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Non erano 10 grammi di droga “shaboo”, ma un farmaco: assolto grazie ad una perizia

Nei guai era finito un marocchino di 35 anni, l'esame sulla sostanza ha escluso fosse stupefacente: erano cristalli di mannitolo

Albenga.  Quella che aveva nella manica del suo giaccone non era la potentissima droga “shaboo”, ma del mannitolo ovvero una sostanza utilizzata come dolcificante oppure come farmaco lassativo. Per questo motivo, questa mattina, il giudice ha assolto (“perché il fatto non sussiste”) un marocchino di 35 anni, Wadia Essalmi, che era stato arrestato ad inizio febbraio, dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio di droga.

Determinante per scagionare il nordafricano è stata la perizia voluta dal suo difensore, l’avvocato Francesca Aschero, che aveva chiesto per il suo assistito un rito abbreviato condizionato proprio ad un accertamento di laboratorio sulla presunta sostanza stupefacente. Nel corso dell’udienza di convalida, infatti, Essalmi aveva ripetuto che quella sostanza non era droga, ma un medicinale comprato in farmacia. Una versione che sembrava poco credibile (anche perché i primi test per rilevare la presenza di droga effettuati su quei cristalli erano risultati positivi), ma che poi è stata confermata dalla perizia.

I 9,80 grammi di cristalli trovati addosso al marocchino non erano quindi di “shaboo” (una droga sintetica tipo anfetamina) come ipotizzato al momento dell’arresto dell’uomo che era stato fermato in piazza San Francesco ad Albenga.

L’arresto di Essalmi aveva preso le mosse da un servizio di controllo nella zona di viale Liguria ad Albenga: alla vista delle divise il nordafricano aveva lasciato la sua bicicletta per allontanarsi a piedi. A quel punto era stato seguito fino in piazza San Francesco dove era stato fermato e controllato.

Tra l’altro al trentacinquenne era stato contestato anche di non aver rispettato un divieto di dimora nel Comune di Albenga per tre anni emesso dal Questore di Savona ad agosto scorso (che gli era stato notificato qualche giorno prima dell’arresto), ma anche da questa accusa è stato assolto (“perché il fatto non costituisce reato”) perché il suo difensore ha fatto notare che il provvedimento gli era stato notificato soltanto in italiano e non tradotto anche in arabo.

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