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Nel week-end al NuovoFilmStudio: Un sogno chiamato Florida (The Florida project)

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Un sogno chiamato Florida (The Florida project)
di Sean Baker, con Willem Dafoe, Brooklynn Kimberly Prince, Bria Vinaite – USA 2017, 111’

ven 6 aprile (21.15)
sab 7 aprile (17.45 – 22.15)
dom 8 aprile (15.30 – 20.00)
lun 9 aprile (20.30)

L’estate della piccola Moonie e dei suoi vivaci amici che abitano in un motel della Florida è piena di meraviglia infantile, di un’energia e di un senso per l’avventura che gli adulti non riescono più a emulare. Come quasi tutti gli abitanti di queste periferie, Halley, la giovane mamma di Moonie, cammina pericolosamente lungo il confine fra legalità e crimine, fra rispetto di sé e perdita di ogni decoro. L’unico che cerca di tenere insieme ogni cosa è Bobby, il supervisore del Magic Castel Hotel…

Sean Baker, autore indipendente dell’apprezzato “Tangerine”, affronta la storia di “Un sogno chiamato Florida” senza pietismi e con una gran dose di allegria, scegliendo il punto di vista dei bambini e mettendo la cinepresa letteralmente alla loro altezza. Scooty, Jancey e soprattutto l’irresistibile Moonie vivono ogni difficoltà come un’occasione per creare scompiglio e farsi due risate, rievocando nello spirito capolavori sull’infanzia come “Zero in condotta” di Jean Vigo e “I 400 colpi” di Truffaut, mentre riflette su un territorio e i suoi non-luoghi. Ambientato nei dintorni di Orlando, ovvero alle porte di Disney World, tra motel-condomini dai colori confetto e a forma di castelletti fiabeschi, il film indaga le conseguenze di una politica edilizio-commerciale che ha reso la Florida una sorta di Disney a cielo aperto. E così, in questo paesaggio iperreale, tra Via dei 7 nani e il motel Futureland, villette ancora in costruzione abbandonate, gelatai a forma di gelato e venditori di arance a forma di arance, l’ineludibile vitalità dei ragazzini resta l’unica forma di residua autenticità, l’ultima ribellione possibile a un regno di simulacri. Cinéma vérité si potrebbe dire, ma impreziosito dal contrasto visivo fra colori vivaci ed esistenze miserabili. Perfetta la direzione dei piccoli attori, anche se a tenere le fila è Bobby, il manager del motel interpretato dall’ottimo Willem Dafoe (candidato all’Oscar come miglior attore protagonista). Baker segue i suoi personaggi con la stessa energia irrequieta, vitale, con cui i tre bambini e gli adulti che vivono con loro affrontano le loro giornate vuote e scombinate, ed è molto bravo a ricreare quel microcosmo ai confini del mondo – il mondo Disney, si intende – che alla fine i bambini cercheranno di varcare, rompendo il muro dell’ipocrisia che li circonda, e andando a vedere per sé se davvero i sogni son desideri che possono avverarsi.

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