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Laigueglia, il 4 aprile si celebra il 101^ anniversario dell’affondamento del piroscafo Ravenna foto

Davanti a Capo Mele di Laigueglia

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Laigueglia. Ricorre domani, mercoledì 4 aprile, il 101^ anniversario dell’affondamento del piroscafo Ravenna davanti a Capo Mele di Laigueglia.

Il piroscafo “postale” Ravenna fu impostato nel 1899 sugli scali del cantiere N.Odero & C. di Genova Foce. Immatricolato dalla Società di Navigazione a vapore “Società Italia”, aveva una stazza lorda di 4.250 tonnellate e una stazza netta di 2.690 tonnellate, una forza di 4 mila cavalli e velocità a tiraggio normale di 13 nodi grazie ad una macchina a motore a triplice espansione ed una sola elica. Le dimensioni erano 110.7 metri di lunghezza per 13.28 metri di larghezza e 8.33 metri di altezza ed era armato con due cannoni 76/40 Armstrong.

Varato il 2 marzo 1902, il viaggio inaugurale fu sulla rotta Genova-Plata (Argentina). Gli alloggi di prima classe potevano contenere una cinquantina di persone, concentrate nella tuga centrale, mentre nei cameroni per emigranti vi era posto per millenovecento passeggeri; l’equipaggio era composto da una settantina di marinai. Nel 1903 navigò sulla rotta Genova – Napoli – New-York; fece tre viaggi e al ritorno da uno di questi perdette l’elica al largo di Algeri e dovette essere rimorchiata a Gibilterra da una nave appartenente a una compagnia inglese.

Dopo l’incidente, il piroscafo continuò a fare viaggi sulla rotta del Sudamerica, includendo anche gli scali di Rio e di Santos.

Requisita durante la guerra di Libia, la “Ravenna” trasportò materiali militari tra Napoli e Tripoli dall’ottobre del 1911 a marzo del 1912. Nel 1916 venne nuovamente requisita ed effettuò il trasporto truppe per l’Albania. Tornata al servizio civile, durante un viaggio di ritorno dal Sudamerica, il 4 aprile 1917, mentre stava navigando vicino a Capo Mele in direzione Genova, fu silurata dal sottomarino austro-tedesco U-52 del comandante Hans. Il carico era composto da sessantamila quintali di lana greggia, trentumila di sego, cavalli e macchinari agricoli. Oltre alla merce, che si trovava nelle stive di prua, la “Ravenna” aveva a bordo un contingente di riservisti, figli di italiani residenti in Argentina, che erano alloggiati nelle stive di poppa convenientemente sistemate.

Dai racconti dei testimoni, il siluramento avvenne verso le 9.30, la nave che viaggiava in direzione nord a 2,5 miglia al largo di Capo Mele, di fronte al Santuario di Nostra Signora delle Penne, proprio al momento di virare, fu avvistato un siluro lanciato da un sommergibile, che si avvicinava in emersione provenendo dall’isola Gallinara. L’ordigno colpì la nave a poppa, vicino alle stive, e la fermò di colpo. Attraverso lo squarcio nelle lamiere provocato dal siluro, l’acqua invase le stive e la prua si alzò alta verso il cielo. La “Ravenna” raggiunse una posizione verticale e quindi si inabissò velocemente di poppa.

L’affondamento fu rapidissimo: appena il tempo di mettere in mare le scialuppe e chi non vi trovò posto dovette stare a galla nuotando.

La costa distava solo tre miglia, per cui tutti i pescatori di Laigueglia e Alassio portarono aiuto ai naufraghi. Poche ore dopo erano quasi tutti in salvo sulla spiaggia di Laigueglia e il Comandante si trovava nella locale Regia Delegazione di Porto a colloquio con il sott’ufficiale Maccaroni per la deposizione circa l’avvenuto affondamento e per il disbrigo di tutte le pratiche. Le vittime furono sei, cinque passeggeri e un marinaio. Nel 1930, sulla “Ravenna” iniziarono i lavori per il recupero del carico. I palombari della Sorima, imbarcati sulla nave “Rostro”, usarono le mine elettriche per aprire lo scafo. Il valore di quanto recuperarono fu di dieci milioni di lire dell’epoca.

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