dai gruppi a carbone avrebbero causato un aumento dell’inquinamento nonché della mortalità dei residenti: a sostegno di questa tesi negli anni sono stati prodotti diversi studi legati sia alla diffusione dei licheni (per l’aspetto ambientale) che dei tumori (per quello sanitario). Sotto accusa anche la mancata installazione da parte dell’azienda di centraline a camino che permettessero di monitorare in modo più efficace la composizione di quei fumi e la rispondenza ai dettami di legge. Alla chiusura hanno fatto seguito mesi di polemiche furibonde tra ambientalisti e sostenitori dell’azienda, con gli operai finiti in cassa integrazione e l’indotto in crisi. Alla fine la centrale è stata riaperta, ma soltanto a metano, con una sostanziale diminuzione della forza lavoro e la decisione, lo scorso anno, di abbattere una delle due ciminiere.

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