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Onore al grande talent scout Pierluigi Casiraghi

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

L’Inter unitamente a tutti gli sportivi italiani piange la scomparsa dello storico capo degli osservatori nerazzurri da quasi vent’anni, che ha con il suo impegno e le sue enormi capacità ha contribuito al rilancio del settore giovanile scoperto talenti come Balotelli, Pandev, Martins, Biabiany e Coutinho.

Tante storie nate sui campi di periferia e qualche rimpianto, tra cui Pogba e Lukaku. Casiraghi si è spento proprio alla vigilia della finale della Viareggio Cup che ha visto protagonista proprio la vincente Primavera allenata da Vecchi affermatasi sulla Fiorentina. L’ennesima finale disputata in un periodo, quello che va dai primi anni 2000 a oggi, in cui proprio la Primavera nerazzurra è tornata a vincere dopo i successi degli anni ’60, ’70 e ’80: 4 scudetti, 2 Coppe Italia e 4 Viareggio Cup i più importanti trofei conquistati nel nuovo millennio.

“Un professionista straordinario al servizio di FC Internazionale Milano – ha scritto nella nota ufficiale la società – che vogliamo ricordare come un amico, un collega leale e una tra le più impressionanti risorse che il calcio italiano abbia mai avuto”. L’Inter sottolinea anche l’importanza di Casiraghi per la crescita del vivaio: “Il suo contributo nello scovare talenti è stato determinante nel corso degli anni e ci ha permesso di festeggiare stagione dopo stagione grandi traguardi con i nostri ragazzi. È stato per molti colleghi più giovani di lui un vero e proprio faro ispiratore, un esempio e una inesauribile fonte di amore per il calcio”.

I talenti bisogna cercarli nei posti sperduti” diceva l’ “ispiratore”, così come lo chiama l’Inter. Non a caso: il suo amore per il calcio lo ha portato sui campi di periferia di tutto il mondo per seguire uno svariato numero di tornei e competizioni giovanili. “I tornei vanno seguiti sin dalle prime fasi” – raccontava recentemente in un’intervista  – “perché se il giocatore forte si trova nella squadra che esce all’inizio del torneo bisogna essere presenti“. Così anticipava gli altri scout: “Danimarca, Slovenia, Ungheria, Macedonia: prima fase di un torneo giocata in un posto sperduto, la Macedonia esce. Ma io prendo Pandev”, che poi sarà uno degli eroi del triplete.

Posti sperduti e situazioni al limite, come fu per Biabiany: “Lo scovai in un’amichevole giocata in un campo periferico fatto di terra battuta e lo feci firmare in macchina. Bisogna cogliere il frutto dall’albero, prima che si trovi al supermercato”: usava questa espressione quando parlava delle difficoltà nel prendere un giovane calciatore per il fatto di doversi rapportare ormai verso troppe componenti come il club, l’agente, la famiglia. Non sempre, però, un talento giovanile si sarebbe poi rivelato un elemento forte e maturo nel calcio professionistico: “Il vero valore del ragazzo ce l’hai quando si trova a competere in prima squadra“.

Nella sua lunga carriera, Casiraghi ha potuto osservare il cambiamento dei giovani nell’approccio al calcio: “Negli anni passati vedevo ragazzi con più voglia di sacrificarsi, mentre oggi la convivenza con la fatica è diminuita, li vedo più deboli fisicamente e caratterialmente”. E già allora (era il 2011), Casiraghi spiegò il successo e la rinascita della Germania che tre anni dopo sarebbe diventata Campione del Mondo dopo esser passata dai numerosi successi a livello giovanile: “Hanno saputo integrare la disciplina dei tedeschi con le caratteristiche degli immigrati: hanno messo le bollicine, sbaragliando tutti”.

Una lunga carriera, quella di Casiraghi, che vale la pena non dimenticare.”Per Mario garantisco io”, disse sul brasiliano quando diede parere positivo e lo portò alla Pinetina insieme a Branca. E Cou si presentò con un tunnel a Materazzi il giorno del provino. Un osservatore vecchia scuola, uno 007 con una rapida capacità decisionale che fa la differenza rispetto a chi invece cerca soltanto informazioni in un mare che si espande sempre più, così come ad abbassarsi notevolmente è l’età media dei profili che le società vanno a ricercare: “La corsa al talento”, la definiva Casiraghi : “Si punta già sui quindicenni, ragazzini che non è possibile valutare bene”.

Per questo una componente fondamentale del lavoro dello scout “dovrebbe essere la sintonia tra chi sceglie un talento e chi lo plasma”, per farlo crescere. Questi i segreti del mestiere, che hanno condotto Casiraghi a grandi intuizioni ma che non lo hanno salvato da qualche rimpianto: come quello per Pogba, osservato quattordicenne ad un torneo quando giocava nel Le Havre. Casiraghi fece di tutto per prenderlo, ma l’appeal e la forza economica dello United ebbero la meglio. Motivi economici che fecero sfumare anche il possibile arrivo di Lukaku, che quindicenne stregò Casiraghi al Torneo di Viareggio.

Rimpianti, sì, ma che non offuscano un lavoro quasi ventennale, un mix di intuito e programmazione che lascia in eredità all’Inter una cantera all’avanguardia e tra le più importanti in Europa.

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