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Marco Ghini riconfermato segretario generale di Uil Liguria

“Con equilibrio nella giusta direzione: nasce la Uil Liguria”

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Liguria. Si è svolto in questi giorni il 6^ congresso regionale della Uil di Genova e della Liguria dal quale è nata la regionalizzazione della struttura, un lungo percorso organizzativo che ha portato alla nascita della Uil della Liguria.

La rivoluzione organizzativa, la prima della Uil nel Nord Italia, permetterà al sindacato ligure di gestire al meglio le risorse politiche ed economiche sul territorio: non ci saranno più le tre camere sindacali impostate con lo schema delle vecchie province, ma un’unione regionale che saprà dialogare con tutti.

Mario Ghini è stato rieletto, all’unanimità, segretario generale della Uil Liguria. La segreteria regionale include tutti i territori da Ponente a Levante e, ovviamente, anche Genova. Oltre a Mario Ghini, la composizione della segreteria ligure comprende: Nadia Maggiani (levante), Gianni Maziotta (ponente), Sheeba Servetto (Genova), Alfonso Pittaluga (Genova), Fabio Servidei (Genova). Alla tesoreria viene riconfermato Edoardo Maiolese.

La stagione congressuale è, per la Uil, l’espressione più alta di democrazia e partecipazione e rappresenta anche l’occasione per affermare la centralità della funzione del sindacato nelle dinamiche sociali ed economiche.

“Siamo un soggetto politico che in questi ultimi anni è stato spesso sotto attacco, considerato da populisti e demagoghi casta, ma che ha saputo, attraverso il confronto quotidiano con gli iscritti, rimettere i valori e gli interessi di chi rappresenta al centro del dibattito politico e sociale del paese – spiega Ghini – La crescita salariale è condizione imprescindibile per una ripresa che duri nel tempo. Bisogna riuscire, attraverso la contrattazione, a restituire un dignitoso potere d’acquisto alle lavoratrici e ai lavoratori. Questo risultato lo otteniamo solo agendo sulla leva contrattuale. Ecco perché la riforma dell’attuale sistema, con i due livelli nazionale e aziendale, punta sulla produttività, ma anche sul benessere lavorativo e può rappresentare la vera svolta per lavoratori, imprese e economia”.

In Liguria, alla fine del 2017, ci sono stati 6500 occupati in meno rispetto al 2016 (-1,1 per cento), in completa e totale controtendenza con il dato complessivo del Nord Ovest (+1,2 per cento) e quello più generale nazionale (+1,1 per cento). “Purtroppo le ferite sociali derivanti da una fase di grande difficoltà sia economica che occupazionale, da una forte deindustrializzazione, da un turismo ancora troppo legato alla stagionalità, da una popolazione anziana e da nuove povertà crescenti, sono ancora molto forti in questa regione – spiega Ghini – Auspichiamo uno sforzo congiunto tra amministrazioni locali, comparti industriali e commerciali per riuscire ad avviare un confronto serrato con le forze sindacali, in modo da poter trasformare un’economia fragile come la nostra, in una solida economia territoriale in grado di competere sia a livello nazionale che a livello internazionale”.

La Liguria è oggi la regione più anziana d’Italia, secondo la Uil l’invecchiamento della popolazione potrebbe essere e diventare l’occasione per la creazione di nuovi posti di lavoro in molti settori, anche innovativi quali: la robotica, la domotica, nuove tecnologie, l’ingegneria, la farmaceutica e la medicina. Le infrastrutture e i tempi della loro realizzazione restano uno dei nodi da sciogliere per il rilancio di questa regione. Allo stesso tempo, sarebbe importante che le due Autorità di Sistema portuale presenti in Liguria facessero quel salto di qualità necessario per tornare a produrre occupazione attraverso una vera integrazione e sinergia dei porti liguri.

La Uil parla anche di rifondare un “Sistema Ligure” acquisendo capacità per attrarre nuova impresa e riuscendo a farla dialogare con le realtà esistenti. “È necessario coordinarsi con i grandi gruppi presenti sul territorio, affinché l’industria pesante possa diventare Industria di peso – conclude Mario Ghini – L’accordo siglato di recente con Fincantieri è un modello a cui ispirarsi per poter creare lavoro e formazione di qualità. Il dialogo e le buone relazioni tra parti sociali e impresa pagano sempre, su questo Fincantieri ne è la prova tangibile, se oggi quest’azienda vanta un invidiabile portafoglio ordini, acquisito sia in Italia che all’estero, lo dobbiamo indubbiamente alla capacità del suo gruppo dirigente ma anche ad una parte di sindacato, che in passato, responsabilmente, ha creduto nel suo rilancio attraverso una maggiore efficienza e competitività”.

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