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Pedinamenti, minacce e bacio “rubato” alla ex: condannato l’ex comandante dei carabinieri di Celle

Due anni e due mesi di reclusione per il maresciallo Michele Valerio: era accusato di aver perseguitato la donna dopo la fine della loro relazione

Savona. Due anni e due mesi di reclusione. E’ la condanna inflitta dal collegio del tribunale (la sentenza è stata letta nel tardo pomeriggio di oggi) nei confronti di Michele Valerio, l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Celle Ligure che era finito a giudizio con l’accusa di stalking e violenza sessuale (per un bacio “rubato”) nei confronti di una trentenne con la quale aveva avuto una relazione extraconiugale.

Il pm Chiara Venturi aveva chiesto per l’uomo una pena più severa (ovvero quattro anni di reclusione), ma il tribunale, pur condividendo appieno l’impianto accusatorio della Procura, ha inflitto una condanna leggermente più lieve. Valerio è stato anche interdetto dai pubblici uffici per la durata della pena e condannato a risarcire la parte civile con 5 mila euro. Per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere 90 giorni ed è facile immaginare che l’imputato, che era assistito dall’avvocato Maurizio Tonnarelli, si rivolga alla corte d’appello.

Secondo quanto contestato dalla Procura savonese, i problemi erano iniziati quando la relazione extraconiugale tra il maresciallo Valerio e la donna si era interrotta. Il militare non avrebbe accettato la fine di quella storia iniziando a “perseguitare” la ex seguendola per strada, continuando a cercarla con insistenza, cercando di farle “terra bruciata” intorno e presentandosi sul suo posto di lavoro, fino ad arrivare al bacio “stappato” contro la volontà della giovane che gli era costato la contestazione più grave (il pm aveva comunque ritenuto che, trattandosi di un atto sessuale riconducibile “solo” ad un bacio, dovesse rientrare in un’ipotesi di minore gravità). Gli episodi di stalking, secondo la versione della trentenne (che era parte civile nel processo con l’assistenza dell’avvocato Paolo Foti), sarebbero andati avanti dalla fine di agosto del 2014 all’inizio di marzo 2015.

Nel corso del lunghissimo ed articolato dibattimento sono stati ascoltati decine e decine di testimoni (tra cui amici e conoscenti di vittima e imputato), ma anche i diretti interessati che, di fatto, si sono accusati a vicenda. La donna ha sempre confermato le accuse verso Valerio che, al contrario, ha respinto con decisione gli addebbiti. Durante la discussione, l’avvocato di Valerio ha più volte sottolineato come sia stata la presunta vittima a cercare in più occasioni il suo assistito e non solo il contrario. Secondo la difesa, insomma, la donna (il legale ha anche messo in dubbio la sua attendibilità) non era affatto intimorita dal maresciallo ed, al contrario, non voleva che i loro rapporti si interrompessero.

Per il pm Venturi, invece, non c’erano dubbi che Valerio avesse commesso i reati di stalking e violenza sessuale che gli venivano contestati: “Secondo me è stata raggiunta la prova della sua responsabilità. Lo scopo dell’imputato era quello di allontanare la ragazza da Celle: non avendo più controllo su di lei voleva ‘cancellarla’ dalla sua vita” aveva detto il pubblico ministero nella sua requisitoria.

Dopo la denuncia della donna, tra l’altro, la Procura aveva chiesto l’applicazione della misura del divieto di avvicinamento che però, in un primo momento, era stata respinta dal gip del tribunale di Savona salvo poi essere disposta dalla Corte di Cassazione.

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