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L’analisi degli incidenti sulle strade provinciali: gli autovelox sono davvero nei punti più pericolosi?

Il MoVimento 5 Stelle ha comparato i dati dell'Ufficio Statistico Regionale, Melis: "Siamo sicuri che non si voglia solo fare cassa?"

Provincia. “L’installazione dei nuovi velox sulle strade provinciali per ragioni legate alla sicurezza? Non è vero, servono solo per far cassa”. Lo sostiene il MoVimento 5 Stelle regionale per bocca del consigliere Andrea Melis, che con dati e numeri degli incidenti nelle zone “incriminate” tenta di dimostrare questa tesi: a testimoniare che i tratti scelti per installare i nuovi rilevatori di velocità non sarebbero più pericolosi di altri, come invece sostenuto a suo tempo dalla Provincia di Savona, sarebbero i dati raccolti dall’Ufficio Statistico Regionale.

L’analisi ha riguardato la provinciale del Colle di Cadibona, nel tratto savonese e di Altare, la strada provinciale 28 bis nel comune di Cosseria e la strada provinciale 42 che collega San Giuseppe e Cengio, oltre alla strada provinciale 6 Albenga-Villanova. Due premesse: il punto esatto dello schianto è disponibile per la maggior parte dei sinistri ma non per tutti, e i numeri del 2017 sono ancora provvisori.

Stando ai dati, nel tratto savonese della Sp29 si sono verificati 9 incidenti nel 2013 (nessuno mortale), 11 nel 2014 (un morto, il motociclista Luca Calderan, il 26 aprile), 10 nel 2015 (un morto, Francesco Carbone, anche lui motociclista, il 16 luglio), solo tre nel 2016 e cinque nel 2017 (tutti senza vittime). Di tutti questi però soltanto uno è avvenuto esattamente nel tratto su cui “veglia” l’occhio elettronico, il 9 aprile 2017, al km 149+500. Nessun incidente invece all’altezza del secondo apparecchio, al km 147+300.

Per quanto riguarda il tratto di Altare, invece, gli incidenti totali in cinque anni sono 25 (otto nel 2013, tre nel 2014, cinque nel 2016, sette nel 2016 e due nel 2017): in uno solo si è registrata una vittima (l’avvocato Lucio Colantuoni, il 7 gennaio 2016) e nessuno è avvenuto al km 140+600, dove ora è installato il rilevatore di velocità.

Ad Albenga, sulla Sp6 tra Casanova Lerrone e Passo del Cesio, gli incidenti in totale sono stati 26: due i morti, entrambi nel 2015 (i giovani Ismal Ramach il 17 gennaio e Christian Pace il 13 luglio). A Cosseria, gli incidenti rilevati sulla Sp28bis tra il 2013 e il 2017 sono stati in totale dieci (di cui 4 nel 2014, due nel 2013 e 2015 e uno all’anno negli ultimi due anni), tutti non mortali. Niente vittime anche sulla Sp42 San Giuseppe-Cengio, dove gli incidenti in cinque anni sono stati solamente due (nel giugno 2013 e nell’agosto 2015). Una costante accomuna tutti questi dati: nessun sinistro sembra essere avvenuto nei punti in cui sono stati posizionati gli apparecchi (Km 2+100 o km 3+987 sulla Sp42, km 4+355 e zona San Fedele-Lusignano sulla provinciale ingauna).

Riassumendo, dunque, in totale soltanto un incidente (quello del 9 aprile 2017 sul Cadibona) sui 101 totali sarebbe avvenuto proprio davanti all’occhio elettronico. Una percentuale dello 0,99% che ha scatenato i dubbi del consigliere regionale Andrea Melis: “Stante i dati siamo sicuri che si voglia con questo garantire la sicurezza e non invece fare cassa su macchine e moto? Perché non fare un ragionamento sulla sicurezza valutando altri strumenti compatibili per ridurre la velocità ma che non necessariamente vedano emettere sanzioni?“.

In effetti l’installazione degli autovelox da parte della Provincia, a suo tempo, scatenò una ridda di polemiche i cui strascichi durarono per mesi e coinvolsero anche alcuni sindaci del territorio. Va anche detto, però, che l’idea alla base dell’installazione dei rilevatori è quella di costringere gli automobilisti a moderare la velocità in un determinato tratto, e non solo esattamente nel punto sorvegliato dall’obiettivo. Proviamo dunque a ragionare in questo modo ampliando il “raggio”, considerando ossia non solo gli incidenti avvenuti esattamente in corrispondenza degli attuali rivelatori, ma anche quelli vicini.

Sulla provinciale del Cadibona sono 14 i sinistri verificatisi a meno di 500 metri di distanza da dove oggi si trovano i velox, 13 (su 38) nel tratto savonese e uno (su 10) in quello di Altare. Quest’ultimo continua dunque ad apparire poco giustificato, mentre i primi due acquistano maggiore senso se consideriamo anche che ulteriori 7 incidenti sono avvenuti nel tratto in mezzo ai due apparecchi (nel quale, possiamo presumere, gli automobilisti oggi continueranno a procedere a velocità ridotta). Oltretutto nel 2015 ben 8 sinistri su 10 sono avvenuti tra i due velox, fattore che potrebbe aver influito sulla scelta (che è stata fatta nel corso del 2017, quando probabilmente i dati del 2015 erano gli ultimi “definitivi”).

I due rilevatori sulla Sp42 San Giuseppe-Cengio invece non sembrano giustificati dai numeri: come abbiamo detto si sono registrati soltanto due incidenti, e solo uno di questi è avvenuto in mezzo ai due apparecchi (comunque a più di mezzo chilometro di distanza). Impossibile fare ragionamenti approfonditi (per carenza di dati precisi) sul velobox di Cosseria e sui due apparecchi di Albenga (dove comunque, va detto, almeno tre sinistri sono avvenuti sicuramente entro 300 metri dai punti scelti).

Anche ragionando in modo più esteso, dunque, soltanto i due autovelox nel tratto savonese del Cadibona sembrano poter essere in qualche modo supportati da statistiche certe. Ma il ragionamento di Melis è più profondo: “E’ sacrosanto migliorare la sicurezza e ridurre il numero di incidenti – afferma il pentastellato – ma se partissimo da  questo aspetto allora dovremmo vedere asfaltate le strade in modo dignitoso, con una segnaletica orizzontale e verticale ben visibile e strumenti di segnalamento sui pericoli posizionati correttamente. La carenza dei fondi non può essere necessariamente scaricata sugli utenti che peraltro già pagano le tasse con cui dovrebbero essere realizzate tutte le opere necessarie”.

Commenti

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  1. sudor
    Scritto da sudor

    Per dire ‘ste cose il Melis deve aver preso già un sacco di multe……..